Corriere Canadese

TORONTO - Il campo di battaglia è cambiato. La guerra ora viene combattuta a livello di comunicazione, è una guerra di parole.

Il ministro della Pubblica istruzione Mitzie Hunter, durante l’incontro dello scorso 26 giugno con la chair del Toronto Catholic District School Board Angela Kennedy, la trustee Maria Rizzo, Tony Varone di Villa Charities e l’mpp Mike Colle ha dato al TCDSB 60 giorni di tempo per presentare un nuovo progetto, che qualora fosse approvato, farebbe arrivare nelle casse del TCDSB i 32.8 milioni di dollari stanziati per la costruzione della nuova Dante Alighieri Academy.
Nel frattempo Villa Charities Inc. ha già organizzato il primo di una serie di incontri di “consulting group”, gruppi di consulenza. Un meeting definito da numerosi anziani che vi hanno preso parte “intimidatorio”. 
Così come poco democratica appare la decisione di bloccare la distribuzione di volantini o la loro affissione all’interno del Columbus Centre in mancanza dell’autorizzazione di Villa Charities Inc. L’avviso circa il divieto è stato affisso nel centro comunitario e recita che “a chiunque verrà sorpreso a postare  materiale non richiesto sarà negato l’accesso alle strutture”. 
Cercare di chiudere la bocca a chi si oppone al progetto di demolizione del Columbus Centre e al suo accorpamento in un unico edificio don la Dante Alighieri sembra essere il messaggio di questa restrizione. Un divieto che a Ian Duncan MacDonald, che frequenta da oltre trent’anni le strutture sportive del Columbus Centre, proprio non va giù. «La Columbus Athletic and Social Association (CASA) desidera poter affiggere il suo comunicato sulle bacheche del Columbus Centre e di distribuirlo negli spogliatoi ai membri dell’Health Club e delle strutture sportive”, ha scritto quindi MacDonald a Villa Charities Communication indicando la necessità di ricevere il permesso entro il 15 luglio. In caso contrario, ha precisato MacDonald, “inizieremo a distribuire a mano i nostri volantini ai quattro ingressi del Columbus Centre”.
È un volantino scomodo, se così si può dire, quello che il gruppo CASA ha intenzione di divulgare il più possibile: in questo si chiede a chiunque desideri salvare il Columbus Centre, di iscriversi al comitato consultivo di Villa Charities CAP. “CASA ha parlato con centinaia di membri e non ne ha trovato neppure uno che sostiene il progetto di Villa Charities/TCDSB - si legge nel comunicato non c’è alcun dubbio che il Columbus Centre è stato creato per essere un ’heritage site’. Durante le loro raccolte fondi iniziali, nel 1980, a migliaia di donatori è stata consegnato un certificato numerato e datato firmato dal presidente della Italian Canadian Benevolent Corporation nel quale veniva assegnato ’a titolo onorario un piede quadrato di tutti i terreni su cui si trovano i locali conosciuti come Columbus Centre in virtù di un contributo alla nostra comunità, ai nostri figli e ai figli dei nostri figli’”.
La voce degli oppositori al progetto che porta la firma TCDSB/Villa Charities sembra essere messa a tacere, perlomeno all’interno della stessa struttura. Lo stop messo dal ministro Hunter al progetto non sembra neppure aver scalfito più di tanto i piani futuri. Almeno in apparenza. Porta la data di gionedì 29 giugno infatti una lettera a firma del presidente e Ceo di Villa Charities Inc. Anthony Di Caita nella quale, come se nulla fosse accaduto, si avvisano i “visitatori e i clienti” che il “Columbus Centre rimarrà aperto e operativo fino al 30 giugno, 2018” e che “la demolizione e la costruzione dovrebbero iniziare nell’estate 2018, e la nuova struttura dovrebbe essere inaugurata nell’autunno 2020”. 
Tutto, secondo Villa Charities, sta procedendo come previsto. Poco conta la rivolta della comunità, la possibilità che il Columbus Centre possa essere dichiarato “heritage site” e che l’OMB non si sia ancora pronunciato. Così come poco sembra contare lo stop messo dal ministro Hunter ai 32.8 milioni di dollari.
 
 

About the Author

Mariella Policheni

Mariella Policheni

More articles from this author