Corriere Canadese

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TORONTO - La partecipazione della formazione Primavera al torneo Viareggio ma non solo. Il presidente di Toronto Fc Bill Manning parla al Corriere Canadese raccontando come si è avvicinato alla storia del calcio torontino, cosa prevede per il futuro di Tfc e come la pensa sulla minaccia cinese alla Mls e sulla nascente Cpl.   
Orgoglioso di guidare il primo club canadese e della Mls che dal 13 marzo parteciperà al torneo di Viareggio, uno dei più importanti tornei giovanili del mondo, Manning sottolinea il suo feeling umano e sportivo con Sebastian Giovinco promettendo ai tifosi dei Reds che il meglio deve ancora arrivare. 
E proprio guardando al futuro il presidente indica in Luca Uccello, Liam Fraser, Aidan Daniels, Steven Furlano e Rocco Romeo le giovani stelle che Toronto Fc III porterà alla Coppa Carnevale. Perché il calcio canadese e soprattutto quello torontino, dice Manning, «hanno un futuro luminoso».
Mr. Manning cosa significa per Toronto Fc l’invito a un torneo giovanile importante come quello di Viareggio?
«Siamo davvero felici, è senza dubbio uno dei migliori tornei giovanili al mondo dove tutti i migliori club d’Italia e del mondo mandano le loro formazioni Primavera. Per noi è importante perché ci permette di misurare il livello dei nostri giovani facendoli confrontare con alcuni dei migliori pari età del mondo. È un ottimo modo per valutarci».
Inoltre permette a Tfc di inserire il suo nome nella mappa del calcio giovanile mondiale.
«Potenzialmente sì. Il mio obiettivo è di partecipare ogni anno a questo torneo con Toronto Fc III e se riusciamo a fare bene questo ci farà senza dubbio da vetrina, dando modo ai nostri migliori giocatori di mettersi in mostra con i club europei. E poi può servire a noi per vedere alcuni giovani giocatori europei per la nostra prima squadra. È anche una grande opportunità per scoprire giocatori».
Un personaggio chiave del vostro sbarco al Viareggio è stato Roberto Bettega. Qual è stato il suo ruolo in questa vicenda?
«Mesi fa era in città e Bob Iarusci lo ha portato al Kia Training Ground per fargli visitare l’impianto. Gli abbiamo mostrato le nostre giovanili e spiegato come lavoriamo, così ci ha parlato del Viareggio dicendoci che conosceva il direttore del torneo. Ha chiesto se eravamo interessati e io gli ho detto assolutamente di sì. Ci siamo messi in contatto con il suo amico che ci ha mandato una richiesta formale di partecipazione su invito di Roberto e ci hanno accettato. Lui ha garantito per noi che siamo una squadra forte e un gruppo professionale che può portare una buona squadra a Viareggio».
È bello vedere che una leggenda del calcio italiano come Bettega è ancora così legata a Toronto.
«Assolutamente sì».
Bettega è anche un simbolo importante dei Blizzard, quindi del calcio torontino pre-Tfc. Lei è stato il primo presidente di Tfc a voler rendere omaggio alle vecchie squadre di Toronto. Perché?
«Penso fosse importante riconoscere il fatto che il calcio a Toronto non è nato nel 2007 con Toronto Fc. C’è una grande tradizione di calcio in città, partendo dal Toronto Italia e prima ancora dal Toronto Metros-Croatia. Che si trattasse dei Blizzard in Nasl o di squadre semiprofessionistiche, c’è sempre stato un ottimo movimento calcistico a Toronto e fingere che Tfc fosse l’unico elemento di calcio in città sarebbe stato da ingenui. Ho sempre pensato che fosse importante quanto queste squadre e questi giocatori hanno fatto ai loro tempi. È una cosa che mi ha aiutato tanto perché ho imparato tantissimo sul calcio in questo mercato e su cosa significa per Toronto».
Prima ha fatto il nome di Bob Iarusci.
«Con Bob abbiamo un amico in comune, Ferdinando de Matthaeis, col quale abbiamo giocato entrambi. Bob ci ha giocato nei Cosmos, mentre quando Ferdinando era un po’ più vecchio ci ho giocato insieme in una squadra di New York che si chiamava Brooklyn Italians. Quando sono stato assunto a Toronto, Ferdi mi ha mandato un messaggio dicendomi di contattare il suo amico Bob Iarusci. L’ho fatto e tra noi è nata una bella amicizia. Ho incontrato anche Joe Frasca, che ha giocato con Toronto Italia e probabilmente quando sono venuti a giocare contro Brooklyn Italians abbiamo giocato contro. Anche il sindaco di Vaughan Maurizio Bevilacqua, che è molto coinvolto con Toronto Fc II, ha anche un passato da giocatore e ha giocato contro Joe Frasca. Anche lui ama il calcio. Ho avuto la possibilità di parlare con tante persone, capire quanto conta il calcio per loro e da quanto tempo è presente in questa comunità, non solo a livello professionistico. Le radici sono molto profonde».
Insomma, frequentava il calcio italocanadese prima ancora di trasferirsi qua.
«Sì (ride, ndr), giocavo con i Brooklyn Italians e ogni anno il Toronto Italia scendeva per giocare contro di noi».
A proposito di calcio del passato, nel 2016 erano 40 anni dalla vittoria dell’unico titolo di Toronto nel calcio. 
«Pensi che Carmine Marcantonio aveva previsto che avremmo vinto 3-0 proprio come loro, invece abbiamo perso ai rigori. Sarebbe stato perfetto». 
Quanto fa male quella sconfitta?
«Fa male, perché è stato un brutto modo di perdere. Abbiamo giocato meglio e la sconfitta ai rigori è quella più dolorosa. La cosa positiva però è che secondo me il meglio deve ancora venire. La nostra franchigia adesso è nelle condizioni di vincere per molto tempo. Abbiamo un ottimo gruppo di giocatori e credo che continueremo ad essere forti. Non posso garantire che vinceremo il titolo ma penso che saremo ogni anno tra coloro che se la giocano». 
Questo è forse il traguardo più importante per una società.
«Assolutamente, perché alla fine contano i risultati. Da luglio in poi abbiamo giocato il miglior calcio della Lega e da questa base ripartiamo per migliorare nella prossima stagione. Abbiamo quasi lo stesso gruppo di giocatori e lo spazio creato nel salary cap ci dà un po’ di soldi da spendere per prendere un paio di elementi. Insomma, il meglio deve ancora venire».
Cosa cambierà nella prossima stagione?
«Nella sua storia Toronto Fc ha avuto un sacco di cambiamenti: tanti giocatori, tanti allenatori e un sacco di confusione. Quindi ho pensato che avevamo bisogno di costanza e ho parlato con il tecnico e lo staff sul bisogno di puntare a far crescere un nucleo di giocatori e creare criteri precisi per il mercato e per scegliere chi acquistare. L’abbiamo fatto e adesso puntiamo sulla costanza». 
Cosa serve per migliorare una rosa che già quest’anno ha dimostrato di essere competitiva? 
«Vogliamo un centrocampista offensivo che possa collegare meglio Seba e Jozy al resto della squadra e magari un difensore, visto che ne abbiamo persi due tra free agency ed expansion draft (Williams e Bloom, ndr). Davanti siamo davvero forti con Sebastian, Jozy e Tosaint (Ricketts, ndr) e siamo anche molto soddisfatti del nostro portiere. Quindi un centrocmapista offensivo e magari uno o due difensori per completare la rosa».
Ci parli di Giovinco.
«Sebastian è ovviamente un grande giocatore, ma è soprattutto una grande persona e questa per me è la cosa più importante. L’ho potuto conoscere bene durante la stagione e non c’è dubbio che voglia vincere. E questo è quello che serve a una squadra, che il suo giocatore migliore voglia vincere con la squadra più di ogni cosa. Quando ho cenato con lui la prima volta siamo andati al ristorante La Vecchia, dove lo chef è calabrese, cosa  che Seba ha apprezzato moltissimo. Lì gli ho chiesto: “Preferisci vincere il titolo di capocannoniere, di Mvp o il campionato?”. Lui mi ha risposto: “Il campionato senza dubbio, ma se divento capocannoniere e Mvp può solo aiutare...”. Lui vuole vincere, per me questo è importante e poi è un buon compagno di squadra. Non sempre la star va d’accordo con i compagni, invece lui è un ottimo compagno di squadra. Ha un ottimo rapporto con Altidore, sono amici e questo si vede anche in campo. La cosa che mi piace di più è che è una bella persona in assoluto, non solo un grande giocatore. Questa è la cosa più importante».
A fine stagione Giovinco si è lamentato per le condizioni del campo, che l’hanno costretto ad uscire sia nella semifinale di ritorno, che in finale a causa dei crampi. Lei stesso ha definito il campo sabbioso, cosa farete per evitare che si ripetano questi problemi?
«Il problema principale è stata la Grey Cup. Visto che non si rigiocherà qui per altri quattro o cinque anni la soluzione c’è già (ride, ndr). In realtà il campo ha retto bene per gran parte della stagione, ma a novembre l’erba non cresce veloce come in estate e abbiamo avuto appena tre giorni tra la Grey Cup e la semifinale contro Montréal. È stata solo una serie di sfortunate circostanze».
Una situazione irripetibile, insomma.
«Sì, un caso unico. So che Sebastian era molto scocciato per questo e ce ne ha parlato. Purtroppo è andata così e la situazione non si ripeterà in futuro».
Come squadra della Mls, vedete la Lega cinese come una rivale?
«È una Lega che sta crescendo molto, sono molto attivi e stanno prendendo molti giocatori spendendo molti soldi. Credo sarebbe da ingenui sottovalutarla. Noi abbiamo un legame con un team cinese il cui proprietario vive a Toronto, quindi stiamo imparando cosa succede là e stiamo anche pensando di andarci per la pre season nella prossima stagione. Non li viviamo come una minaccia, dobbiamo rispettare il fatto che sono attivi nel mercato, cercano buoni giocatori e stanno spendendo anche molti soldi. Li dobbiamo prendere seriamente in considerazione, ma non come una minaccia».
Anche lì però già si parla di un salary cap e di un tetto alle spese.
«Certi prezzi in effetti sono folli».
Si parla anche della nascita di un campionato canadese, la Canadian Premier League (Cpl). Che ne pensa?
«Noi sosteniamo la Canadian Soccer Association (Csa) e il calcio. Più calcio c’è e meglio è sinceramente. Ho parlato con i membri della Csa per vedere se era possibile inserire un nostro team ma credo ci siano ancore molte domande rimaste senza risposta. Non credo che tolga nulla a Toronto Fc perché c’è e ci sarà solo un grande club a Toronto e non vogliamo nessuna confusione sul mercato, ma sosteniamo il calcio. Magari la Cpl può dare ai calciatori maggiori opportunità di giocare e a noi la possibilità di vedere giocatori interessanti e portarli a Tfc se fanno bene. Già nella Ontario League One abbiamo trovato Jonathan Osorio, Mo Babouli e Raheem Edwards. La Cpl può dare un’opportunità ai ragazzi per farsi notare quindi non credo sia una cosa negativa».
Tornando a Tfc, possiamo sperare nell’arrivo di altri giocatori italiani?
«È qualcosa a cui guardiamo con interesse anche se non cerchiamo i giocatori in base alla nazionalità ma alla bravura. Abbiamo un ottimo rapporto con Andrea D’Amico e ci sono giocatori che abbiamo seguito, ma con il salary cap e i tre posti di Dp già occupati è difficile perché vogliono soldi importanti. In più non vogliamo giocatori sul viale del tramonto ma come Sebastian che è perfetto per noi. Siamo però interessati a giovani giocatori e in questo senso il Viareggio sarà un’occasione per vedere all’opera giovani italiani interessanti. Qua c’è una grande comunità italiana e se un altro italiano farebbe avvicinare ancora di più la comunità».
I tre Dp restano di sicuro?
«Sì. Nel calcio non c’è niente di sicuro, ma noi puntiamo su di loro e sono sotto contratto. E poi dopo la sconfitta di quest’anno abbiamo una missione da concludere. Il meglio deve ancora venire».
Sono almeno 30 anni che il Canada si mette in lizza per ospitare un mondiale di calcio. Lo ha fatto anche ieri per bocca del presidente federale Victor Montagliani che ha avanzato l’ipotesi un un mondia a tre, con Stati Uniti e Messico.
Sotto la presidenza di Montagliani il Canada ha ha fallito la qualficazione anche del prossimo mondiale in Russia. Attualmente il Canada è al 117º posto nel ranking Fifa.
Il Canada sino ad oggi ha disputato soltanto un mondiale di calcio. Accadde nell’edizione messicana del 1986 che vide il trionfo dell’Argentina di Diego Armando Maradona.
In quella prima fugace apparizione, la nazionale biancorossa perse, senza segnare un gol, tutte e tre le partite della prima fase e rientrò  in Canada sapendo di non poter ancora competere con i big boys del calcio internazionale.
Il gap esiste ancora oggi, anzi è peggiorato. Se negli anni 80 e 90 il Canada riusciva almeno a raggiungere l’ultimo girone di qualificazione mondiale, oggi si ferma per strada, confermando di non essere all’altezza di competere con Messico, Stati Uniti, Costa Rica e Honduras.
Con i due visti e mezzo di oggi, il Canada è restato costantemente fuori dal mondiale. Il maxi-mundial del 2026 prevede 16 squadre in più ed almeno due di questi posti extra dovrebbero andare alla zona Concacaf. Il che significa che teoricamente il Canada avrebbe quale possibilità in più per qualificarsi.
Ma per qualificarsi il Canada dovrebbe avere una squadra con giocatori all’altezza della situazione. Cosa che al momento non esiste per una ragione molto semplice, vecchissima e irrisolta: la mancanza di una struttura calcistica nazionale e di tecnici qualificati per insegnare ai giovani.
Attualmente il calcio giovanile canadese è in mano ad associazioni dilettanti, che a loro volta dipendono dalla Soccer Association della zona in cui operano, poi dalla associazione provinciale, senza avere alcun contato diretto con la federazione nazionale (Csa). 
Il che significa che i giovani talenti si perdono per strada, qualcuno raggiunge le tre squadre del campionato Mls - Toronto Fc., Montreal Impact e Vancouver  Whitecaps - molti finiscono nelle Università americane dove fanno gol in cambio di una laurea.
Il Canada, insomma, non produce giocatori in grado di raggiungere livelli alti. Oggi non ci sono più gli Stalteri e i Peschisolido. Nel 2026 bisognerà ritrovarli, altrimenti sarà un altro buco nell’acqua.
SPORT SPECIAL -
Nicola Sparano -- Mai nessun giocatore italo-canadese è stato più forte del bomber figlio di un minatore italiano di Sault Ste. Marie

TORONTO -  Il 9 gennaio del 1981 Phil Esposito appendeva al  chiodo bastone da gioco e pattini. In occasione del 36mo anniversario del suo ritiro il sito della Nhl gli ha dedicato un lungo articolo ricordando la sua stellare carriera.
Philip Anthony Esposito nacque nella cittadina dell’Ontario Sault Ste Marie, da genitori italiani. Con il fratello Tony, più giovane di un anno, sfondò nell’hockey quando la Nhl comprendeva appena sei squadre. Tony difese per tutta la sua carriera la porta del Chicago ed ancora oggi è ricordato come “Tony Zero” per aver molto spesso mantenuto inviolata la sua porta.
Per quanto grande sia stato Tony, il fratello maggiore Phil ha fatto meglio al punto da essere considerato il miglior giocatore professionista di origine italiana.
Phil Esposito fece il suo debutto nella massima serie dell’hockey nel 1964, quando aveva appena 21 anni. La prima squadra del ragazzo figlio di un minatore italiano fu il Chicago Black Hawks. Il canadese di Sault Ste. Marie divenne titolare nel 1965 e per tre anni ebbe come compagno di reparto il leggendario Bobby Hull. Nel 1967 il Chicago effettuò un maxi scambio con il Boston nel quale fu incluso Esposito. Per Phil fu il primo passo verso la grandezza. Nella squadra dove brillava un altro fenomeno dell’epoca, Bobby Orr, Esposito cominciò col migliorare di 26 punti il record di 100 punti a stagione.
Bomber nato, poco mobile, ma praticamente inamovibile davanti alle porte avversarie, Phil era soprattutto un opportunista sotto rete. Negli anni ha vinto  tre volte l’Art Ross Trophy che si assegna al giocatore con maggiore numero di realizzazioni. Per sei campionati di fila ha segnato sempre più di chiunque altro. Per sei volte consecutive è stato incluso nella lista All Star e per due volte è risultato essere il miglior giocatore in assoluto del campionato, 1969 e 1974. 
 Nei suoi anni a Boston, Esposito formò con Ken Hodge e Wayne Cashman uno dei migliori terzetti di attacco mai visti. Il Boston con Esposito in campo, vinse  la Stanley Cup nel 1970 e 1972. 
Nella stagione 1970-71  Esposito migliorò il record dei gol raggiungendo quota 76. Il record resistette fino al 1982, quando il fenomeno Wayne Gretzky  ne mise a segno 79.
Tra i tanti trofei vinti in Carriera Esposito vanta anche quello di Atleta dell’Anno che ricevette nel 1972 dopo la famosa Summit Serie di hockey, quando Canada e Russia si affrontarono per stabilire chi fosse più forte sul ghiaccio.
 Fu nel corso di questa sfida che Phil Esposito fece inorgoglire noi italiani in modo particolare   per come reagì ai fischi degli spettatori di Montreal. Dopo che il Canada era stato battuto per 5-3 il figlio del minatore italiano prese il microfono e da centroghiaccio diede una lezione di stile rimasta nella storia.
«Se i russi fischieranno i loro giocatori a Mosca come state facendo voi in questo momento, io verrò a scusarmi con voi, uno per uno, ma non credo che avverrà mai.  Noi abbiamo fatto e stiamo facendo del nostro meglio, voi tutti siete senza cuore. Noi siamo qui perché amiamo  il Canada. Loro sono forti, hanno un ottimo team, noi non sappiamo cosa fare per rendere di più, ma vi prometto che troveremo il modo per migliorare». 
Team Canada alla fine vinse la serie aggiudicandosi l’ultima decisiva partita a Mosca, con uno storico gol di Paul Henderson.
TORONTO - Manca pochino alla conclusione del girone di andata ma l’anno è finito ed è tempo di dare uno sguardo alla prima parte del campionato 2016-17. Ora come ora la Juventus è lanciata verso il sesto scudetto consecutivo, Roma, Napoli e Milan si contendono la seconda piazza, l’Inter annaspa ma sembra in risalita ed in coda il destino di Pescara, Crotone e Palermo sembra segnato.
Tenendo in considerazione che il mercato invernale potrebbe cambiare qualche equilibrio, ecco il pagellone di questa prima fase.
 
ATALANTA 7 - Partenza frenata, poi via col vento. Gasperini ha uno zoccolo duro di giovani talenti che hanno fatto dell’Atalanta la rivelazione di questa porzione di campionato.
 
BOLOGNA 5.5 - La squadra del “formaggiaro” canadese Saputo sta facendo pochino. Donadoni si arrangia con quello che ha.
 
CAGLIARI 6 - Il Cagliari ha incassato tantissimi gol (Sturaro sotto accusa) ma ha fatto 23 punti, il che significa zona sicurezza. Nonostante questo la situazione è tesa, il tecnico Rastelli si è messo contro mezza squadra e rischia di essere cacciato.
CHIEVO 6.5 - La squadra degli Asinelli che volano smentisce regolarmente chi la vede tra le pericolanti.  Passano le stagioni, passano gli inverni, ma i gialloblù sono sempre lì.
CROTONE 5.5 - Nella fase finale del girone di andata ha giocato benino, ma la retrocessione è pur dietro l’angolo. Se i calabresi scendono è anche perché non hanno avuto il sostegno del pubblico di casa quando serviva per affrontare nel migliore dei modi un campionato sconosciuto, la Serie A.
 
EMPOLI 5 - Per salvarsi i toscani dovranno sudare. Alla base dei problemi c’è Saponara che non trascina come prima e un attacco che segna col contagocce.
 
FIORENTINA 5 - Se la proprietà ha problemi con il tecnico, e viceversa, dalla squadra non si può aspettare granchè. Kalinic segna di meno, Borca Valero ha perso sprint e velocità. Di buono c’è Bernardeschi che gioca alla grande.
 
GENOA 6 - Grande con le grandi, piccola con le piccole. Il Grifone nel suo nido di Marassi ha fatto le scarpe a Juventus, Fiorentina, Milan e ha pareggiato con il Napoli. Poi però ha perso punti con le meno titolate. 
 
INTER 4.5 - Nella classifica delle delusioni l’Inter è prima. Troppi galli a comandare nel pollaio cinese-nerazzurro, tre allenatori sei gare perse su 18, settimo posto in classifica e la figuraccia in Europa League. Con Pioli le cose stanno migliorando, ma servirà un girone di ritorno senza passi falsi per poter riprendere una stagione nata davvero male e magari raggiungere la zona Champions.
 
JUVENTUS 8 - La Signora ha nel mirino il sesto scudetto consecutivo che molto probabilmente vincerà. La Juve attuale è la migliore squadra  dell’attuale torneo ma non è migliore di quella del 2015-16 o 2014-15. La banda Allegri in campionato ha subito tre sconfitte, tutte esterne e tutte dopo l’impegno europeo. Poi ha perso la Supercoppa con il Milan a dimostrazione che qualcosa non quadra tra i bianconeri. Higuain ha segnato gol importanti, ma non è uomo squadra. Dani Alvez e Pjanic stanno deludendo. Ora hanno preso Rincon per fargli fare il Gattuso a centrocampo. Mettere le mani sull’agognata Coppa con Le Orecchie sarà molto difficile.
 
LAZIO 7 - Simone Inzaghi sta facendo un mezzo miracolo. I biancelesti sono grandi con i piccoli e piccoli con i grandi. Ma resteranno sempre in alto, almeno in zona Europa League.
 
MILAN 7.5 - Due napoletani sono alla base del miracolo Milan, Montella e Donnarumma. L’arrivo dei cinesi sembra ora certo, per ora non hanno fatto danni. L’ottimo girone d’andata è culminato con la conquista della Supercoppa. Montella sta valorizzando i molti giovani italiani della squadra. L’unico problema sembra essere Bacca ma il Milan lotterà sino alla fine per un posto nella Champions.
 
NAPOLI 7.5 - Terzo posto con gioco e gol. Il Napoli ha assorbito bene la fuga di Higuain e l’infortunio di Milik raggiungendo gli ottavi di Champions ed il terzo posto attuale. Mertens è il punto di forza, Reina l’anello debole della catena. Oltre agli scontri diretti persi con Juve e Roma ci sono stati alcuni pareggi di troppo. Lo scudetto al momento è irraggiungibile, il secondo posto no. 
 
PALERMO 4.5 - Il miracolo è possibile, specialmente se vince in casa, cosa mai accaduta quest’anno. Il tecnico numero tre di questo girone di andata, Corini, ha una montagna come il K2 da scalare.
PESCARA 4.5 -  Partenza fantastica, poi l’inferno. Unica squadra a non aver ancora vinto una partita sul campo, ma Oddo non è stato esonerato. Per la salvezza siamo ai livelli di mission impossible.
 
ROMA 7 - I giallorossi sono la seconda forza in campionato e sarebbero più vicini alla Juve se avessero fatto meglio nella trasferte di Cagliari, Empoli e Bergamo. Catastrofico anche il preliminare di Champions League. Spalletti, Dzeko e Nainggolan sono i punti di forza dei giallorossi.
 
SAMPDORIA 6 - Partenza lanciata per i doriani, poi una serie di brutti risultati. Dopo aver vinto il derby con il Genoa i ragazzi di Giampaolo si sono ripresi e stanno disputando un campionato da onesta metà classifica.
 
SASSUOLO 5 - La sfortuna abita nel Sassuolo. Senza Berardi e Duncan per tutto il girone d’andata, gli uomini di Di Francesco hanno pagato anche l’incredibile leggerezza costata tre punti con il Pescara. Con il rientro degli infortunati il Sassuolo dovrebbe tornare a brillare.
 
TORINO 6.5 -  Toro zoppo in partenza per i tanti infortuni, poi i ragazzi di Mihajlovic hanno ingranato la quarta incamerando punti e consensi soprattutto con “Gallo” Belotti. 
 
UDINESE 6.5 - Del Neri subentrato a Iachini ha dato punti e consensi all’Udinese. La striscia di quattro risultati utili consecutivi ha portato i friulani al centro della classifica.