Corriere Canadese

Prima avevamo Sergio, ora c’è anche Justin. 
Questi due fighi del bigonzo nelle rispettive aree di competenza, sono diversi in tutto, eccetto che entrambi si sono calati nelle nei panni di Petronio. 
Chi sarebbe custù (costui in dialetto pescarese), direte voi? Petronio era uno scrittore romano dei tempi in cui quello svitato di Nerone ne combinava di cotte e di crude. 
Petronio era l’arbiter elegantiarum di Roma e di tutto il mondo civile di allora. 
Arbiter elegantiarum significa “arbitro delle eleganze” oppure “giudice di raffinatezza”. 
Petronio, in parole povere, consigliava a Nerone che toga indossare a seconda se c’era da bruciare Roma, oppure presenziare alle ammazzatine di massa del Colosseo. 
Quello che stabiliva Petronio diventava moda. 
Fu lui, si dice, ad inventare i guanti che dovevano essere rigorosamente compatibili con il colore della toga indossata al momento.
Ed eccoci ai nostri giorni.
Sergio è da sempre giudice di raffinatezza terra terra per quanto riguarda la parte alta del corpo. Justin è arbitro delle eleganze stravaganti nella parte bassa del suo 1,88 di altezza (che tempo fa lassù mister primo ministro?).
Sergio è cresciuto a Toronto quando la Fiat era nota con l’acronimo (insieme di iniziali) Fix It Again Tony. Già a quei tempi andava in giro con jeans e maglioni di lana semplice - il cashmere è venuto dopo quando ha fatto la grana con la pala, perchè il guaglione aveva sempre la testa nei libri e poco tempo da perdere.
Quando è diventato un big shot ha meravigliato il Bel Paese - dove è un obbligo fare bella figura in giacca e cravatta - indossando un maglioncino di cashmire (lana pregiata proveniente da capre che campano sulla montagne dell’India). Sembra che i maglionicini li compri a dozzine (prezzo medio 70-80 euro a botta), di varie sfumature di blu e di nero per le occasioni più formali.
All’inizio in Italia non si facevano capaci (capivano) di come lui, un pezzo da 90 della finanza, andasse a chiedere prestiti ed aiuti ad Obama, concessioni ai sindacati, vestito da uomo qualunque.
Poi hanno capito che il maglioncino parlava da solo, era come la moda che dice chi sei senza dire una parola.
Vestito da uomo qualunque, il nostro chietino cresciuto appena a nord di St Claire, ha prima salvato Fiat e Chrysler esodando (significa travasare) miliardi nella cassaforte dei nipoti dell’Avvocato che già erano sfondati e che ora lo sono anche di più.
Sergio ha anche messo a posto la Ferrrari. Al terzo anno da primo figo del bigonzo, ora da Maranello escono delle rosse che vanno alla pari con le macchine del lupo con due effe (Toto Wolff).
Il mondiale è ancora da vincere, ma se la Rossa torna number one, il popolo ferrarista farà un monumento all’uomo col maglioncino.
E gli juventini cominceranno a pensare che per vincere l’irraggiungibile coppa ci dovrebbe mettere le mani proprio lui, il giudice di raffinatezze terra terra.
Ed eccoci ai piedi di Justin, pardon ai calzini fuori dalla norma che porta dentro i mocassini. Foglie d’acero, robot di Star Wars, righe florecenti, scacchi colorati: di calzini originali ne ha una buona scorta nel tiretto del comò.
L’idea gli sarà venuta dal folcloristico Don Cherry che è diventato popolarissimo perchè indossa giacche che sono cazzotti negli occhi. Le giacche del telechiacchierone ultranazionalista le ha ideate e cucite un sarto paesano di Mississauga, Frank Cosco, fin a qundo non è passato, come si dice, a miglior vita. Da allora le giacchette multicolorate le crea un altro sartore nostrano, John Corallo.
Al momento non è dato di sapere dove e come nascono i pedalini del Primo Figo del Bigonzo di Ottawa. Ma un cosa è certa: quando incontra i vari capi di stato, dopo le discussioni serie, si riposano il cervello scherzando sui calzini dell’arbiter elegantiarium.
Il figlio della buonanina di Pietro, pardon Pierre, ha sempre detto che vestito e cravatta li deve indossare perchè rappresenta il Canada. 
E che attraverso i pedalini si mostra al mondo per quello che è, un uomo moderno che pensa, agisce e si veste da giovane anche se deve uscire fuori dalla righe. Come nel caso dei pedalini.
Chiusura in alta quota
Justin Trudeau con il suo metro e 88 di altezza batte Sergio di 11 centimetri, di dieci Matteo Renzi e cinque Obama. 
Con Donald sarebbero alla pari, ma non si sa se l’1.88 di Trump sia misurato sotto o sopra il “pagliaio” che ha in testa. A proposito di Trump, forse non sapete che poco dopo la sua elezione si è seduto ad un tavolo con Sergio che indossava, manco a  dirlo, il solito maglioncino. Non si sa cosa i due fighi del bigonzo si siano detti, quali accordi abbiano raggiunto. Anche perchè Donald ha un chiodo fisso in testa - America first - mentre Sergio mette sempre gli Agnelli al primo posto delle sue preferenze.
 
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Nelle foto, Angela Merkel ammira i calzini arcobaleno di Justin Trudeau; nel riquadro i pedalini Star Wars del primo ministro; Sergio Marchionne insieme a Trump; nel riquadro una caricatura del presidente Ferrari.

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Nicola Sparano

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