Corriere Canadese

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TORONTO -  Alcune partite valgo quattro punti. Battendo il Buffalo i Leafs sono restati al terzo posto del loro gruppo (Atlantic Division) la cui classifica, dal secondo posto in poi, è estremamente corta. Il Montreal sta facendo corsa a se, ma il secondo postio del Boston non è affatto al sicuro, visto che i Bruins hanno giocato sei partite in più di Leafs e Ottawa.
Se i Leafs avessero perso la partrita col Buffalo, anche i Sabres sarebbe tornati nel pieno della lotta per un posto playoff.
La seconda parte della stagione NHL continua a sorridere ai Leafs, che per la prima volta hanno ribaltato il risultato a loro favore, annullando il 2-0 iniziale dei Sabres. La grande rimonta è stata decisa dalla rete di James Van Riemsdyk. L’attaccante ex Flyers segna  al 13’ del terzo tempo, portando il risulatto sul 4-2, poi i Sabres riducono lo svantaggio a meno di tre minuti dalla fine senza però risucire a pareggiare. Van Riemsdyk, con questa sua rete,  prolunga la sua striscia positiva: in 8 partite di fila tre tei e 9 assists. Per i Leafs si tratta della nona vittoria nelle ultime 11 partite (9-1-1). In rete anche il giovane asso Auston Matthews che firma il goal numero 22 in stagione, un rookie così prolifico che i Maple Leafs non avevano dal 1996 con Sergei Berezin. Altro dato statistico interessante, sono i punti accumulati dagli esordienti con Toronto che domina questa speciale classifica con un totale di 167, seguita da Winnipeg (53) e NY Rangers (51).
La nota negativa della partita con il Buffalo è l’infortunio partito da Morgan Rielly, la cui gravità non è stata acora accertata, che priverre la difesa torontino di uno dei suoi capisaldi.
Mentre i Leafs battevano il Buffalo, l’Ottawa ha vinto in casa del St. Loouis in una partira ricca di gol, 6-4. I Senators  conquistano la terza vittoria nelle ultime quattro partite grazie alle doppiette di Mark Stone e Mike Hoffman allo Scottrade Center di St.Louis.
Trentesima vittoria per i Columbus Blue Jackets che si tolgono lo sfizio di esser la prima franchigia in stagione a riuscire a raggiungere questo traguardo. Un 4-1 costruito soprattutto nel primo periodo quando Boone Jenner e Brandon Dubinsky hanno capovolto il risultato nel giro di 35 secondi dopo la rete di Sebastian Aho.
 
La Signora è in trouble, in difficoltà. La sconfitta di Firenze è stata la quarta goccia di sangue che ha mandato in frenesia gli squali che vorrebbero pasteggiare con lo scudetto. La Signora è in trouble, ma non out. È come un pugile centrato da un gancio alla mascella che gli ha piegato le ginocchia, senza mandarlo al tappeto, mettendone però a nudo debolezze sospettate e insospettate.
La Signora è in difficoltà per le ragioni che lo stesso Bonucci elenca (vedi articolo pagna 11). Bonucci ha detto la verità, ma non tutta, crediamo. Con l’alibi dei tremila e passa chilometri di distanza azzardiamo una ipotesi e una soluzione alla crisi bianconera. 
L’ipotesi è che con l’arrivo di Higuian lo spogliatoio si sia diviso in tanti piccoli clan. Argentini da una parte, ex jugolavi dall’altra, in mezzo francesi e brasiliani, tutti insieme ad insidiare gli italiani, zoccolo duro e fino ad ora capo clan dello spogliatoio. Fossimo nelle scarpe di Allegri ordineremmo l’applicazione di uno schema semplice, semplice: tutte le palle al Pipita, dicendogli “fai tu” come faceva al Napoli.
TORONTO - A pochi giorni dall’inizio della nuova stagione, Toronto Fc si muove tra mercato e polemiche. Nei giorni scorsi infatti è esploso il caso Will Johnson, col centrocampista canadese che in un’intervista al Toronto Star ha attaccato la società, sostenendo di non aver avuto opportunità dopo il grave infortunio in occasione del gol che ha regalato ai Reds il campionato canadese. Un’uscita che ha creato clamore e polemiche.
Johnson, che ora ha firmato per due anni con Orlando, è poi intervenuto nel programma Red Card di Anthony Totera per spiegare il senso delel sue parole. Qui ha attaccato il tecnico Greg Vanney, di fatto attribuendogli il suo addio ma ha anche sottolineto di essere stato benissimo a Toronto e di avere la massima stima degli ex compagni e del presidente Bill Manning.
Oggi, sempre nel programma di Totera, interverrà Greg Vanney per dire la sua sulla questione. Sembra insomma che la sconfitta contro Seattle abbia lasciato qualche tossìna e che il clima dentro il club non sia dei migliori.
Fonti ben informate lasciano trapelare che Johnson non fosse l’unico ad avere un pessimo rapporto col tecnico americano e sullo sfondo sembra delinearsi anche una sorta di guerra fredda all’interno della società. Con due fazioni ben distinte che cercano di avere la meglio l’una sull’altra. I prossimi mesi diranno se questi sono solo normali screzi in ambito lavorativo o divergenze più pesanti che possono anche influire su prestazioni e risultati della squadra.
Nel frattempo però Toronto Fc ha appena ingaggiato al SuperDraft di Los Angeles il 21 Brandon Aubrey, difensore texano che copre uno dei due posti liberi in difesa di cui ha parlato Billa Manning nell’intervista esclusiva al Corriere di venerdì scorso. Adesso pare che i Reds siano sulle tracce di un terzino destro per fare da riserva a Beitashour, poi sarà il momento del centrocampista offensivo citato da Manning.
Saltato l’argentino Blanco, seguito in estate e diretto forse a Portland, i Reds hanno ceduto due opzioni di scelta al draft per 75mila dollari di spazio nel salary cap. Soldi che serviranno per la mezzapunta ovviamente. Anche se forse l’addio di Johnson lascia un buco in rosa che potrebbe essere più dannoso della polemica sui media.
TORONTO - La partecipazione della formazione Primavera al torneo Viareggio ma non solo. Il presidente di Toronto Fc Bill Manning parla al Corriere Canadese raccontando come si è avvicinato alla storia del calcio torontino, cosa prevede per il futuro di Tfc e come la pensa sulla minaccia cinese alla Mls e sulla nascente Cpl.   
Orgoglioso di guidare il primo club canadese e della Mls che dal 13 marzo parteciperà al torneo di Viareggio, uno dei più importanti tornei giovanili del mondo, Manning sottolinea il suo feeling umano e sportivo con Sebastian Giovinco promettendo ai tifosi dei Reds che il meglio deve ancora arrivare. 
E proprio guardando al futuro il presidente indica in Luca Uccello, Liam Fraser, Aidan Daniels, Steven Furlano e Rocco Romeo le giovani stelle che Toronto Fc III porterà alla Coppa Carnevale. Perché il calcio canadese e soprattutto quello torontino, dice Manning, «hanno un futuro luminoso».
Mr. Manning cosa significa per Toronto Fc l’invito a un torneo giovanile importante come quello di Viareggio?
«Siamo davvero felici, è senza dubbio uno dei migliori tornei giovanili al mondo dove tutti i migliori club d’Italia e del mondo mandano le loro formazioni Primavera. Per noi è importante perché ci permette di misurare il livello dei nostri giovani facendoli confrontare con alcuni dei migliori pari età del mondo. È un ottimo modo per valutarci».
Inoltre permette a Tfc di inserire il suo nome nella mappa del calcio giovanile mondiale.
«Potenzialmente sì. Il mio obiettivo è di partecipare ogni anno a questo torneo con Toronto Fc III e se riusciamo a fare bene questo ci farà senza dubbio da vetrina, dando modo ai nostri migliori giocatori di mettersi in mostra con i club europei. E poi può servire a noi per vedere alcuni giovani giocatori europei per la nostra prima squadra. È anche una grande opportunità per scoprire giocatori».
Un personaggio chiave del vostro sbarco al Viareggio è stato Roberto Bettega. Qual è stato il suo ruolo in questa vicenda?
«Mesi fa era in città e Bob Iarusci lo ha portato al Kia Training Ground per fargli visitare l’impianto. Gli abbiamo mostrato le nostre giovanili e spiegato come lavoriamo, così ci ha parlato del Viareggio dicendoci che conosceva il direttore del torneo. Ha chiesto se eravamo interessati e io gli ho detto assolutamente di sì. Ci siamo messi in contatto con il suo amico che ci ha mandato una richiesta formale di partecipazione su invito di Roberto e ci hanno accettato. Lui ha garantito per noi che siamo una squadra forte e un gruppo professionale che può portare una buona squadra a Viareggio».
È bello vedere che una leggenda del calcio italiano come Bettega è ancora così legata a Toronto.
«Assolutamente sì».
Bettega è anche un simbolo importante dei Blizzard, quindi del calcio torontino pre-Tfc. Lei è stato il primo presidente di Tfc a voler rendere omaggio alle vecchie squadre di Toronto. Perché?
«Penso fosse importante riconoscere il fatto che il calcio a Toronto non è nato nel 2007 con Toronto Fc. C’è una grande tradizione di calcio in città, partendo dal Toronto Italia e prima ancora dal Toronto Metros-Croatia. Che si trattasse dei Blizzard in Nasl o di squadre semiprofessionistiche, c’è sempre stato un ottimo movimento calcistico a Toronto e fingere che Tfc fosse l’unico elemento di calcio in città sarebbe stato da ingenui. Ho sempre pensato che fosse importante quanto queste squadre e questi giocatori hanno fatto ai loro tempi. È una cosa che mi ha aiutato tanto perché ho imparato tantissimo sul calcio in questo mercato e su cosa significa per Toronto».
Prima ha fatto il nome di Bob Iarusci.
«Con Bob abbiamo un amico in comune, Ferdinando de Matthaeis, col quale abbiamo giocato entrambi. Bob ci ha giocato nei Cosmos, mentre quando Ferdinando era un po’ più vecchio ci ho giocato insieme in una squadra di New York che si chiamava Brooklyn Italians. Quando sono stato assunto a Toronto, Ferdi mi ha mandato un messaggio dicendomi di contattare il suo amico Bob Iarusci. L’ho fatto e tra noi è nata una bella amicizia. Ho incontrato anche Joe Frasca, che ha giocato con Toronto Italia e probabilmente quando sono venuti a giocare contro Brooklyn Italians abbiamo giocato contro. Anche il sindaco di Vaughan Maurizio Bevilacqua, che è molto coinvolto con Toronto Fc II, ha anche un passato da giocatore e ha giocato contro Joe Frasca. Anche lui ama il calcio. Ho avuto la possibilità di parlare con tante persone, capire quanto conta il calcio per loro e da quanto tempo è presente in questa comunità, non solo a livello professionistico. Le radici sono molto profonde».
Insomma, frequentava il calcio italocanadese prima ancora di trasferirsi qua.
«Sì (ride, ndr), giocavo con i Brooklyn Italians e ogni anno il Toronto Italia scendeva per giocare contro di noi».
A proposito di calcio del passato, nel 2016 erano 40 anni dalla vittoria dell’unico titolo di Toronto nel calcio. 
«Pensi che Carmine Marcantonio aveva previsto che avremmo vinto 3-0 proprio come loro, invece abbiamo perso ai rigori. Sarebbe stato perfetto». 
Quanto fa male quella sconfitta?
«Fa male, perché è stato un brutto modo di perdere. Abbiamo giocato meglio e la sconfitta ai rigori è quella più dolorosa. La cosa positiva però è che secondo me il meglio deve ancora venire. La nostra franchigia adesso è nelle condizioni di vincere per molto tempo. Abbiamo un ottimo gruppo di giocatori e credo che continueremo ad essere forti. Non posso garantire che vinceremo il titolo ma penso che saremo ogni anno tra coloro che se la giocano». 
Questo è forse il traguardo più importante per una società.
«Assolutamente, perché alla fine contano i risultati. Da luglio in poi abbiamo giocato il miglior calcio della Lega e da questa base ripartiamo per migliorare nella prossima stagione. Abbiamo quasi lo stesso gruppo di giocatori e lo spazio creato nel salary cap ci dà un po’ di soldi da spendere per prendere un paio di elementi. Insomma, il meglio deve ancora venire».
Cosa cambierà nella prossima stagione?
«Nella sua storia Toronto Fc ha avuto un sacco di cambiamenti: tanti giocatori, tanti allenatori e un sacco di confusione. Quindi ho pensato che avevamo bisogno di costanza e ho parlato con il tecnico e lo staff sul bisogno di puntare a far crescere un nucleo di giocatori e creare criteri precisi per il mercato e per scegliere chi acquistare. L’abbiamo fatto e adesso puntiamo sulla costanza». 
Cosa serve per migliorare una rosa che già quest’anno ha dimostrato di essere competitiva? 
«Vogliamo un centrocampista offensivo che possa collegare meglio Seba e Jozy al resto della squadra e magari un difensore, visto che ne abbiamo persi due tra free agency ed expansion draft (Williams e Bloom, ndr). Davanti siamo davvero forti con Sebastian, Jozy e Tosaint (Ricketts, ndr) e siamo anche molto soddisfatti del nostro portiere. Quindi un centrocmapista offensivo e magari uno o due difensori per completare la rosa».
Ci parli di Giovinco.
«Sebastian è ovviamente un grande giocatore, ma è soprattutto una grande persona e questa per me è la cosa più importante. L’ho potuto conoscere bene durante la stagione e non c’è dubbio che voglia vincere. E questo è quello che serve a una squadra, che il suo giocatore migliore voglia vincere con la squadra più di ogni cosa. Quando ho cenato con lui la prima volta siamo andati al ristorante La Vecchia, dove lo chef è calabrese, cosa  che Seba ha apprezzato moltissimo. Lì gli ho chiesto: “Preferisci vincere il titolo di capocannoniere, di Mvp o il campionato?”. Lui mi ha risposto: “Il campionato senza dubbio, ma se divento capocannoniere e Mvp può solo aiutare...”. Lui vuole vincere, per me questo è importante e poi è un buon compagno di squadra. Non sempre la star va d’accordo con i compagni, invece lui è un ottimo compagno di squadra. Ha un ottimo rapporto con Altidore, sono amici e questo si vede anche in campo. La cosa che mi piace di più è che è una bella persona in assoluto, non solo un grande giocatore. Questa è la cosa più importante».
A fine stagione Giovinco si è lamentato per le condizioni del campo, che l’hanno costretto ad uscire sia nella semifinale di ritorno, che in finale a causa dei crampi. Lei stesso ha definito il campo sabbioso, cosa farete per evitare che si ripetano questi problemi?
«Il problema principale è stata la Grey Cup. Visto che non si rigiocherà qui per altri quattro o cinque anni la soluzione c’è già (ride, ndr). In realtà il campo ha retto bene per gran parte della stagione, ma a novembre l’erba non cresce veloce come in estate e abbiamo avuto appena tre giorni tra la Grey Cup e la semifinale contro Montréal. È stata solo una serie di sfortunate circostanze».
Una situazione irripetibile, insomma.
«Sì, un caso unico. So che Sebastian era molto scocciato per questo e ce ne ha parlato. Purtroppo è andata così e la situazione non si ripeterà in futuro».
Come squadra della Mls, vedete la Lega cinese come una rivale?
«È una Lega che sta crescendo molto, sono molto attivi e stanno prendendo molti giocatori spendendo molti soldi. Credo sarebbe da ingenui sottovalutarla. Noi abbiamo un legame con un team cinese il cui proprietario vive a Toronto, quindi stiamo imparando cosa succede là e stiamo anche pensando di andarci per la pre season nella prossima stagione. Non li viviamo come una minaccia, dobbiamo rispettare il fatto che sono attivi nel mercato, cercano buoni giocatori e stanno spendendo anche molti soldi. Li dobbiamo prendere seriamente in considerazione, ma non come una minaccia».
Anche lì però già si parla di un salary cap e di un tetto alle spese.
«Certi prezzi in effetti sono folli».
Si parla anche della nascita di un campionato canadese, la Canadian Premier League (Cpl). Che ne pensa?
«Noi sosteniamo la Canadian Soccer Association (Csa) e il calcio. Più calcio c’è e meglio è sinceramente. Ho parlato con i membri della Csa per vedere se era possibile inserire un nostro team ma credo ci siano ancore molte domande rimaste senza risposta. Non credo che tolga nulla a Toronto Fc perché c’è e ci sarà solo un grande club a Toronto e non vogliamo nessuna confusione sul mercato, ma sosteniamo il calcio. Magari la Cpl può dare ai calciatori maggiori opportunità di giocare e a noi la possibilità di vedere giocatori interessanti e portarli a Tfc se fanno bene. Già nella Ontario League One abbiamo trovato Jonathan Osorio, Mo Babouli e Raheem Edwards. La Cpl può dare un’opportunità ai ragazzi per farsi notare quindi non credo sia una cosa negativa».
Tornando a Tfc, possiamo sperare nell’arrivo di altri giocatori italiani?
«È qualcosa a cui guardiamo con interesse anche se non cerchiamo i giocatori in base alla nazionalità ma alla bravura. Abbiamo un ottimo rapporto con Andrea D’Amico e ci sono giocatori che abbiamo seguito, ma con il salary cap e i tre posti di Dp già occupati è difficile perché vogliono soldi importanti. In più non vogliamo giocatori sul viale del tramonto ma come Sebastian che è perfetto per noi. Siamo però interessati a giovani giocatori e in questo senso il Viareggio sarà un’occasione per vedere all’opera giovani italiani interessanti. Qua c’è una grande comunità italiana e se un altro italiano farebbe avvicinare ancora di più la comunità».
I tre Dp restano di sicuro?
«Sì. Nel calcio non c’è niente di sicuro, ma noi puntiamo su di loro e sono sotto contratto. E poi dopo la sconfitta di quest’anno abbiamo una missione da concludere. Il meglio deve ancora venire».
Sono almeno 30 anni che il Canada si mette in lizza per ospitare un mondiale di calcio. Lo ha fatto anche ieri per bocca del presidente federale Victor Montagliani che ha avanzato l’ipotesi un un mondia a tre, con Stati Uniti e Messico.
Sotto la presidenza di Montagliani il Canada ha ha fallito la qualficazione anche del prossimo mondiale in Russia. Attualmente il Canada è al 117º posto nel ranking Fifa.
Il Canada sino ad oggi ha disputato soltanto un mondiale di calcio. Accadde nell’edizione messicana del 1986 che vide il trionfo dell’Argentina di Diego Armando Maradona.
In quella prima fugace apparizione, la nazionale biancorossa perse, senza segnare un gol, tutte e tre le partite della prima fase e rientrò  in Canada sapendo di non poter ancora competere con i big boys del calcio internazionale.
Il gap esiste ancora oggi, anzi è peggiorato. Se negli anni 80 e 90 il Canada riusciva almeno a raggiungere l’ultimo girone di qualificazione mondiale, oggi si ferma per strada, confermando di non essere all’altezza di competere con Messico, Stati Uniti, Costa Rica e Honduras.
Con i due visti e mezzo di oggi, il Canada è restato costantemente fuori dal mondiale. Il maxi-mundial del 2026 prevede 16 squadre in più ed almeno due di questi posti extra dovrebbero andare alla zona Concacaf. Il che significa che teoricamente il Canada avrebbe quale possibilità in più per qualificarsi.
Ma per qualificarsi il Canada dovrebbe avere una squadra con giocatori all’altezza della situazione. Cosa che al momento non esiste per una ragione molto semplice, vecchissima e irrisolta: la mancanza di una struttura calcistica nazionale e di tecnici qualificati per insegnare ai giovani.
Attualmente il calcio giovanile canadese è in mano ad associazioni dilettanti, che a loro volta dipendono dalla Soccer Association della zona in cui operano, poi dalla associazione provinciale, senza avere alcun contato diretto con la federazione nazionale (Csa). 
Il che significa che i giovani talenti si perdono per strada, qualcuno raggiunge le tre squadre del campionato Mls - Toronto Fc., Montreal Impact e Vancouver  Whitecaps - molti finiscono nelle Università americane dove fanno gol in cambio di una laurea.
Il Canada, insomma, non produce giocatori in grado di raggiungere livelli alti. Oggi non ci sono più gli Stalteri e i Peschisolido. Nel 2026 bisognerà ritrovarli, altrimenti sarà un altro buco nell’acqua.