Corriere Canadese

Per Villa Charities e TCDSB nel Columbus Centre deve trovare posto la Dante, dove non si insegna nemmeno la bella lingua
 
TORONTO - Una scuola dove l’italiano non fa parte del curriculum in un centro che si vanta di essere un fulcro della cultura e del life-style italiano. Sono innumerevoli i motivi per i quali l’idea di far condividere lo stesso edificio al Columbus Centre e alla Dante Alighieri Academy non sembra essere una scelta appropriata, saggia e dettata dalla logica. 
 
Nel curriculum accademico della Dante
non rientra l’insegnamento della lingua italiana
Alla comunità che frequenta i tanti programmi e le strutture sportive del Columbus Centre, questo tra la scuola e il centro comunitario, è parso fin dall’inizio un “matrimonio sbagliato”. «Ma cosa ha a che fare il Columbus Centre con una scuola superiore?», è la domanda che si pone Klara Diciano, assidua frequentatrice del programma di acquafitness del centro da tantissimi anni. «Il Columbus Centre non c’entra nulla con la scuola, sono due entità diverse», aggiunge la signora di origine tedesca innamorata dell’atmosfera italiana del Columbus Centre. 
Non sembrano pensarla allo stesso modo però i dirigenti del Toronto Catholic District School Board (TCDSB): dalla direttrice all’Istruzione Angela Gauthier al direttore associato “Academic Services” Rory McGuckin al direttore associato “Planning and facilities” Angelo Sangiorgio fino alla trustee del ward 5 Maria Rizzo. Per loro non solo un nuovo edificio è necessario per la scuola ma anche la partnership con  Villa Charities può tradursi in nuove opportunità per gli studenti. In una articolo del 2011 apparso su The Catholic Register, Sangiorgio afferma che “il TCDSB ha già  una partnership di lunga data con il Centro Scuola attraverso l’Interational language and heritage program”. I corsi del Centro Scuola,  in realtà non hanno nulla a che fare con il curriculum accademico della Dante che non include l’apprendimento della lingua italiana e che non sembra abbia intenzione di farla diventare una materia di studio in futuro. Alla Dante, l’italiano, non trova posto e la collocazione del Columbus Centre in una struttura unica con la scuola, non trova ragione di essere. Il Columbus Centre, come si legge sul sito di Villa Charities (www.villacharities.com), vuole essere “un popolare luogo di incontro dove le persone possono godere della ricchezza della cultura italiana in Canada; una vera e propria piazza che unisce arte, cultura, fitness e alta cucina, tutte sotto un unico tetto». 
Un biglietto da visita, questo, capace di esercitare grande attrazione non solo in chi italiano lo è per le sue origini, ma anche sulle altre comunità: allora, considerata la forte opposizione comunitaria al progetto, come spiegare l’accanimento dei dirigenti del provveditorato cattolico di Toronto nel volerlo fare diventare realtà, facendo orecchie da mercante alle proteste? «Quella che era una emergenza sei anni fa quando la Dante era frequentata da 1.300 studenti - ha detto il deputato provinciale Mike Colle - non ha più ragione di essere considerata tale visto che il numero dei ragazzi è sceso”. Secondo i dati della portavoce del ministro Hunter, Heather Irwin sono esattamente 968. Sono tante le domande che non trovano una risposta e che, come ha detto Colle,  «alimentano sospetti nella comunità»: resta da capire se questa vicenda, che ha scatenato l’ira della gente, abbia anche creato conflitti all’interno del TCDSB.

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Mariella Policheni

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