Corriere Canadese

TORONTO - L’Ontario Municipal Board (OMB), organo provinciale al quale il Toronto Catholic District School Board ha chiesto il permesso di realizzare il progetto al 901 Lawrence Avenue West, si aspetta che Villa Charities conduca delle consultazioni comunitarie sulla proposta divenuta il pomo della discordia tra gli appaltatori e la comunità stessa. 
 
CASA invita i suoi
soci ad iscriversi
per partecipare
ai meeting in
programma ad agosto
E per farlo, Villa Charities ha deciso di formare un “Redevelopment Community Advisory Panel” (CAP) che ha lo scopo di raccogliere l’input degli stakeholder come ad esempio gruppi di interesse locali o gruppi di interesse esterni, come i residenti dell’area, circa i programmi e i servizi che saranno offerti dal nuovo Columbus Centre. I meeting, si legge sul sito di Villa Charities, inizieranno ad agosto. 
La decisione, pur se nata per assecondare una richiesta dell’OMB, non viene vista di buon grado dalla comunità. «Potrebbero già avere in mano i nomi di chi sta per essere inserito nel loro comitato consultivo e chiedere di compilare i moduli di iscrizione per far vedere che per loro l’opinione della comunità conta - dice Ian D. MacDonald, che frequenta  le strutture atletiche del Columbus Centre da oltre trent’anni - sappiamo benissimo che non sono interessati a quel che pensa la comunità perchè se lo fossero stati, un comitato consultivo sarebbe stato formato quattro anni fa». 
Quel che adesso Ian D. MacDonald chiede è che i sostenitori del Columbus Athletic and Social Association (CASA) si iscrivano online (www.villacharities.com/community-advisory-panel/) per poter far parte del Community Advisory Panel al fine di poter usare questa opportunità per salvare il Columbus Centre dalla demolizione. «Se i membri di CASA, dopo essere stati accettati nel CAP, verranno poi rimossi dallo stesso CAP da Villa Charities, utilizzeremo il loro rifiuto per screditare qualsiasi riferimento al CAP che Charities potrebbe fare nella sua relazione all’OMB - dice un agguerrito MacDonald - potrebbe anche succedere che abbandoneranno il CAP una volta che si renderanno conto che non ci sarà l’approvazione automatica del progetto. A quel punto Villa Charities avrà difficoltà a spiegare come mai non ha avuto alcun contributo dalla comunità del Columbus Centre».
Comunque vada, quel che emerge da mesi, è che questo progetto, sta unendo la comunità, una comunità che è sempre capace di far muro, di unirsi, di lottare assieme contro quella che viene avvertita come una prevaricazione, un atto sleale e una mancanza di rispetto nei propri confronti. Oggi come nei primi anni Ottanta, quando gli italocanadesi hanno unito le proprie forze per realizzare un sogno: il Columbus Centre. 
Ora a difendere questa icona, questo simbolo dell’italianità a Toronto sono ancora loro: i residenti locali, chi del Columbus Centre ha fatto un punto di riferimento e ne frequenta i vari programmi, chi  non vuole che la Biblioteca Alberto Di Giovanni e la Carrier Art Gallery diventino un ricordo del passato. La comunità si sta compattando, vuole mettere in chiaro che nessuno ha il diritto di distruggere qualcosa che è stato costruito con fatica e con amore e che testimonia che le tradizioni e la cultura italiana trovano posto in questa città. Fino ad ora l’esistenza, all’incrocio di Lawrence e Dufferin del Columbus Centre, è stata data per scontata. C’era e ci sarebbe sempre stato. Ora che invece questa certezza vacilla, la comunità sembra ritrovare la sua forza, sembra essere più coesa di prima. Una comunità sul piede di guerra, insomma.

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Mariella Policheni

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