Corriere Canadese

TORONTO - Comincia in salita il percorso del nuovo Comites. Il nuovo organo rappresentativo degli italiani di Ontario, Manitoba e Territori del Nord Ovest infatti nelle elezioni del 14 luglio scorso è stato votato da appena 290 persone. Un numero clamorosamente basso in una città dove gli iscritti Aire sono intorno ai 70mila e che è poco più di un decimo dei 2.359 voti che nel 2015 servirono per eleggere il Comites che poi si è sciolto a inizio anno tra le polemiche.  
 
In tutto sono state 290 le schede ritenute valide in questa elezione straordinaria del Comites,
nel 2015 erano state 2.359;
Ogni elettore poteva scegliere fi no a un massimo di 4 preferenze;
Le preferenze totali per i 12 eletti sono state 802, nel 2015 erano state 6.972
La più votata è stata Michela Di Marco, giovane salernitana di Etobicoke che lavora al Costi e che durante le primarie del Pd era tra i quattro candidati della mozione Orlando per la direzione del partito, con 117 preferenze. Dietro di lei il volto noto della comunità Enzo Di Mauro con 107 voti e l’ex mpp dell’Ndp Odoardo Di Santo con 92. A seguire Luca Buiani (89), Enrica Piccardo (59), Betty Lepore (56), Fulvio Rigato (51), Roberto Bandiera (50), Franco Gaspari (49), Gina Valle (45), Frances Tibollo (44) e Luigi Gravina (43). Non eletti invece Happie Testa  (39), Salvatore Liberti (35), Attilio Dell’Anno (35) e Alessandro Kozarew (20).
Molte le cause della scarsa partecipazione al voto in queste elezioni straordinarie che rendono ancora più evidente il totale distacco della comunità italiana da istituzioni come il Comites.
«La causa principale della bassa affluenza è la legge stessa» dice al Corriere Luca Buiani, spiegando che la nuova legge che obbliga i votanti a iscriversi in un registro apposito ha reso ancora più difficile l’affluenza. «È stato difficile mettere su una lista, ma ce l’abbiamo fatta - aggiunge - È stato difficile riuscire a farla sottoscrivere a norma di legge con le firme autenticate. Ancora più difficile è stato far sapere ai cittadini delle elezioni nonostante gli sforzi del consolato». Insomma, «c’è una problematica sulla struttura generale dell’evento e su quanto l’Italia ci tenga che i Comites siano una vera rappresentanza democratica degli italiani all’estero».
A contribuire al flop di partecipazione, secondo Buiani, sono state anche la data delle elezioni durante le vacanze estive e la mancanza di una competizione elettorale per la presenza di una sola lista (Uniti per la comunità).  
Altro fattore contingente, aggiunge, è quello di aver scelto di fare «un lista non basata necessariamente sulla popolarità dei candidati ma sulle competenze». «Anche il Comites 2015 aveva un misto di competenze e non persone che fossero esclusivamente legate a partiti politici o interessi» spiega Buiani, che insieme a Tibollo faceva parte anche di quel Comites. 
Resta il fatto però che il disastroso biennio del Comites eletto nel 2015 non ha certo aiutato a coinvolgere gli elettori.
«Il vecchio Comites è rimasto incastrato in una situazione più grande di lui - spiega Buiani - Non è una questione di Comites né delle persone che lo componevano, ma proprio il fatto di quello che è successo, di quel pasticcio “involontario” diciamo». Il vecchio Comites, secondo il dirigente scolastico, «è rimasto incastrato in una situazione spiacevole e anche senza volerlo ha dato fuoco alle polemiche. Ha fatto uscire molte persone che erano potenzialmente utili e potevano fare un ottimo lavoro. Così ha trasformato tutta la carica propositiva verso la polemica punto e basta purtroppo».
Per questo, dalla prima riunione che si terrà il prossimo 24 luglio, l’obiettivo principale dei nuovi eletti «è cercare di ovviare a quella situazione e ristrutturare il Comites in maniera tale da ritrovare una reputazione perduta o che, a dire la verità, non ha mai avuto».
Inutile sottolineare però che partendo da un risultato così misero, sarà difficile per i nuovi eletti ottenere la legittimazione di rappresentanti della comunità.
«Sicuramente i numeri non ci aiutano ad avere legittimità - ammette Buiani - ma cercheremo di recuperarla attraverso il lavoro concreto e cercheremo di metterci in contatto con quante più persone possibili, sia tra quelle che ci hanno votato che tra quelle che non lo hanno fatto». 
Il primo obiettivo sarà «fare in modo che il Comites, come istituzione, sia conosciuto e riconosciuto dalla comunità - spiega - Cercheremo di intervenire quanto più possibile sulle cose che interessano maggiormente. In questo momento c’è la questione del Columbus Centre, quella della ristrutturazione del consolato e poi sono ancora aperte la questioni delle pensioni e delle scuole. Cercheremo di essere il più aperti possibile rispetto alla comunità e di aprire il Comites stesso a una partecipazione più ampia sia delle persone che non sono state elette sia di chi voglia mettersi in gioco e partecipare mettendo in campo le sue competenze». Compresi anche quelli del Comites precedente. «Io per esempio sono in contatto con Luigi Tosti e continuiamo a parlare» ammette Buiani.
E proprio Tosti, prima delle elezioni aveva definito «una lista del Pd» quella che è appena stata eletta nel Comites. Un’accusa all’epoca respinta da Buiani, ma che torna fuori visto che almeno cinque dei 12 eletti, tra cui lui, sono iscritti al Partito democratico.
«Perché una lista si possa presentare ci deve essere una grande organizzazione che la sostiene - spiega Buiani - Gli intendimenti sono di creare un gruppo di persone che abbiano delle competenze che mettono al servizio della comunità e non di una parte. Di essere totalmente indipendenti da ogni ragionamento di partito». 
«Senza un’organizzazione di partenza non saremmo mai riusciti a mettere su una lista così come nel 2015 senza un’organizzazione di partenza come Consiglio e lo stesso Pd non si sarebbe riusciti a mettere insieme una lista - aggiunge - In quel caso non ci si è riusciti lo stesso, ma questo è un altro discorso». «Dire che questa è la lista del Pd - conclude Buiani - sarebbe come dire che quella precedente era una lista di destra, cosa che non era».

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Leonardo N. Molinelli

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