Corriere Canadese

WASHINGTON - Via libera alla costruzione del muro al confine con il Messico, stop all’immigrazione dalla Siria e da altri Paesi “a rischio”. 
Continua a suon di ordini esecutivi la svolta della nuova amministrazione americana. Ieri Donald Trump ha firmato un nuovo documento di indirizzo che lancia la costruzione del muro lungo la frontiera messicana. “Grande giorno per la sicurezza nazionale. Tra le tante cose, costruiremo il muro!”, è quanto ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. In un’intervista all’Abc, Trump ha annunciato che l’opera sarà avviata “prima possibile, è questione di mesi” e ha ribadito che il Messico dovrà coprirne tutte le spese, rimborsando Washington del 100% dell’opera.
Trump firmerà poi una serie di decreti presidenziali che mirano a rafforzare la sicurezza alle frontiere degli Stati Uniti per contrastare l’immigrazione clandestina.
Il tweet e la dichiarazione di Trump sono arrivate a poche ore da un incontro con una delegazione ministeriale del presidente Enrique Peña Nieto, per discutere del North American Free Trade Agreement (Nafta), il trattato di libero scambio fra Washington, Città del Messico e Ottawa.
Il presidente messicano, che ha annullato all’ultimo minuto la partecipazione al vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) nella Repubblica Dominicana per “motivi interni di ordine del giorno”, ha dato indicazione ai delegati – il ministro degli Esteri, Luis Videgaray e quello dell’Economia, Ildefonso Guajardo - di mostrarsi disponibili alla trattativa. Senza, però, transigere su due punti: il rispetto dei diritti umani degli irregolari rimpatriati e la libertà di rimesse di denaro degli emigrati.
Prende corpo così la sua proclamata intenzione di svoltare rispetto a Barack Obama anche sul fronte dell’immigrazione: da un lato il giro di vite contro l’immigrazione economica che viene dal Sud, d’altro lato si tratta di sigillare i confini rispetto all’afflusso dai paesi islamici. 
È quest’ultima la parte più controversa, perché in diverse occasioni durante la campagna elettorale Trump evocò degli “esami di religione” all’ingresso - piano che ha ispirato qui in Canada Kellie Leitch con i suoi test ideologici sugli immigrati - che sarebbero contrari ai principi costituzionali. 
Lui stesso, allargando l’area di rischio a tutti i paesi “bersagli di attentati terroristici”, più volte auspicò anche delle restrizioni sugli ingressi dall’Europa, che potrebbero cancellare il sistema Esta di visti online concessi anche ai turisti italiani. 
Sapremo fra poche ore se anche questa parte delle sue proposte sarà inclusa nei decreti anti-immigrati. In quanto al Muro, resta invece da verificare quanto sarà ampio: in realtà una barriera fortificata esiste già, al confine californiano tra San Diego e Tijuana, e fu costruita nientemeno che da Bill Clinton. Bisognerà vedere se Trump si limiterà ad un’operazione simbolica che allunghi la muraglia già esistente. 
Da verificare anche se riuscirà a “farlo pagare ai messicani”, come promesso nei comizi elettorali.
Di certo il ritmo con cui legifera il neo-presidente è sostenuto. Venerdì sera, poche ore dopo la cerimonia dell’Inauguration Day, aveva firmato un primo decreto per intaccare la riforma sanitaria Obamacare. 
Poi lunedì mattina ha cancellato il trattato di libero scambio con l’Asia-Pacifico (Tpp). Martedì è stata la volta dell’ambiente, con la decisione di autorizzare gli oleodotti Keystone XL e quello del Dakota, rovesciando le ultime decisioni di Obama.