Corriere Canadese

Italiani internati a Petawawa - 10 giugno 1940
 
Articolo di Adelina Pecchia 
 
MARATHON - Negli ultimi anni molti gruppi culturali hanno combattuto per affermare i propri diritti e hanno chiesto al governo le scuse e il riconoscimento per gli illeciti e le ingiustizie da parte dei canadesi.
La scottante rabbia è venuta  a galla per i recenti dieci milioni e mezzo di dollari assegnati  a Omar Khadr che aveva denunciato il governo canadese pretendendo i suoi diritti da canadese, violati quando è stato detenuto per dieci anni a Guantanamo Bay dopo essere stato incarcerato all’età di sedici anni.
Questo risarcimento è una presa in giro, visto che tanti altri canadesi sono stati oltraggiati e aspettano ancora giustizia, compresi i miei antenati, i quali diritti furono annientati quando iniziò l’internamento degli italocanadesi il 10 giungo 1940.
Migliaia di italocanadesi furono etichettati come “nemici stranieri”, soggetti a discriminazioni, detenzione, messi a tacere e impediti di parlare la loro lingua. Non potevano riunirsi in gruppi superiori a cinque persone!
La gente di mare italiana, non appartenente a forze belliche,  fu anche deportata in quel tempo. Secondo i miei tanti zii e parenti, che furono arruolati involontariamente per combattere a malincuore, l’Italia entrò nella Seconda Guerra Mondiale. Gli italocanadesi da sedici anni in su e i canadesi che erano diventati soggetti britannici dopo il 1929, furono costretti a registrarsi  alla RCMP e a presentarsi mensilmente.
Vennero compilate delle liste e alla polizia fu permesso di accusare gli italiani di essere membri di gruppi fascisti, anche se molti non avevano nessun legame politico. Chi apparteneva ad un partito veniva accusato di attività illegali. 
I terreni di proprietà di italiani erano considerati proprietà del nemico straniero, e venduti alla RCMP.
Il personale consolare italiano fu espulso dal Canada. I figli degli italiani, nati in Canada, combattevano oltreoceano con l’esercito della loro patria, mentre i loro parenti erano soggetti a detenzione, deportazione e confisca delle terre e dei diritti.
Per sopravvivere, gli italo-canadesi organizzarono attività nel nome dell’anti-fascismo, per placare i sospetti. Altri “scambiavano” i propri compaesani con offerte di denaro e promesse di libertà.
Mussolini potrebbe aver messo in atto una politica anti-semitica, ma è necessario che io ricordi al Canada che  il nostro governo canadese fece voltare indietro la nave St. Louis che trasportava circa mille rifugiati ebrei, quando era a pochi giorni dall’arrivo ad Halifax. Dove sono le scuse del governo canadese per questa farsa?
D’accordo, il Canada ha aperto le sue porte e molti di noi sono arrivati in questo paese via Pier 21 ad Halifax nel dopoguerra. Ne siamo grati, ma ciò non ripara il malfatto nel nome degli sforzi della guerra.
La comunità internazionale ha abbattuto i nazisti criminali di guerra. Perché abbiamo voltato pagina su quelli che hanno abbattuto gli italiani e hanno lucrato vendendo le loro terre?
Gli italocanadesi non hanno ricevuto né risarcimento né restituzioni per le perdite e le tragedie conseguite per la deportazione e scuse formali non sono mai state offerte dal governo canadese.
Di questo isterico rivoltamento degli eventi in Canada se ne parla raramente. Perché? Perché siamo italiani.
Quando era bambina ho sperimentato discriminazioni e ostilità a causa del mio nome e del mio retaggio culturale a Fort William, anche decenni dopo la guerra. I simpatizzanti nazisti erano anche ostili agli italiani. Una delle mie insegnanti aveva diviso la sua classe per colore degli occhi e colore della pelle. Per i miei interrogativi sulle sue convinzioni sono finita nella lista dei cattivi.
Nel 1990 il primo ministro Brian Mulroney ha offerto le scuse agli italiani, ma le scuse ufficiali da parte del Parlamento non sono mai arrivate. Nel 2008 il Partito Conservatore ha sperperato 5 milioni di dollari per trattare la “questione italiana”, ma ancora niente scuse.
Canada Post ha esagerato così tanto da rifiutare un francobollo commemorativo sulla deportazione degli italo-canadesi e il ministro per la Cittadinanza e l’Immigrazione Jason Kenney non ha approvato nel 2009 una proposta di legge sul retaggio.
L’unico ricordo dell’internamento degli italiani in Canada è l’esposizione a Toronto di statue in acciaio finanziata da nostri proventi. Forse stanno a rappresentare la nostra perseveranza inflessibile e la nostra scintillante resilienza, ma aspettiamo ancora le scuse formali e la riparazione per le ingiustizie commesse.
Nello stesso tempo, il governo è stato ancora una volta selettivo su a chi rivolgere le scuse e a chi elargire le entrate fiscali guadagnate duramente, sborsate anche da milioni di italiani, duri lavoratori, che sono rimasti in questo paese, malgrado il passato.
Tutti noi siamo stati creati per offrire una reale e adeguata protezione alle famiglie e alle persone, per preservare l’identità, per difendere la proprietà e la terra, per prevenire le esclusioni, per accogliere gli emarginati e i poveri e per mostra il volto del Creatore tra tutti i popoli.
Cominciamo chiedendo ai nostri leader le scuse per gli abusi del passato e del presente e andiamo avanti con la restituzione di quanto dovuto. Ciò significa non ricompensando un canadese e ignorando gli altri.
 
Adelina Pecchia è un ministro 
religioso che vive nel Nord
 dell'Ontario, a Marathon

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