Corriere Canadese

TORONTO - È troppo facile cadere in preda alla pigrizia intellettuale ispirata dalla Presidenza Trump. E altrettanto troppo venire fuori con banali osservazioni sulla sua competenza nell’impresa (discutibile), su "cosa ci ha trascinato a votare per lui" (alcuni ammettono ancora che lo hanno fatto), sulla sua confusione su questioni importanti per il bene collettivo (gli interessa veramente?) sui risultati della sua megalomania petulante (questo sì che gli importa!).
Nazioni e Leaders spesso dipinti come violenti, ora lo sembrano un po’ meno nel contesto del vuoto visto della guida americana. E la Leadership, tra gli altri privilegi e responsabilità conferiti a quelli che la esercitano, comporta l’obbligo di identificare ciò che è moralmente giusto, promuoverlo e scoraggiare ciò che è chiaramente sbagliato.
Questo non è un ragionamento partigiano. 
Riflettiamo per un momento sui problemi della Chiesa Cattolica, chiacchierata per la nota e reale intransigenza di fronte agli abusi documentati. 
O le condanne accumulate addosso alle società musulmane perché i leader religiosi islamici sembrano incapaci o indesiderosi di ammettere il comportamento violento di alcuni dei loro credenti.
Chi poteva immaginare che nel bel mezzo di una "crisi mondiale con implicazioni nucleari", l’uomo con la responsabilità più cruciale nel risolverla non avrebbe la capacità di vedere il marcio spuntare sotto i propri piedi? Che non avrebbe la capacità di cogliere l’attimo e di agire decisamente in casa propria, dove i cittadini vogliono capire il fine collettivo e strategico progettato dal vertice?
Ed invece, solo brontolii sottovoce e incomprensibili che sostengono gli aggressori e si aggiungono alla mancanza di rispetto delle vittime, individualmente e collettivamente.
Sì, le parole hanno importanza. Ma il silenzio conta altrettanto come ciò che si dice. Anche il "pistolero-capo" dovrebbe saperlo. Il "silenzio" di Donald Trump parla copiosamente.
Sul palcoscenico mondiale, la Cina pronuncia già la frase più significativa inerente alla "crisi" nordcoreana: “saremo a fianco del nostro alleato se l’America attacca per prima”; se la Corea del Nord precederà un attacco americano, lo farà sapendo che la Cina la lascerà in balia del proprio destino.
Donald Trump preferisce "Fuoco e Furia", frasi ripetitive iperboliche e dichiarazioni rassicuranti – è evidente il mio sarcasmo – una frase minacciosa del tipo “Pronti e Carichi!!" per dimostrare di fare sul serio.
Restando a casa propria - Charlottesville, Virginia - la Casa Bianca (si riferisce al Presidente) non è in grado di identificare il pericolo rappresentato dalle fazioni estremiste all’interno della società americana, che non esitano a dimostrarlo ad ogni occasione.
Un morto, sedici feriti, in una città universitaria di 50.000 abitanti, che cerca di progredire, secondo ogni criterio obiettivo, dove 1.000 elementi tra polizia e forze di sicurezza, hanno trascorso settimane a prepararsi per il peggio.
Una nazione che ad ogni giorno che passa sta emergendo come una società divisa tra lotte razziali e religiose e dall’altro lato nessuna leadership che colmi il crescente abisso tra i cittadini.
Benvenuti nell’America di Trump. 
Varranno la pena una guerra nucleare contro la Corea del Nord e le centinaia di migliaia di vite che verranno distrutte, per proteggerla.
 
 
 
TORONTO - Il viaggio dal Canada in Italia è un’esperienza unica. Per il turista comune l’Italia  offre  il meglio: dall'immenso, incomparabile patrimonio d’arte dai primi Italici, Greci, Romani  attraverso il medioevo ed il trionfo del rinascimento fino ai nostri giorni. L’Italia offre inoltre paesaggi di incomparabile bellezza, e naturalmente  un popolo accogliente, amichevole e per molti versi generoso.
Per chi viene in Italia con interessi professionali e con l’intento di aggiornarsi sulla vita e sulle vicende dell’Italia di oggi, il viaggio può  serbare sorprese per  vive la realtà canadese. Basta leggere i giornali qualunque giorno della settimana. Sembra la stessa storia con personaggi diversi, una infinita filastrocca.
In Canada il governo ha approvato la legge per facilitare l’acquisto della cittadinanza. Il primo Ministro Trudeau ha dichiarato che: “Un cittadino è cittadino per sempre”. Nessun dramma.
Il problema  cruciale dell’Italia, sul quale si giocano le sorti del traballante governo è il ius soli, che significa semplicemente che chi nasce in un paese ha diritto alla cittadinanza. Cosa normale in Canada ed in molti altri paesi.
Non in Italia. Le prime pagine giornali mostrano donne immigrate, scampate al naufragio incinte con pancione portatrici di futuri potenziali cattivi soggetti, una  minaccia per il futuro dell’Italia dove tutto è intricate, complesso e talora incomprensibile per i canadesi.
Da noi il partito che  vince le elezioni forma il governo gli altri partiti sono all’opposizione (definita “leale”). 
Dal 2014, in Italia 300 parlamentari hanno cambiato casacca spostandosi da un partito all’altro, per “coerenza e chiarezza”, come dicono ma mai per opportunismo. Tutti idealisti.
Il governo  ha presentato la legge per  regolare il ius soli. La legge non piace ad un piccolo partito che fa parte della maggioranza,  già transfuga dal partito di Berlusconi   Forza Italia.
Anzi un ministro, tale Costa ha dichiarato che avrebbe votato contro il governo di cui fa parte.
Dopo qualche giorno, per “coerenza e chiarezza” ha lasciato il governo ed è passato armi e bagagli al partito di Berlusconi che “per chiarezza e coerenza” aveva abbandonato quando Berlusconi era nei guai ed il suo partito in   declino. Stessa cosa ha fatto un sottosegretario.
Evento straordinario è stata la condanna con pene severe di una banda di criminali che hanno imperversato nel Comune di  Roma per decenni.
I giornali gridano al miracolo perché la magistratura, notoria per la pachidermica  lentezza, ha impiegato solo tre anni per concludere il processo (di primo grado).
In Italia si può fare ricorso alla corte di appello ed infine alla Corte di Cassazione. A tal punto sono passati cinque anni e sopravviene la provvidenziale prescrizione  facendo felici e contenti  tutti i condannati alla barba dei cittadini onesti.
Stesso giorno,stessi giornali. Il terremoto di Amatrice sollevò tanta commozione nel mondo. Anche noi offrimmo il nostro modesto contributo di solidarietà umana. Pensava ad altro  però l’imprenditore Giustino Giuseppe.
Intercettato dai carabinieri nei giorni dopo il terremoto. Se la rideva con un compare. 
Ora si che faranno soldi con gli appalti  truccati. Per la ricostruzione Ridere sui morti, sul dolore dei sopravvissuti su una tragedia immane  è disgustoso. Ma i due “compari” non sono gli unici sciacalli.  
Dieci funzionari  della Regione sono stati arrestati (arresti domiciliari) e 25 sono indagati per gare di appalto truccate. In Cambio di mazzette (bribes) Intanto a Roma 70 managers del Comune  su 190 sono indagati per illeciti e mazzette.
Troppe notizie per una giornata? No. Infatti in tutta la penisola per il caldo estremo sono scoppiati incendi di cui alcuni dolosi, provocati da  gruppi che di routine vengono definiti mafiosi. Dietro tanti incendi si nascondono ben altri  sporchi interessi di speculatori di ogni risma. 
La risposta delle “istituzioni”? La solita.
Il governo fa una legge (decreto) per applicare pene più dure ai piromani. Il Capo della protezione civile  ha  fatto notare che: “Sono battaglie fumose, tra inefficienza della pubblica amministrazione, quasi nulle le risorse per evitare i roghi”.
Tra corruzione rampante ,tra criminalità diffusa, tra inutili  battaglie di un sistema politica screditato che non riesce a fare una legge elettorale, diamo un consigli a chi intraprende un viaggio in Italia. Venite come turisti e godetevi il “Bel Paese”. È meraviglioso.
 
Odoardo Di Santo è un componente del Comites. In passato, è stato mpp nelle fila dell’Ndp
 
TORONTO - Il governo Canadese, venerdì scorso ha ufficialmente chiesto scusa ad Omar Khadr per il ruolo svolto dai servizi di sicurezza canadesi negli abusi da lui sofferti

TORONTO - Per moltissimi aspetti, il Canada è un Paese meraviglioso. Non c’è bisogno di elencarli come avrebbe potuto fare Elizabeth Browning con uno stile nettamente migliore di quello che potrei offrire io.
Però, così come con tutte le cose che amiamo, dobbiamo alimentare ciò che noi ci prefiggiamo di lasciare come lascito. Lo scrittore Aldous Huxley lo ha espresso meglio: “La vigilanza eterna non è solo il prezzo della libertà; la vigilanza eterna è il prezzo della decenza umana”.

TORONTO - La festa nazionale canadese, nel centocinquantesimo anniversario è stata celebrata in sottotono, come è nel carattere di questo popolo.  Nella città di Toronto ho partecipato alle celebrazioni ad Amesbury Park, piacevolmente sorpreso perché fino a venti anni fa la festa era soprattutto una festa di italo-canadesi che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione locale.
A parte gli organizzatori volontari ora mi è stato difficile  trovare italo-canadesi. La folla multicolore e multirazziale di immigrati di ogni parte del mondo dava un’idea plastica di quello che una volta veniva definito il “Mosaico” canadese.
Il Canada del 2017 è un altro paese, molto diverso da quello del 1967, quando giunsi a Toronto. Expo 67 a Montreal offriva l’immagine di un paese giovane, ottimista, ma soprattutto nuovo, lanciato verso un futuro  esuberante e radioso.
Expo colpì la mia immaginazione come pure quella degli europei che a dir il vero sapevano poco del Canada anche perché raramente trovava posto sulle prime pagine dei giornali. Personalmente ne avevo un’idea vaga e provinciale che confesso con rammarico. Mio padre a sedici anni, nel 1923 era immigrato in Canada, a Saint Thomas, nella contea di Essex, con l’intento di raggiungere suo padre da cui ho preso il nome, negli USA. Sfortunatamente il Presidente americano Harding, antesignano di Trump, proprio quell’anno aveva chiuso l’immigrazione.
Mio padre prima di entrare illegalmente negli Usa fu ospite per qualche tempo di una famiglia di farmers, di cui aveva un gradito ricordo, perché lo trattavano come un figlio. Tutto qui. Per il resto si aveva  notizie dagli immigrati, quando scrivevano alle famiglie lasciate in Italia per informarle delle loro condizioni di vita.
A Roma si conosceva il Canada come un paese la cui principale caratteristica era il lungo inverno, ed il freddo polare. Conoscemmo con ammirazione il Primo Ministro Canadese, Lester Pearson, quando gli fu  conferito il premio Nobel per la pace, per aver bloccato l’aggressione dei Francesi e degli Inglesi all’Egitto e soprattutto per aver contribuito a convincere l’ONU a formare il Corpo per la Pace (peace corps), una decisione che infervorò le fantasie dei giovani idealisti di tutto il mondo amanti della pace.
Nel 1967, il paese stava cambiando. Erano ancora vivi i racconti degli immigrati che erano venuti negli anni cinquanta, subito dopo la guerra, incappati inconsapevolmente in un dilemma di cui erano innocenti spettatori e talora vittime.
Da una parte il governo canadese aveva adottato la politica di incoraggiare l’immigrazione di manodopera per sostenere il boom economico esploso vigorosamente dopo gli anni della depressione e della guerra.
D’altra parte la società canadese  si trovò all’improvviso di fronte a enormi  masse di gente sconosciuta che parlavano lingue diverse, con costumi diversi, tra cui moltissimi come gli italiani che venivano da un paese contro il quale i canadesi avevano combattuto una dura guerra lasciando  migliaia  di figli morti sui campi di battaglia come testimoniano i cimiteri di Cassino e di Ortona.
Per molti canadesi i nuovi arrivati italiani erano “aliens” cioè stranieri, estranei ed erano malvisti. 
Nel 1967 erano fresche le memorie di italiani che raccontavano come la polizia li disperdeva su College street quando, di domenica si radunavano per discutere animatamente di calcio, la nostra passione indomita, mentre la polizia aveva l’impressione di assistere ad una sommossa.
Erano numerosi i canadesi che vedevano gli italiani ancora come nemici, come testimonia l’editore del Corriere Canadese  l’On. Joe Volpe che, giovane appena giunto in Canada, tutte le sere  doveva sorbirsi, con sbigottimento, le rampogne contro gli italiani del vicino di casa, un reduce che era stato ferito in Italia durante la guerra.
Si cominciava a parlare di bilinguismo e biculturalismo, soprattutto per sopire il Quebec.
Poi  la storia cambiò per il meglio. Trudeau abbracciò il multiculturalismo che promuoveva l’integrazione degli immigrati nel mosaico canadese, che veniva  arricchito dalle culture dei paesi di provenienza, mentre, allo stesso tempo favoriva l’inserimento e la partecipazione  nella vita del paese  con  laboriosità, ingegnosità e impegno,  nel rispetto dei valori condivisi.
Il Canada del 2017, come ha affermato il presidente della repubblica Italiana Sergio Mattarella è oggi un simbolo ed un  esempio da imitare, in un mondo dove i rigurgiti nazionalistici e populisti creano profonde divisioni e odi. 
Il Canada con il Charter of Rights da a tutti i cittadini il diritto all’uguaglianza. È un paese  dove l’accoglienza dei rifugiati e delle persone che fuggono dalla guerre e dall’oppressione non è vana retorica.
Il Canada lo scorso mese ha cambiato la legge per rendere più facile l’acquisto della cittadinanza, dove chi nasce i Canada è cittadino canadese, mentre in Italia è in corso una odiosa campagna per negare la cittadinanza a i bambini nati sul suolo italiano. Per il Canada il ius soli è un diritto inalienabile. 
Immigrati e figli di immigrati occupano posizioni importanti in tutti i gangli vitali della società. Il Canada è paese che sa superare  le immancabili crisi, con serietà, con senso pratico e con democratico rispetto dei cittadini.
Il Globe and Mail, sabato scorso, Canada Day, ha titolato su tutta la pagina: “I tempi buoni sono tornati” (Good times are back). Sono d’accordo.
Il Canada dal 1967 è cambiato per il meglio. È un paese dove sono felice di essere immigrato nel 1967.