Corriere Canadese

Alfredo
 
 
TORONTO - Mi sono chiesto spesso come il “Barbiere di Siviglia” abbia potuto avere tanta fama e potere. Malgrado il ritratto lirico nell’opera di un personaggio che concede a se stesso una strana auto-indulgenza, ad una analisi più approfondita diventa facile capire come e perchè.
Un buon barbiere mantiene il proprio parere, condivide la sua saggezza e tratta i suoi clienti come un prezioso busto di marmo che deve essere accarezzato e scolpito con l’abilità e l’arte di un Michelangelo.
Aiuta avere un senso dell’umorismo; per coltivare un apprezzamento per il più eclettico dei gusti e dei punti di vista; per stimolare il dialogo senza superare il limite e offendere, come farebbe il sacerdote in un confessionale, senza recare offesa senza dare giudizio o penitenza.
Sì, tutto questo e per un piccolo compenso finanziario in cambio del taglio, di una spuntata e della messa in piega dei tuoi capelli, lucidando la tua immagine e accarezzando il tuo ego. È un’abilità e un’arte. Nessun flash; solo sostanza.
Alfredo sta facendo questo a Toronto e North York per... oso dire... sei decenni al servizio dei ricchi, dei famosi, dei potenti e del resto di noi con lo stesso rispetto e la stessa attenzione. Tre generazioni nella mia famiglia. Ho voluto saperne di più.
«Sono arrivato in Canada a 19 anni in cerca di fama e fortuna - come tutti gli altri - dice spuntandomi i capelli quasi come se i suoi strumenti fossero guidati da un gruppo di imprevedibili esperti.
«Francavilla al Mare nel dopoguerra non era un posto particolarmente promettente. Avevo fatto apprendistato per anni per guadagnare qualche spicciolo mentre inseguivo il sogno della mia vita di diventare un musicista famoso in tutto il mondo - dice quasi scherzando - ero giovane».
«Una volta in Canada ho cominciato ad esibirmi nelle sale delle chiese nelle solite festività italiane. Io e il gruppo con il quale suonavo eravamo richiesti; ci esibivamo regolarmente addirittura alla Brandon Hall, il posto ricercato della comunità italiana del dopoguerra. Ho incontrato molti “giocatori di bingo” quando erano più giovani e meno benestanti di oggi».
Hai iniziato lì nella zona di St. Clair-Dufferin (Dupont per essere precisi), ho rimuginato. «No. Ho lavorato a Orfus e Dufferin dove personalità come Tino Baxa e Dan Iannuzzi erano clienti. Ma mi sono trasferito a Leaside dove ho avuto la mia prima spazzola, scusate il gioco di parole - con F & F (fama e fortuna). Ero lì, arrivato recentemente nel 1958, in piedi al di fuori del negozio quando questo personaggio dall’aspetto strano con gli stivali da cowboy e cappello nero mi ha chiesto se potevo tagliargli i capelli».
«Sai chi sono - senza aspettare una risposta - Stompin' Tom Connors. Questa sera sono alla Horshoe Tavern». Chi conosceva l’inglese. Sapevo appena dire sì e no ma ho capito subito che era un musicista e gli dissi che lo ero anch’io. “Vieni a trovarmi», disse. Non avevo soldi per un biglietto per il tram e ancor meno per una serata alla Tavern. Non andai.
“Andando avanti velocemente di venti anni, stesso posto, dopo che sono tornato dall’Italia. Un tipo dall’aspetto magro e hippy entra e mi dice “ascolta, ho bisogno davvero di un a ripulita - anche se i miei fan non mi riconosceranno sul palco; Lo puoi fare?».
Oramai il mio inglese è un po’ migliorato; «Dove suoni? - gli ho chiesto - “Horseshoe Tavern. Guido gli Stompin Tom”. Beh, ci siamo intesi subito. Ha promesso di  comunicare la storia. Lo ha fatto, ha autografato una copia del programma per me ed i membri del nostro salone».
Hai mai fatto il salto verso “la scena musicale professionale” ho chiesto con curiosità. «Quasi - ha risposto - Ho avuto un cliente che conosceva un artista, uno importante, Eddo-Pany che mi ha fatto un’audizione poco dopo che ho incontrato Stompin Tom. Gli è piaciuto il mio stile e la mia capacità di armonizzarmi con gli altri suoi artisti; mi ha offerto un’opportunità proprio in quel momento. Ho pensato che questo fosse un grande paese».
Che cosa hai fatto, ho chiesto. «Ho raccolto i miei risparmi, mi sono fatto accompagnare da un amico per iscrivermi alla Musicians’s Union; ho acquistato un amplificatore e mi sono presentato al lavoro. Tranne che non ho mai avuto l’opportunità di familiarizzare con la tecnologia o con il segnale che richiedeva di ‘tagliare al momento’ (scusate la battuta di nuovo).”
 Dopo il primo pezzo, quando ho continuato a suonare e suonare, Eddo-Pany mi ha portato dietro le quinte e mi ha licenziato su due piedi. Non è stato piacevole. A quel punto avevo dei debiti e ho dovuto rivalutare i miei talenti e le mie ambizioni». Tornò in Italia per breve tempo.
Ancora, di nuovo a Leaside, questa volta un vecchio gentiluomo mi ha chiesto un taglio di capelli ma mi ha detto «Non posso pagare. Non ho denaro». «Ok - pensò tra se e se Alfredo - non posso mandare via quest’uomo». Ma l’uomo iniziò a ridere «Ho appena venduto i miei giardini e le mie terre alla Città di Toronto». Il suo nome era Rupert Edwards. Il parco e i giardini botanici a sud-est di Lawrence e Leslie portano il nome della sua famiglia. «Mettiti in affari in proprio», fu il suo consiglio.
«Sembrava una buona idea. Tra i concerti nella comunità italiana e il mio lavoro di barbiere fui capace a sbarcare il lunario e affrontare le mie responsabilità di marito e padre. Lasciai a mia moglie il compito di prendersi cura dei bambini. La migliore decisione che abbi mai preso. Sono cresciuti in modo meraviglioso».
«Mi sono trasferito verso ovest in un negozio vicino Lawrence e Keele, a condizione che avrei avuto il diritto di opzione sul business. È stato un po’ più complicato di quanto pensassi. Il proprietario finì per essere un “socio inattivo” che mi chiese che cosa noi (mio fratello ed io) eravamo pronti ad offrire, quindi ci chiese il doppio dell’importo».
«Ma gli affari erano buoni. Lo abbiamo pagato. Atleti come Eddie Shack e più recentemente Mark Osborn, divennero abituali. Intrattenitori di diversi gradi di talento passarono di lì. Alcuni dei costruttori di maggiore successo della comunità italiana erano clienti e naturalmente politici di tutti i livelli di governo fecero un salto... a volte anche per farsi tagliare i capelli.
Uno di loro è stato un cliente per 30 anni. I suoi figli, ed ora i loro figli, hanno seguito i suoi passi sulla sedia di Alfredo. Scherzando ho chiesto se qualche editore o scrittore si sia mai presentato. «Solo per ottenere informazioni per la loro prossima storia», ha risposto senza battere ciglio.
 

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Joseph Volpe

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