Corriere Canadese

TORONTO - Un’interrogazione al ministro degli Esteri italiano sulla Casa d’Italia. 

La prima pagina del Corriere dell'1 giugno 1954 dove già si parlava della Casa D'Italia
 
TORONTO - Mentre è partito il conto alla rovescia per il meeting di sabato, continua lo scontro sulla Casa d’Italia. 

  TORONTO - Il mercato immobiliare a Toronto e dintorni continua ad essere infuocato. La conferma è arrivata ieri dalla Canadian Real Estate Association (CREA) che nel suo rapporto mensile mette in luce come nella Greater Toronto Area i prezzi delle abitazioni continuino a viaggiare a velocità sostenuta e come, allo stesso tempo, ci sia stata una nuova massiccia impennata nel volume delle vendite. I dati presentati da CREA sono relativi ad aprile, il mese in cui il governo provinciale ha approvato un pacchetto di misure con l’obiettivo di raffreddare il mercato immobiliare torontino. Secondo gli analisti è ancora prematuro dare una valutazione sull’impatto dei provvedimenti assunti da Queen’s Park. Probabilmente - ammettono gli esperti - i primi dati che daranno un’indicazione sull’impatto dei nuovi regolamenti saranno quelli relativi al mese di maggio.

Il mese scorso, comunque, il mercato immobiliare nella Gta ha proseguito la traiettoria di crescita senza sosta già registrata negli ultimi otto-dieci mesi. A Toronto, conferma la Canadian Real Estate Association, il prezzo delle case ha avuto un aumento medio del 32 per cento su base annua. Rispetto al mese precedente, il costo delle abitazioni in città è cresciuto mediamente del 5 per cento.
Per quanto riguarda il volume delle vendite, ad aprile si è avuto un ulteriore segnale del dinamismo del mercato immobiliare torontino: il numero delle compravendite totale ha subito un incremento del 36 per cento rispetto al mese precedente. A marzo bisogna ricordare che nonostante il costante apprezzamento di tutte le tipologie di unità abitative - appartamenti, villette semi-indipendenti e villette indipendenti - si era registrata una lieve contrazione proprio nel numero delle case vendute e acquistate. E proprio sulla base di questo indicatore gli esperti avevano ipotizzato un primissimo segnale di un possibile raffreddamento del mercato immobiliare. Una previsione questa che, almeno al momento, è stata completamente smentita dai fatti.
Anche perché, come ha fatto notare un analista, il volume delle vendite e i prezzi medi sono due fattori che hanno dei riflessi l’uno sull’altro, ma che non producono per forza di cose un rapporto di causa-effetto. Un esempio è quello che è successo il mese scorso nell’altro mercato immobiliare infuocato del Canada, quello di Vancouver. Qui si è assistito a un vero e proprio crollo del volume delle vendite - circa il 25 per cento in meno su base mensile - ma il prezzo del mattone ha continuato a crescere.
A Queen’s Park, per il momento, il governo preferisce non saltare a conclusioni affrettate. “È ancora presto - ha dichiarato il ministro delle Finanze Charles Sousa - per dire se la tassa sugli acquirenti stranieri produrrà gli effetti desiderati. Quello che vediamo è che ci sono più case sul mercato, e questo è positivo”.
 
 
TORONTO - Accalcate nella sala gremita per due ore e mezza, più di 500 persone hanno preso parte all’incontro avvenuto giovedì sera nella caffetteria al Yorkdale Secondary School. Si è trattato di una “consultazione” tenuta dagli urbanisti e diretta da Cathy Ferguson del dipartimento urbanistico riguardo la proposta presentata dalla Villa Charities Inc (organizzazione privata che si occupa della costruzione di appartamenti per anziani) e il Toronto Catholic District School Board per condividere una nuova struttura dove oggi sorge il Columbus Centre.
L’incontro è iniziato con qualche ritardo. Le apparecchiature per la presentazione non erano state adeguatamente testate prima di iniziare. La folla ha quindi cominciato ad irritarsi da subito. La loro posizione era ben precisa: mantenere e usufruire della struttura appartenente alla comunità, evitandone la distruzione.
“Potete riportare”, si sono offerte Elena Mancini, Mary Nardi e Yolanda Caruso, “che vogliamo mantenere il nostro Columbus Centre: non hanno nessun diritto di portarcelo via. Noi anziani abbiamo delle necessità e non dovrebbero essere dimenticate così facilmente”. 
L’incontro doveva ancora avere inizio. Quando è poi cominciato, la discussione si è svolta in toni accesi contro quelli in favore della proposta.
Il fiduciario scolastico Maria Rizzo, la quale solo una settimana prima aveva affermato che il mantenimento della piscina e della pista al coperto sarebbe stato troppo ingente e quindi fuori questione, ha cercato invano di puntualizzare che la “nuova proposta” adesso li ospiterebbe entrambi. Il nuovo amministratore delegato di Villa Charities è intervenuto affermando che c’era stato da parte del suo Consiglio Direttivo un voto unanime a favore della piscina.
La democrazia è, all’occasione, un disordinato esercizio, come hanno subito capito ambedue.
Il consigliere Josh Colle non ha offerto di meglio. Ha fatto di tutto per farsi ascoltare, ma si era già pronunciato a favore della proposta, offrendo che la pista al coperto sarebbe stata protetta e che la chiesa sarebbe rimasta dov’era. Infatti, ha scritto lui stesso al cardinale riguardo la faccenda. “Questa non può essere l’unica consultazione”, ha detto. Con questa affermazione gli animi si sono riaccesi.
La situazione non è migliorata quando la Planner, Ms. Ferguson, ha ripreso in mano il microfono per spiegare che “l’attuazione della proposta sull’edificabilità secondo gli emendamenti legali non prevede una scuola sul sito”. Questo è solo l’inizio del processo, ha detto, non riuscendo a calmare le urla dell’opposizione.
Coloro che sono intervenuti al dibattito, chi con più trasporto emotivo di altri, hanno iniziato ad analizzare la proposta, mettendone in questione l’onestà delle due organizzazioni che ne sono responsabili. 
Odoardo Di Santo, ex MPP (promotore per i diritti dei lavoratori e dei diritti sociali) ed ex presidente della WSIB, ha marcato l’inconsistenza tra “i numeri e la richiesta nella proposta”. “Quattro meno due non fa cinque”, ha detto comparando le quantità di spazio perso con quelle “a disposizione dopo la costruzione”, e conclude in modo acceso che “stiamo parlando della distruzione del Columbus Centre come nostra eredità culturale”. Ha affermato supportato da fragorosi applausi.
Uno degli intervenuti al dibattito a seguire ha sottolineato che la proposta iniziale per tutto il sito 2 riguardava la costruzione di 3000 appartamenti e ha terminato dicendo, “pensate lo facciano per noi?”
Mary Gatzos, consulente per la costruzione edile, ha protestato che quei numeri fossero nella proposta originale ma il Comune aveva poi ridotta a 2400 unità contemporaneamente a Villa Charities Inc se lo sviluppo “fosse appropriato” per la comunità.
Quest’assemblea di professionisti, imprenditori, residenti e membri del Columbus Centre erano decisi sulla loro linea. Lawrence Pincivero, “sono stato socio per 37 anni e volontario per 40, questa proposta rappresenta una totale mancanza di rispetto per le persone – adesso Seniors - che hanno costruito questa comunità. Se volete aprire una terza scuola sul sito, costruitela nei 2 ettari di proprietà delle Sisters of the Good Sheppard, che sarà presto disponibile”.
Era palese vedere come nessuno sembrava essere rimasto impressionato dalla “visione” della proposta.
Un altro residente ha lamentato al microfono – a grandi applausi- che “il cardinale non ha bisogno di distruggere la comunità solo per ottenere un’altra scuola”. Mancanza di fiducia e disonestà sono emersi come a sottolineare i temi alla base di quella rabbia manifesta.
Joe Nobrega del Wenderley Park Ratepayers Association ha chiesto ai promotori  “di essere onesti e dirci come state pianificando di sfruttare gli altri due terzi del sito di costruzione. Avete altri quattro posti per poter costruire una scuola per evitare di smantellare il Columbus Centre”.
Impazienza e frustrazione sono diventati l’ordine del giorno del meeting. Una signora di origini non italiane, ha espresso il desiderio di “poter usare la struttura tutto il giorno, non solo quando non ne usufruiscono gli studenti”.
Un’altra lamentela viene dalla perdita del Carrier Gallery - con una collocazione unica per la cultura e le arti visive della città - e Piazza Italia. Anche se non italiana, “sono fiero di essere parte della cultura rappresentata da questo posto”, ha dichiarato, “non distruggete ciò che è stato realizzato da un’intera generazione”.
Elio Costa, un attivista professore universitario, ha osservato che, come fatto dal suo opponente politico, Franco Misuraca, il Columbus Centre è stato per due generazioni un centro culturale per la comunità italiana e per le altre  che stanno cercando una leadership per la fondazione di centri paragonabili per le loro comunità. “Da dove è nata questa idea [di demolire e condividere una struttura di minori dimensioni]. Chi ne è responsabile?”, chiede.
Un uomo identificato come Renato ha affermato che “loro vogliono focalizzare l’attenzione sulla scuola mentre edificano altri appartamenti – ci stanno strumentalizzando”, ha avvisato. Chi è nello specifico questo “loro” sottinteso?
L’ultimo intervento è stato fatto da Paul Cavalluzzo, un rinomato avvocato costituzionale, che ha riassunto la faccenda così: questo è un problema di trasparenza e responsabilità. Chi ha preso questa decisione e sotto quale autorità? Credo che l’intero processo debba iniziare d’accapo, ha sostenuto.
Il prossimo incontro è previsto per il 13 giugno, presso la sede del North York Community Council.
 
TORONTO - Non solo palestra, pista al coperto, campi da tennis, caffetteria e ristorante. Il Columbus Centre è molto di più.
Nel grande edificio al 901 di Lawrence Avenue West, da oltre trent’anni, vengono organizzati corsi di lingua italiana, rassegne cinematografiche, mostre d’arte, è possibile consultare libri nella Alberto Di Giovanni Library. E non solo. Qui vengono organizzati corsi di musica, di cucina, di arte, di danza e di lingua italiana. Corsi di italiano, questi, seguiti da italocanadesi spinti dal desiderio di perfezionare la propria conoscenza della lingua ma anche da persone le cui origini non sono nel Belpaese ma che dell’Italia sono innamorati.
Insomma, si respira anche cultura.
La comunità è in rivolta da quando è stato svelato il nuovo progetto che prevede lo smantellamento della struttura e la costruzione entro il 2020 di un altro edificio nel quale accorpare sia la scuola superiore Dante Alighieri che parte del Columbus Centre considerato un simbolo dell’italianità. Non a caso dal Columbus Centre sono passati politici canadesi e italiani in visita in Canada - Andreotti tra questi - tanti campioni sportivi, la Nazionale di calcio italiana che nel 1982 vinse il titolo mondiale, personaggi dello spettacolo come Roberto Benigni, Paola Gasmann, Ugo Pagliai e altri ancora.... 
Vanto dell’intera comunità  è stato per esempio l’inaugurazione nel 2006 da parte del Centro Scuola e Cultura Italiana e della Società Dante Alighieri della prima Casa Dante fuori dall’Italia. Scopo dell’iniziativa è stato quello di onorare il Sommo Poeta attraverso la mostra permanente di quadri, illustrazioni e rare edizioni della Divina Commedia.  
Il Columbus Centre è il fiore all’occhiello della comunità che si è sempre sentita orgogliosa di questo edificio, dove tutto sembra voler celebrare la cultura e il life-style italiano invidiato da tutto il mondo. Ora, tutto questo, rischia di essere cancellato con un colpo di spugna. E chi vede questa struttura comunitaria e culturale come un punto di riferimento  in questa città, non vuole assistere impotente al suo smantellamento. 
Oggi alle 6.30 di sera presso la Yorkdale Secondary School che si trova al 38 Orfus Road ci sarà l’incontro con la comunità che rappresenta l’occasione giusta per poter far presente come il piano di risviluppo della zona non sia di certo la scelta migliore per la comunità. Quella comunità che la direzione di Villa Charities, organizzazione che controlla il Columbus Centre, ha sempre detto di avere a cuore. 
Un nutrito gruppo di persone che sta dando battaglia al progetto voluto da Villa Charities e dal Toronto Catholic District School Board, sarà presente per esternare la propria insoddisfazione e la preoccupazione per il futuro di molte strutture del Columbus Centre che quasi certamente non troveranno posto nel nuovo edificio da condividere con gli studenti della Dante Alighieri. L’invito è quello di partecipare per tentare di far cambiare idea a chi, pensando al risparmio di denaro, ha avuto l’idea di creare una struttura per due entità diverse. In fondo il sito web di Villa Charities  riporta che dal 1971 la sua “missione è essere al servizio della comunità” , essere la “voce della comunità italocanadese” e di “celebrare e promuovere il patrimonio, la cultura, l’arte, il cibo italiani e i valori della famiglia”. Ma nel futuro, se il progetto diventerà realtà, probabilmente non ci sarà più posto per tutto questo.