Corriere Canadese

Stephanie Rizzo
 
Toronto - “Conosci la terra dei limoni in fiore, dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure, dal cielo azzurro spira un mite vento, quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, la conosci forse? Laggiù, laggiù io andare vorrei con te, o amato mio!”- Wolfgang Goethe.
Nella rubrica di ieri abbiamo analizzato la storia della bellissima e suggestiva città di Taormina in cui si terrà tra pochi giorni il vertice del G7. Oggi, per ampliare lo scenario in cui il primo ministro canadese Justin Trudeau e gli altri sei principali leader mondiali si incontreranno per il summit, andrò a trattare il capoluogo di provincia a cui Taormina appartiene. Per fare questo, mi sono fatta aiutare da una citazione che il poeta e scrittore tedesco ha usato nel definire la cosiddetta città dello Stretto, Messina.
Da ogni parte del litorale messinese, la visione mozzafiato della Calabria che si staglia all’orizzonte provoca sempre una certa emozione per chi si trova ad ammirarla. Emozione non solo causata dalla bellezza paesaggistica di fronte alla quale ci si trova, ma è anche un’emozione legata a quel sentimento di wanderlust (dal tedesco, “forte desiderio di viaggiare ed esplorare”) che è insito in ognuno di noi.
E se contestualizziamo questo particolare sentimento indietro di qualche decennio, possiamo solo immaginare come gli isolani guardavano a questo panorama immaginando e fantasticando su ciò che si trovava dall’altra parte, “nu cuntinenti”.
Ricordo che proprio mio padre mi fece riflettere su questo aspetto durante uno dei nostri viaggi in macchina. Dal parapetto del traghetto, mi spiegò l’emozione che provava da bambino nell’attraversare quelle acque, l’adrenalina dell’avventura e quella di sentirsi parte di una realtà diversa e ben più grande di quella presente sull’isola. L’adrenalina di assaporare “l’aria del continente”.
Per anni si è parlato della possibile costruzione di un ponte che collegasse la Sicilia alla Calabria. Vari progetti sono stati avanzati, ma per vari motivi non si è mai concretizzato. La ragione principale (a parte quella dei “piccioli” che nella mia bella terra purtroppo scarseggiano) è la vulnerabilità sismica alla quale Messina è soggetta.
Città anch’essa di origine greca, nella sua storia ha subito due devastanti terremoti che hanno messo in ginocchio la popolazione, di cui l’ultimo, avvenuto nel 1908, è stato seguito da un violente maremoto. Per la sua irruenza e devastazione, questo evento è stato considerato come uno degli più catastrofici del XX secolo.
Queste calamità hanno messo in ginocchio la popolazione di Messina, tuttavia, un po’ come simbolo di tutta la popolazione siciliana, si sono rialzati come sempre si rialza il popolo siciliano. 
Dopo ogni evento negativo, di qualunque genere esso sia, i siciliani si sono piegati, ma mai spezzati. Hanno e continuano ad avere la forza di rialzarsi.
Oggi Messina è una città vibrante, piena di tradizioni e di vita. Si assapora nell’aria, camminando per le sue incantevoli stradine e ammirando le meravigliose chiese che la caratterizzano.
E chissà se, in fondo, l’impossibilità di costruire il ponte - un collegamento diretto con la terra ferma - non sia proprio dato dalla natura intrinseca della Sicilia di mantenere gelosamente “isolata” la sua unicità e bellezza.