Corriere Canadese

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«Io che pure sono tifoso della Juve di fronte a certi episodi mi sento imbarazzato» ha ammesso un mio amico che si definisce sportivo nel senso che non tutto deve essere per forza pro bianconero. «Capita sempre a loro», il labbiale di Donnarumma prima che i milanisti andassero a sfogare rabbia e delusione sventrando lo spogliatoio dello Stadium.
Quel rigore che per tutti, eccetto i bianconeri, non doveva essere fischiato, allunga la serie di “aiutini” che gli arbitri concedono alla più potente società italiana. I bianconeri affermano che di rigore ne dovevano avere un’altro, per il fallo su Dybala. È vero, il penalty c’era, ma Massa non l’ha fischiato, sbagliando. Come ha sbagliato nel concedere quello che poi ha dato e che ha deciso la partita. Massa ha fatto due errori,  quello finale è stato determinante.
Senza andar troppo indietro nel tempo, nel capitolo “aiutini” la Juve ha benificiato di due errori determinanti a favore, uno contrario.
Nel campionato 1997-98 un chiarissimo fallo da rigore di Iuliano su Ronaldo non fu dato all’Inter che con quei tre punti avrebbe vinto il titolo.
Il match scudetto 2011-2012 tra Milan e Juve finì 1-1 perchè l’arbitro non convalidò il gol di Muntari che era entrato mezzo metro prima che Buffon lo rinviasse. La Juve vinse anche quello scudetto.
L’unica volta che la Juve perse uno scudetto per colpa di un arbitro fu nel 2000 quando i bianconeri persero a Perugia nell’ultimo match di campionato. La “colpa” di Collina fu di aver fatto continuare a giocare dopo un rinvio di 70 minuti a causa di un temporale.
«Questo scudetto lo avremmo vinto anche senza quel rigore, fossi stato Dybala lo avrei tirato fuori», ha commentato l’atipico tifoso juventino di cui sopra.
 
TORONTO – Ha detto no alla Cina («per il momento»), vorrebbe modificare il salary cup e mette una pietra sopra la Nazionale. Sebastian Giovinco parla in esclusiva al Corriere Canadese alla vigilia della partenza per Philadelphia, dove Toronto Fc giocherà la seconda partita stagionale dopo lo 0-0 all’esordio contro il Real Salt Lake. La stagione passata è ormai alle spalle, così come il rigore sbagliato a Salt Lake City, e lo sguardo della Formica Atomica è puntato dritto verso la prossima finale di Mls Cup.  
La stagione non è cominciata nel modo migliore con quel rigore sbagliato.
«Capita. Ne devo sbagliare ancora di rigori. Spero il meno possibile ma nel calcio ci sta».
Rigore a parte, come hai visto la squadra a Salt Lake City?
«Abbiamo fatto una buona partita e abbiamo controllato bene la gara. Loro hanno avuto forse una o due occasioni in cui potevano far gol ma noi abbiamo controllato la gara. Purtroppo ho sbagliato il rigore altrimenti forse la partita sarebbe cambiata. Nonostante ciò penso sia un buon punto perché non è facile giocare lì, anche per il vento».
È stato il primo pareggio dopo sette sconfitte consecutive per Tfc a Salt Lake City.
«Infatti è un campo difficile e avendo fatto questa prestazione penso sia un buon punto». 
Quanto brucia la finale persa a dicembre? Ci pensate ancora?
«No, non ha senso pensarci».
L’obiettivo di quest’anno però è la vittoria finale.
«Tutti sanno che quest’anno dovremo cercare di arrivare a giocarci un’altra volta la finale».
Nonostante 21 gol e 16 assist tra regular season e playoff la stagione scorsa ti ha riservato anche l’esclusione dagli Europei, quella dai finalisti per il premio di Mvp e la sconfitta in finale di Mls Cup. Quanto ti carica nell'affrontare questa stagione?
«Visto che qua sono abituati a guardare i numeri penso che sia stata una stagione molto positiva, al di là del titolo perso all’ultima gara. Quello però fa parte del calcio. Non penso al passato, penso al futuro e cercherò di migliorare quello che ho fatto l’anno scorso».
Nelle scorse settimane un’offerta dalla Cina ha fatto tremare i tifosi. Perché hai detto no?
«Ho detto no perché ho detto no».
Una scelta di vita o professionale?
«Ho semplicemente detto no perché credo sia giusto dire no in questo momento. Ho ripetuto più volte che sto bene qui, però...»
La Cina è una minaccia per l’Mls?
«Assolutamente sì, è un minaccia per tutti». 
Espn ha fatto un sondaggio in forma anonima con alcuni giocatori della Mls e vorremmo la tua opinione su alcuni dei temi trattati. Preferiresti un torneo con o senza retrocessioni?
«Sono stato abituato sia alle retrocessioni che senza, quindi per me non cambia niente».
Il 79 per cento degli intervistati vorrebbe rivedere il sistema dei salari della Lega.
«Potrebbe essere una cosa importante».
Cosa cambieresti della Mls se fossi commissioner per un giorno?
«Le regole salariali».
Come valuti il livello degli arbitri?
«Sbagliano tutti, non penso che siano gli arbitri il problema».
La scorsa stagione i playoff sono stati troppo lunghi?
«Secondo me c’è stato un break troppo lungo prima della finale».
Il giocatore più scorretto che hai incontrato in Mls?
«Forse Cabrera dei Montréal Impact».
L’80 per cento dei giocatori intervistati ti voleva nei tre candidati al premio di Mvp del 2016 e sei il giocatore a cui farebbero battere il rigore fondamentale in una partita decisiva.
«Dopo sabato magari hanno cambiato idea (ride, ndr)».
Chi vorresti come nuovo Dp nella Mls?
«Credo Ibra».
Michael Bradley e Andrea Pirlo sono stati votati rispettivamente come il secondo e il quarto giocatore più sopravvalutato della Mls. Che ne pensi?
«È una cagata, sono due giocatori forti».
Chi ha tifosi migliori in Mls?
«Toronto, senza dubbio».
La Nazionale è un discorso chiuso ormai?
«Non ci penso più».
Il momento più bello e quello più brutto con Tfc?
«Il più bello la finale di Conference dopo Montréal, il più brutto ovviamente la finale persa contro Seattle».
Mercoledì al Torneo di Viareggio Tfc III sfida la Juventus. Sono le due squadre più importanti della tua carriera. Per chi farai il tifo?
«Non lo so, spero per il Torneo che sia una bella partita. Secondo me vince la Juve, ma spero che il Toronto faccia bella figura».
 
TORONTO - Fischiare rende. A volte il lavoro è frustrante, le critiche sono infinitamente più degli elogi,  il coro di “venduti-venduti” e “sudditanza pisicologica” sono gli aspetti negativi di un lavoro che mette gli arbitri alla sbarra, senza possibilità di difendersi.
 Però l'arbitro italiano di serie A quando a fine mese passa allo sportello della banca può sorridere.  Nicola Rizzoli e soci  nella classifica dei guadagni, sono secondi soltanto ai  colleghi spagnoli. 
La maglia nera dei guadagni in Europa è dei “fischietti” inglesi che per abitrare in Premiership percepiscono 1.170 euro a partite. Per quanto i compensi, la MLS paga ai suoi arbitri dai 565  a 875 dollari a partita.
Da segnalare che tra gli sport maggiori gli arbitri meno pagati sono quelli del football NFL la cui retribuzione annua va dai 25.000 ai 70.000 dollari.
Tornando agli arbitri italiani, alla fine della stagione guadagneranno, tutti insieme, qualcosa come 4 milioni di euro all’anno. La semplice media matematica farebbe circa 180mila euro per ogni direttore di gara dei 22 di A, anche se non è così. 
Perché, sul salario arbitrale, pesano anzianità, numero e tipo di gare dirette, ruolo che si è avuto in quella gara (arbitro centrale o addizionale). 
E questo tralasciando i circa 800mila euro che fino a giugno incasseranno assistenti e quarto uomo. È il conto dei “fischietti” di vertice. 
Ogni arbitro prende 3800 euro lordi a partita più i rimborsi (spese di viaggio, vitto e alloggio in strutture convenzionate ma comunque di medio-alto livello), gli addizionali e gli assistenti mille euro e il quarto uomo 500. 
Questo per il campionato. In Coppa Italia, si va dai circa 1000 euro nella fase iniziale ai 3800 della finale (ovviamente sempre più rimborsi), con la finale di Supercoppa equiparata alla finale della coppa nazionale. 
 questo si aggiunge la quota fissa (chiamiamoli diritti d’immagine) che va dai 45mila euro dei primi anni agli 80 mila degli internazionali (che prendono a gara dai 4.800 euro per gli Elite ai 1.100 euro per i neo immessi nei ruoli Fifa). 
Per gli internazionali, poi, c'è l'opportunità di fare altri soldi in giro per l'Europa e per il Mondo. Le gare Uefa, che rappresentano il maggior impegno dal punto di vista numerico, portano nelle loro tasche 4.800 euro nei turni iniziali e 5.800 dai quarti di finale in poi. 
Meno ricco il piatto per gli assistenti che, comunque, non si possono lamentare: 1.440 euro all'inizio e 1.740 dai quarti in poi. 
Prendendo come riferimento la stagione 2013-2014 di Nicola Rizzoli, giunto fino al Maracana ad arbitrare la sfida mondiale tra Germania e Argentina, il conto è presto fatto: 68.400 euro per le 18 presenze in serie A da primo direttore, 34.600 euro per i gettoni di Champions ed Europa League (7 in tutto tra cui la semifinale Chelsea-Atletico Madrid) e l'indennizzo da 70.000n euro. 
Il totale fa 173.000 e non conteggia le presenze da addizionale di porta e quarto uomo, oltre ai guadagni per la spedizione in Brasile.    
Il Napoli non sa tirare i corner e non li sa difendere. Sembra dimutivo ridurre e questo dato il miracolo prima sfiorato e poi compromesso appunto da due errori di marcatura su tiro d’angolo. Gli azzurri hanno giocato bene a metà. Le scatole sono girate al Real solo nel primo tempo. I Blancos di Zizu, che le suddette scatole le hanno di notevole spessore, nella fase inziale hanno sofferto le frizzanti azioni rasoerba di Mertens e Insigne. 
La rete dell’illusione, siglata magistralmente dal piccolo belga, era stata orchestrata da Hamsik autore di un altro passaggio alla vai e segna come quello di Roma. Peccato che poi Hamsik abbia avuto un peso determinante nel primo gol loro quando ha dato il via, con un passaggio sbagliato, all’azione che avrebbe dato l’angolo su quale Sergio Ramos è andato a colpire in slendida solitudine. Questo gol ha tolto il vento della passione dalle vele azzurre e poco dopo è arrivato il colpo del ko definitivo. Il capitano spagnolo ha ancora colpito su corner, e ironia ha avoluto che sulla trettoria ci mettesse  testa proprio Mertens per la deviazione defintiva.
Sugli spalti del San Paolo c’era San Gennaro, ma il travestimento del tifoso è stato inutile. Il Napoli ha giocato bene a metà, per giocare bene tutta la partita avrebbe dovuto avere maggiore attenzione nel reparto che è satto il tallone di Achille della squadra, la difesa.
 
TORONTO - Ha segnato il primo gol di Toronto Fc in Mls, entrando così nel cuore dei tifosi e nella storia del club. Adesso allena il Toronto Fc III, che sarà la prima formazione giovanile della Mls a partecipare al Torneo di Viareggio. Danny Dichio sembra essere destinato a scrivere la storia del club torontino e per questo alla vigilia della partenza per la Toscana racconta al Corriere Canadese l’emozione di partecipare a uno dei più importanti tornei giovanili al mondo. Un’emozione speciale per il figlio di un pugliese di Cerignola emigrato prima a Milano e poi, per amore, in Inghilterra che a fine anni ’90 ha giocato in Serie A con Sampdoria e Lecce. 
Domani partite per il torneo di Viareggio, è emozionato? 
«Siamo davvero fortunati ad essere stati invitati a questo torneo. Sarà un’esperienza fantastica per tutti: il club, i giocatori e lo staff. È un torneo antico e importante e non credo che i giocatori ne abbiano capito la grandezza. Arriveremo là qualche giorno prima così avranno modo di capire l’importanza di un torneo seguito dalle tv, con squadre di tutto il mondo e dirigenti e talent scout della Serie A».
Qual è il vostro obiettivo?
«Per noi è comunque una vittoria esserci. Possiamo andare avanti nel torneo, sorprendendo gli altri e noi stessi vedendo che possiamo competere con grandi team europei e sudamericani, oppure possiamo renderci conto che siamo ancora lontani da dove vogliamo arrivare. In ogni caso per noi è una vittoria».
Siete in un gruppo molto duro, con Dukla Praga, Maceratese e soprattutto i campioni in carica della Juventus.
«Per me è una cosa fantastica e credo che anche i giocatori non vedano l’ora di scendere in campo. Quando fai tutti i km che faremo noi vuoi giocare contro i migliori, metterti alla prova contro il meglio. Sappiamo che sarà difficile ma c’è un senso di euforia per la possibilità di competere con i migliori e capire se siamo all’altezza. Nel calcio non si sa mai e magari possiamo sorprendere qualcuno».
Chi sono i giocatori su cui puntate maggiormente?
«Ci saranno quattro o cinque giocatori di Toronto Fc II che verranno aggregati alla squadra, come il capitano della nazionale giovanile Liam Fraser, un centrocampista molto bravo, e la coppia di attaccanti che sono appena tornati dalla Under 20: Shaan Undal e Malik Johnson. Abbiamo diversi buoni giocatori che si aggregheranno ai giovani che fanno già parte della squadra».
Che valore ha per lei partecipare a un torneo come questo? 
«Voglio dirlo con chiarezza, come ho già detto ci sentiamo molto fortunati a essere invitati a questo torneo e per me come allenatore sarà un momento bellissimo. Mio padre verrà dall’Inghilterra e starà con noi mentre siamo a Viareggio. Avremo grande seguito mediatico mentre siamo là perché c’è ancora il Carnevale ed è un’occasione speciale. Andare lì come team è fantastico e per me come allenatore è un modo per testarmi e sfidarmi con grandi allenatori. La Juventus Primavera è allenata da Fabio Grosso, che era un grande giocatore».
Quindi si sta allenando per diventare il prossimo allenatore di Toronto Fc.
«Non direi proprio così, mi sto ancora formando. In questo momento mi sto divertendo tantissimo con l’Academy e le giovanili godendomi ogni giorno. Ma sono anche interessato a vedere come i club italiani sviluppano i loro giocatori, perché puoi imparare ogni giorno come allenatore».
Crede che potrete trovare anche giocatori che magari possano in futuro servire a Tfc?
«Chissà, magari sì. Ci sono tanti giocatori nelle Primavera italiane che aspettano l’occasione giusta che però non arriva. Così se vediamo qualcuno che ci interessa possiamo segnalarlo al nostro sistema di scouting, che è molto valido, e chissà».
Giovinco ha vinto due volte il torneo, vi ha svelato il segreto per vincere il Viareggio?
«No, nessun segreto. Però abbiamo avuto una bella chiacchierata a riguardo. Mi ha detto che è un torneo bellissimo e che ogni giocatore della Primavera sogna di giocare nel Viareggio. Lui lo ha giocato e vinto due volte e ha detto che non ci sono pressioni su di noi ma che spera facciamo una bella figura».
A proposito di Tfc, che pensa della squadra per  quest’anno?
«Credo che dopo lo scorso anno abbiamo stabilito a quale livello vogliamo competere come club. Lo staff e i giocatori lo sanno e vogliono nuovi successi. Non dobbiamo dimenticare quello che è successo l’anno scorso, ma ripartire da lì. Abbiamo aggiunto buoni giocatori a una squadra che era già competitiva».
Parlando invece di lei come giocatore, che ricordi ha delle sue esperienze in Italia a Sampdoria e Lecce?
«Sono andato alla Samp da giovane e il tecnico che mi aveva acquistato, Sven Goran Ericksson, era appena andato alla Lazio. Trovai il tecnico argentino Menotti, che ha vinto anche la Coppa del mondo, e per me è stato piuttosto difficile trovare spazio. Così sono andato in prestito al Lecce, dove mi sono trovato molto bene lavorando con un giovane Cesare Prandelli. Ero giovane e giocare in una nazione diversa dalla mia, quella in cui è nato mio padre, è stata un’esperienza bellissima, che non dimenticherò mai. È un calcio molto più tattico di quello inglese ma credo mi abbia arricchito a livello mentale e di gioco perché c’è un modo diverso di preparare e giocare le partite. Avrei voluto rimanere un po’ di più ma dopo un paio di anni sono tornato in Inghilterra».
Segue sempre la Serie A?
«Sì, sono milanista e al momento è piuttosto dura. Ma stiamo migliorando».
A Toronto Fc è circondato da molti juventini, non deve essere facile?
«Potrebbe essere peggio, potrei esser circondato da interisti... (ride, ndr). A parte gli scherzi, a proposito del Milan Montella era alla Sampdoria insieme a me quindi lo conosco bene ed è una gran persona. Non credevo sarebbe diventato un allenatore ma sta facendo bene e se il Milan riuscirà a comprare qualche giocatore e a spendere un po’ durante il mercato credo che lui sia la persona giusta per riportarlo dove merita».