Corriere Canadese

TORONTO - Il 2 Giugno è [stata] la Festa della Repubblica. Settantuno anni fa l’Italia, con quella che possiamo definire una delle costituzioni più belle del mondo, diventò, come afferma l’Articolo Uno "Una repubblica democratica fondata sul lavoro." 
L’articolo secondo dichiara anche che "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti della costituzione." Purtroppo, nel lontano 1951, mio padre dovette prendere atto del fatto che, nobiltà di principi a parte, di lavoro per lui e per i suoi tre figli ce n’era ben poco, e che l’esercizio della sovranità nella forma del voto, non avrebbe risolto il problema. Decise di prendere la strada dura e difficile di tanti altri connazionali, e arrivò in Canada in un momento non certo favorevole o accogliente, come dovettero constare i suoi figli l’anno dopo. La decisione di mio padre di scegliere la strada dell’emigrazione gli costò molto cara, come a tantissimi altri lavoratori nell’industria edilizia. Ma ebbe, forse, la consolazione di aver fatto il possibile per migliorare le sorti della sua famiglia.
Sono appena tornato da Queen’s Park, la sede del Governo provinciale dell"Ontario, dove, in coincidenza della Festa della Repubblica, è stato ufficialmente celebrato Italian Heritage Month. Sono intervenute le autorità, i politici, Il Console Generale d’Italia, ministri provinciali. 
Si è cantato l’inno di Mameli e Oh Canada, si è innalzata la bandiera italiana accanto a quella Canadese, i discorsi hanno celebrato il "grande contributo degli Italiani a questa provincia, e al Canada intero", la cultura e l’arte italiana, la cucina, tutte quelle cose che "hanno cambiato la faccia stessa della città, del paese intero.
Tutto molto bello, tutto vero. Gli Italiani si sono fatti onore in tutti i campi. Hanno ottenuto riconoscimenti che ai nostri padri tanti anni fa sarebbero stati inimmaginabili. Molti sono diventati ricchi e influenti. Ma si sono anche dimenticati, pensavo mentre ascoltavo i discorsi, che malgrado i successi e le conquiste degli uomini (e donne) d’affari, dei politici, ottenuti grazie ai sacrifici e umiliazioni delle generazioni che li hanno preceduti, e che gli hanno preparato la strada, ne abbiamo dimenticato le lezioni più importanti: l’integrità per esempio, l’onestà, il sacrificio che spesso si fa non a scopo personale ma per il bene comune.
Non ho potuto fare a meno di pensare a qualcos’altro di italiano costruito a Toronto: il Columbus Centre, Villa Colombo, Caboto Centre, Casa Del Zotto e l’hub di assistenza sociale e culturale per gli anziani nel cuore della comunità italiana a Toronto, nella zona di Lawrence e Dufferin.
Il Columbus Centre, per coloro che si interessano anche ad altro e non solo ai soldi, è dove gli italocanadesi gravitano quando il bisogno di parlare e di sentire parlare in italiano. Ha una bellissima sala di entrata, una grande galleria d’arte, e un buon ristorante chiamato Giovanni Boccaccio in onore di una delle tre corone della letteratura italiana, con Dante e Petrarca. Ha spazi aperti e alberi, dove in estate i residenti delle case possono godersi la giornata all’aria aperta.
E adesso a un vero e proprio tradimento alla comunità è stato programmato proprio dalle persone che sono state poste in posizioni di fiducia, i membri del Board di Villa Charities che gestisce il Columbus Centre e la Home for the Aged. Questi ’’fiduciari’’ propongono di demolire letteralmente e distruggere l’eritaggio costruito con il contributo delle passate generazioni.
Questo è stato pianificato e presentato come un miglioramento. Il piano è di ricostruire un Columbus Centre ridotto, integrandolo con una scuola superiore proposta dal TCDSB, la esistente Dante Alighieri Academy. Perché?
L’insieme di nuvole minacciose su questa operazione è evidente, dato il fatto che la provincia ha fornito i soldi per la nuova scuola sei anni fa. Perché il TCDSB ha aspettato sei anni per tirare fuori questo progetto ora? La risposta sembra ovvia se uno guarda l’Official City Plan.
Parte dell’area che adesso è spazio aperto è destinata alla costruzione di condomini che contengono fino a 3mila appartamenti. Se la proposta è accettata, l’intersezione Lawrence-Dufferin sarà una delle più trafficate e congestionate in città, con l’aggiunta da 3mila a 5mila persone nell’area.
La Sviluppatore ha bypassato ogni tentativo della comunità di studiare e commentare la proposta. Ha presentato una applicazione all’Ontario Municipal Board per velocizzare il processo. Questo passerebbe attorno anche al meeting già in calendario il 13 giugno del Consiglio di North York, per considerare il Columbus Centre come sito dal valore storico-culturale da preservare.
Per questo me ne sono andato via dalle celebrazioni dell’Italianità a Queen’s Park con sentimenti contrastanti.
 Chi ci guadagna da queste operazioni? Certamente non la comunità: certamente non i membri del Columbus Centre che vedranno il loro spazio e le loro strutture molto ridotte e certamente non i residenti delle case di cura e di riposo che saranno deprivati della gioi di potersi godere gli spazi all’aperto.
Chi ci guadagnerà non avrà imparato niente dai suoi anziani e non potrà offrire nulla ai suoi eredi.
Guidati da una sterile avidità per l’onnipotente dollaro, con totale disprezzo per la trasparenza e comunicando attraverso avvocati e pianificatori, questi nuovi barbari senza scrupoli avranno rotto tutti i legami con i valori e i principi del lavoro ben fatto che ha motivato i veri costruttori della comunità, i loro padri.
 
Elio Costa

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