Corriere Canadese

TORONTO - Iniquo, macchinoso, troppo legato alla conoscenza di una delle lingue ufficiali, incapace di dare risposte concrete alle esigenze del mondo del lavoro. Il sistema dell'immigrazione canadese, stravolto durante i nove anni di governo conservatore, continua ancora oggi a mostrare tutti i suoi limiti, tutte le sue pecche, specialmente nell'Express Entry. Il Corriere Canadese per anni ha denunciato i limiti del sistema, la mancanza di equilibrio, il bisogno di modificare profondamente i requisiti richiesti per la conoscenza dell'inglese e del francese e l'assurdo sistema a punti che premia i lavoratori altamente qualificati quando qui in Canada abbiamo bisogno soprattutto di manodopera specializzata nei mestieri manuali.
Ognuno si sceglie i propri maestri. A sud del confine il presidente americano Donald Trump, che tra scandali, Russiagate, riforme promesse e non realizzate, licenziamenti a catena alla Casa Bianca e tweet deliranti sta mettendo in pericolo la tenuta democratica degli Stati Uniti, ha pensato bene di mettere le mani anche nel settore dell'immigrazione. Presentando una riforma che mette grande enfasi sulla conoscenza della lingua inglese e che prevede un sistema a punti per chi vuole emigrare negli States. Tutti gli analisti e buona parte della classe politica americana hanno già definito la riforma anticostituzionale, sottolineando come sicuramente non passerà.
Stephen Miller, consigliere del presidente, ha ammesso che Trump si è ispirato ai sistemi dell'immigrazione presenti in Canada e in Australia. 
Insomma, se c'era bisogno di un ultimo sigillo, di un'ultima controprova  del fatto che il nostro sistema dell'immigrazione fosse fallimentare, ecco che lo abbiamo finalmente ricevuto: siamo stati il modello della riforma partorita dalla testa di Trump.
Negli Stati Uniti, però, in via preventiva la riforma è già stata bocciata. Noi qui in Canada, abbiamo dovuto subircela per tanto tempo, mentre l'attuale governo non ha ancora trovato un modo per scardinarla e sostituirla con un sistema più equo, più flessibile e maggiormente ricettivo delle esigenze del mondo del lavoro. 
 
editoriale
La trustee alla fine accetta
la sua sconfitta
TORONTO - Il fiduciario scolastico dello York Region District School Board, Elgie alla fine ha ceduto ed ha “accettato la sua sconfitta”. Si è dimessa nel modo più pubblico e contrito - una video clip di 9 minuti postata online.
 
In una “gentile [politicamente corretta] società" come la nostra, non poteva esserci nessuna altra decisione. Se le scuse fossero state fatte subito dopo l’offesa forse non sarebbero state necessarie le dimissioni. Non lo sapremo mai.
 
Quello che sappiamo è che i colleghi trustee e il direttore del Provveditorato alla Pubblica Istruzione sono rimasti in silenzio quando la questione è stata portata alla loro attenzione. Il comportamento del direttore nella vicenda, in particolare, è stato discutibile.
 
Quelli ex colleghi del Board di Ms. Elgie sono stati (e rimangono) probabilmente complici con il loro silenzio; ora stanno salendo. Anche i politici provinciali adesso vogliono dire la loro.
 
Forse imbarazzati, comunque, tutti stanno sperando che la questione sarà presto dimenticata.
 
 L’affronto collettivo alla dignità delle persone sotto la loro protezione non dovrebbe essere così facilmente erogato. È ancora lì.
 
Solo le azioni persistenti da parte di genitori che non avrebbero tollerato il maltrattamento dei propri figli da parte di un ente finanziato dal pubblico hanno infine risvegliato un senso di responsabilità. Non avrebbe dovuto essere necessario arrivare a questo punto.
 
Il Premier e il Ministro della Pubblica Istruzione  si sono presi il loro tempo nella creazione di un “processo di revisione” del Board per verificare se è stato conforme con il suo mandato legislativo.
 
Va bene. Però, adesso la decisione della Elgie non dovrebbe servire come semplice distrazione per l’uno o ‘altro.
 
Hanno una scopa in mano. Che la usino e facciano piazza pulita.
TORONTO - Sembra che il Ministro dell’Istruzione Pubblica rimanga dubbioso sul fatto che lo York Region District School Board (YRDSB) sia serio nel voler affrontare le questioni di discriminazione e diritti umani.

TORONTO - Nancy Elgie, trustee del Board of Education della Regione di York, si è trovata nel mezzo di una controversia dai contorni razzisti in un Board che l’avvocato Selwin Pieters che è stato attivo in molti casi di human rights nella regione, dopo l’incidente ha descritto il Board of Education di York come “un bastione di razzismo”.
Nancy Elgie ha commesso il reato mentre Charline Grant, madre di tre ragazzi veniva intervistata dalla televisione perchè aveva esposto denuncia la Tribunale degli Human Rights, per episodi di razzismo di cui era stato vittima il figlio maggiore.
Nancy Elgie ha pronunciato la parola: “N”, l’epiteto più dispregiativo della cultura razzista dal tempo degli schiavi, come magistralmente descritto da Lawrence Hill, nel suo ‘Book of Negroes’. Nessuna scusa. Ogni forma di razzismo è inaccettabile.
Nancy Elgie ha riconosciuto il suo errore, senza se e senza ma, come ha riferito il Corriere Canadese di martedì scorso. “Non ci sono scuse per quello che ho detto... Mi sono sentita affranta e mi sono profondamente vergognata di aver detto qualcosa di cosi doloroso, anche se involontariamente e cosi estraneo ai valori che ho avuto per tutta la vita”.
Cosi ha scritto  facendo le scuse alla signora Grant e successivamente al pubblico. Si è anche detta consapevole che le sue parole possono rafforzare il razzismo. Il Board of Education di  York  è purtroppo tristemente famoso per controversie a sfondo razzistico.
I genitori, esasperati, hanno chiesto le dimissioni della trustee ed hanno iniziato una petizione per chiederne le dimissioni. Come hanno tutto il diritto di fare.
Per Nancy Elgie, una donna di 82 anni,  è stata una esperienza traumatica. Lei stessa lo ha ammesso accettando la colpa senza attenuanti. Ha inferto sofferenza a tante famiglie ed ha sofferto per il suo errore.
Nancy Elgie tuttavia non è una razzista. È stata tutta la vita dalla parte giusta. Come psicologa per bambini ha avuto esperienza con pazienti di ogni nazionalità. Come ha detto il figlio Stewart, professore di legge all’Università di Ottawa: ”la notiza è stato uno shock, perchè mia madre ha combattuto il razzismo tutta la vita, come può attestare chi  la conosce”.
Il che risponde a verità. A fianco del marito, il Ministro Robert Elgie, ha  sostenuto i più deboli nella nostra società, sia che si trattasse dei lavoratori infortunati, sia che si per rafforzare la commissione degli Human Rights.
È trustee per impegno civile,  non per carriera, ad 82 anni.
Ha commesso un errore inescusabile. Lo ha riconosciuto ed ha chiesto scusa alla signora Grant e al pubblico.  Si spera che  l’episodio sia di sprone per sradicare la piaga del razzismo.
Deve essere punita ulteriormente? Non basta la umiliazione pubblica subita? Non ha diritto alle attenuanti, praticate comunemente nelle corti? Chi sbaglia deve pagare, ma quale è il limite della punizione? Queste sono domande che dovremmo porci.
Il vangelo ricorda che Gesù a chi voleva lapidare una donna peccatrice intimò: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”;  come pure disse che “anche l’uomo giusto pecca settanta volte sette al giorno”.
 
TORONTO - Il titolo del Corriere Canadese di ieri “Canada e Messico convocati da Trump”, illustrato dalla stupenda vignetta di Ynot, sintetizza cio’ che i governi di tutto il mondo, i giornali e i media cercano di capire  e  di interpretare con profluvi di parole.
La dottrina di Trump riassunta nel belligerante discorso inaugurale nello slogan: ”America first” gridato ai quattro venti, ha proclamato senza mezzi termini che c’e’ un nuovo sceriffo a Washington che detta legge … e non e’ quello buono.
Il messaggio del nuovo inquilino della Casa Bianca e’ una  minaccia ai leaders di tutti i paesi del mondo. Un messaggio chiaro ed inequivocabile
“Noi siamo qui per diffondere il nuovo verbo in ogni citta’, in ogni capitale straniera, e in tutti i palazzi del potere. Da oggi in poi, una nuova visione governera’ la nostra terra. Da oggi in poi ci sara’ solo America First (America Innanzitutto), America first”.
Cosi’ ha tuonato, e chi ha orecchie per intendere intenda.
Con Trump e’ cancellato il vecchio ordine mondiale scaturito dalla seconda guerra mondiale con l’America leader incontrastata del cosidetto mondo libero e fino alla caduta del muro di Berlino, con USSR  leader del mondo comunista.
Il mondo liberale fondato sui rapporti multipli internazionali, la NATO, il NAFTA, Il Trattato Transpacifico, l’Unione Europea, il Giappone sono obsoleti. Ogni decisione sulle tasse, sull’import-export,sull’immigratione, sulle relazioni intenazionali sara’ presa tenendo conto  solo degli interessi dell’America. 
Chi comanda sono io, dice Trump. E guai a chi non si agegua. Sara’ punito. Tanto per cominciare, con tasse del 35% su chi esporta in America prodotti non approvati da Trump e dalla sua corte.
Il Canada sta cercando di sbrogliare la complessa matassa nel tentativo di indovinare cosa hanno in mente a Washington. Le minacce di Trump  non lasciano dubbi, ma la sua volubilita’ crea scompiglio, rendendo impossibile indovinare le sue prossime mosse. Il Canada e’ un paese esportatore anzi il maggior paese esportatore verso gli USA con un volume di 663 miliardi di scambi annuali. Sono quindi  in gioco l’economia canadese ma anche l’interscambio con 35 stati americani.
Per ora Trump ha cancellato con un tratto di penna il Trans Pacific Partnership, un trattato, voluto e promosso dal Canada in elaborazione da 10 anni che  interessava i paesi che si affacciano sul Pacifico sul versante delle Americhe e dell’Asia. Da ora in poi, Trump fara’ trattati bilaterali e basta. O almeno cosi dice oggi.
Qualunque siano gli esiti dell’imprevedibile nuovo Presidente Americano, per ora i suoi annunci hanno gettato lo scompiglio in mezzo mondo e certamente in Canada.
La politica protezionista di Trump forza il Canada a cercare di trovare una via di uscita per proteggere  la nostra ecocomia, cosi’ fondamentalmente integrata con quella americana e inoltre per avere l’abilita’ di attuare trattati commerciali con altri paesi, come il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con l’Unione Europea che propio ieri ha ricevuto l’approvazione del Parlamento Europeo.
Gli emissari di Trump assicurano che i cambiamenti dirompenti (disruptive changes) di Trump saranno un fatto positvo nelle nostre vite. Chi vivra’ vedra’, diceva l’antico detto.