Corriere Canadese

Il nostro articolo pubblicato lunedì sul Cafone in chief  riferito a Donald Trump ha fatto discutere. Abbiamo ricevuto numerosi commenti e molte reazioni. Tra queste, ci fa piacere ospitare la presa di posizione molto critica di Rocco Galati. Nell’edizione di domani pubblicheremo la nostra risposta.


 
TORONTO - Ho letto con sgomento, disgusto e vero disprezzo l’editoriale del 20 marzo, 2017 che faceva riferimento al comportamento “cafonesco” (“da contadino incolto”) del “Cafone-in-Chief”.   Il motivo della mia reazione è appunto l’atteggiamento del suo giornale nel deliziare su questa frase coniata dal Sig. Zucconi.
Da persona nata contadina in Calabria nel 1959, io, come del resto tutti noi provenienti dal sud d’Italia siamo venuti a conoscere fin troppo bene, a cominciare con gli insegnanti delle scuole elementari in Calabria, l’origine e l’uso moderno della parola “cafone” [propriamente “zotico”] che nel contesto della lingua italiana viene utilizzato come una parola dispregiativa, come ad esempio la parola “Terrone”, per i cosiddetti italiani del nord è usata verso di meridionali in modo semplicemente denigratorio
La mia attuale occupazione di avvocato costituzionale non diminuisce il mio orgoglio per le mie radici contadine, per la famiglia, e la cultura.  Inoltre, l’uso di un insulto razzista, in italiano, che storicamente fa riferimento all’oppressione degli  italiani del sud è una pratica che non è né “colta”, né “raffinata”, come dice il suo articolo, ma è rivelatrice.
È chiaro a questo colto “Cafone” che, sia quel deficiente di Zucconi, che il signor Volpe, ovviamente, hanno più in comune con Trump di quanto consapevolmente vorrebbero ammettere, o dichiarare. Forse è per questo motivo che [Trump] le dà tanto fastidio. Per me, Trump è solamente un altro inetto, incapace uomo politico che è riuscito ad accedere alla più alta carica.  In fondo, egli non è l’unico nella storia [a comportarsi così] e avvolgerlo nell’espressione italiana di “cafone” è incomprensibile e offensivo per noi.  [Dopo di tutto, chi ha mai chiamato Berlusconi “cafone”?].
Per un giornalista italiano, far riferimento storico a questa espressione è ripugnante e imperdonabile. Che un giornale italo-canadese i cui lettori sono in maggioranza probabilmente “Cafoni”, non è giustificabile, sia per i nostri genitori defunti,  che per i nostri nipoti.
Mi domando: avreste avuto la stessa reazione ed approvato l’editoriale, se Mr. Zucconi avesse usato, nel contesto americano, la parola “minstrel” con la parola - “N…” davanti?
Dovete chiedere scusa ai vostri lettori! Nient’altro può ristabilire l’integrità e l’affidabilità del vostro giornale.
Vorrei anche suggerire delle sessioni di psicoterapia sia per il signor Zucconi, che per lei, Sig. Volpe.
 
Rocco Galati è un noto avvocato costituzionalista di Toronto

More articles from this author