Corriere Canadese

Il solito pienone alla Toronto Indy riapre le ferite della rinuncia alla F1
 
TORONTO -    Il grande sucesso di pubblico della corsa Indy di Toronto ha confermato, qualora ce ne fosse bisogno, che si fece un errore colossale quando alla fine degli Anni 60 si perse il Gp di Formula Uno, passato da Mosport a Monte Tremblant e poi a Montreal.
   Allora si disse che i residenti della zona della Exibition non erano disposti ad accettere di convivere con i rumori della F1, sia pure per tre giorni.
   Poi arrivò la formula Indy, allora patrocinata dalla Molson, ed il lobby della birreria fece cambiare idea al comune e ai residenti.
   Era il 1977 e da allora la pista sul lungolago ha sempre attirato miglia e migliana di appassionati. Le cifre della corsa di domenica non sono state rese pubbliche, ma gli organizzatori e sorridevano soddisfatti quando hanno visto gli spalti gremiti in ogni ordine di posti.
La corsa di domenica è stata vinta dallo statunitense Josef Newgarden, secondo l’italo canadese Alexander Rossi, terzo il canadese di Oakville, James Hinchckliffe.
Lo statunitense della Penske sfrutta la bandiera gialla del giro 24 e conquista la quinta vittoria in carriera, rilanciandosi anche in ottica campionatoe. Gara da dimenticare per Pagenaud e Castroneves penalizzati dalla neutralizzazione mentre Power si è dovuto ritirare nelle fasi iniziali della gara per un contatto con Scott Dixon.
 La gara. Allo start parte benissimo Simon Pagenaud che però già alla prima staccata è infilato in maniera magistrale da Helio Castroneves mentre poco più indietro Scott Dixon spinge contro il muro Will Power che ritornando in pista colpisce la vettura del pilota neozelandese, è caution. Dixon riesce a rientrare ai box mentre l’australiano, che ha una sospensione danneggiata, è costretto a rientrare spinto dai propri meccanici: è ritiro per il numero 12.
 Al restart sono Castroneves e Pagenaud i protagonisti in pista, con i due che riescono a scavare un solco piuttosto importante su chi insegue, nella fattispecie Graham Rahal. Al giro 24 la seconda ed ultima caution decide, di fatto, la gara: Tony Kanaan, che aveva appena effettuato la sosta, con le gomme ancora fredde va lungo in curva 1 innescando il regime di neutralizzazione, proprio nel momento in cui Josef Newgarden sta effettuando la sua sosta. Sarà l’episodio decisivo in quanto sia Castroneves che Pagenaud si fermeranno pochi giri dopo rientrando a centro gruppo. A beneficiare della caution è anche Scott Dixon che, precipitato nelle retrovie, sta scalando la classifica come capitatogli in Iowa.
 Il giovane leader della corsa, giro dopo giro, incrementa il suo vantaggio su Rossi e Hinchcliffe che lo seguono mentre a centro gruppo impazza la bagarre tra Ryan Hunter-Reay e Simon Pagenaud impegnati in un duello all’ultima ruotata e che vede vincitore il francese Campione in carica.
 Al termine degli 85 giri previsti a trionfare è Josef Newgarden che va a bissare la vittoria conquistata nel 2015, davanti al nostro Luca Filippi, ottenendo il quinto successo in carriera, il secondo stagionale. Dietro di lui completano il podio Alexander Rossi e James Hinchcliffe con Marco Andretti (4°), Simon Pagenaud (5°), Ryan Hunter-Reay (6°), Max Chilton (7°), Helio Castroneves (8°), Graham Rahal (9°) e Scott Dixon (10°) a chiudere la top 10.
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Classifica del campionato che si compatta sempre più visto che i primi 4 sono racchiusi in soli 23 punti: Dixon 423, Castroneves 420, Pagenaud 404, Newgarden 400 con Power e Rahal più staccati a 359.
Prossimo appuntamento con l’Indycar è tra due settimane con l’ Honda Indy 200 in Mid-Ohio sull’ovale di Lexington.
TORONTO – L'anno horribilis è alle spalle. L'Inter deve risalire. Ma da dove cominciare? Lo abbiamo chiesto ai tifosi nerazzurri del club Inter Peppino Prisco riunitisi al Boyd Park per la tradizionale scampagnata. 
Il picnic ha avuto una cornice atmosferica simile al campionato della Beneamata, qualche raggio di sole tra rovesci di pioggia e folate di vento freddo. Il cattivo tempo, però, non ha influenzato pià di tanto tanto lo “zoccolo duro” del tifo interista torontino che ha trascorso la giornata mangiando, bevendo e parlando di calcio.
«Da dove cominciare per la risalita ai livelli di eccellenza propri della storia dell'Inter? Dall'inizio, dalle radice», esordisce il presidente Rocco Cerone.
«Dobbiamo ritrovare l'anima, l'orgoglio di indossare la maglia nerazzurra. Senza questo non andiamo da nessuna parte. La nuova dirigenza si sta muovendo bene in questo senso. Spalletti è uno dei migliori tecnici in circolazione, uno che sa usare bastone e carota. Speriamo che gli comprino i giocatori che ritiene adatti al suo gioco. Chi vorrei in nerazzurro? Facile, Ronaldo e Messi. Ma questi sono sogni proibiti. Personalmente vedrei bene in nerazzurro Bernardeschi e l'atalantino Gomez», conlcude il presidente.
Ciccio Bonofiglio, vice presidente: «Peggio dell'anno scorso non può andare, non deve andare. Ora si deve risalire non a chiacchiere ma con i fatti. Spalletti offre solide garanzie. È un duro, ha le idee chiare. Saprà dove cominciare a mettere le mani per rifare l'Inter. I nuovi boss della Beneamata dovranno sganciare i fondi per comprare gente valida di testa e di gambe. Quest'anno si dovrà giocare per la squadra, non per traguardi personali. Spalletti sa benissimo che si deve un puntellare la difesa e prendere un centrocampista di qualità e quantità. 
A me piace molto Borja Valero. Noi risaliremo. La Juve resta, purtroppo, la squadra da battere. A meno che la vicenda Bonucci non abbia davvero sfasciato lo spogliatoio».
Eligio Paris, segretario: «La dirigenza deve lavorare bene, dare dimostrazione di stabilità. La squadra, il club, tutto l'ambiente deve ritrovare non solo il gioco ma anche quello spirito di gruppo che è mancato l'anno scorso. Dobbiamo prendere due o tre forti difensori. Il portiere lo abbiamo, speriamo che resti. Dobbiamo comprare giocatori italiani perchè gli italiani ce la mettono sempre tutta. Gli “zingari” che cambiano squadra ogni anno, non servono ad un club come l'Inter. Spiace dirlo, ma bisogna cominciare a seguire l'esempio della Juve che è forte perchè la base italiana della squadra è forte. Juve fovorita per il settimo scudetto di fila? La storia dice che prima o poi i cicli si interrompono, i filotti di fermano. Speriamo bene».
Joe Ianniello, the money man, il tesoriere - «La squadra base l'abbiamo, servono un paio di innesti in difesa e un centrocampista con un pò di cervello. L'anno scorso le cose sono andate male dall'inizio e strada facenda sono prima migliorate, poi peggiorate. È mancato lo spirito di squadra, ognuno giocava per sè. Ora con Spalletti dovranno funzionare da squadra. Quest'anno ci riprenderemo, saremo tra le prime tre. Io ci credo».
Tony Romanello, socio da sempre - «Bisogna avere fede, sempre. La squadra deve essere rinfrescata ed rinvigorita. La prima mossa mi sta bene. Con Spalletti non si scherza. Uno che ha gestito la patata bollente Totti saprà far rendere al massimo Icardi e soci. Certo, la difesa ha bisogno di una sistemata e non dispiacerebbe un centrocampista pensante».
Angelo Olivo, socio doc: «Il nuovo presidente cinese deve mettere a disposizione i soldi necessari per rafforzare la squadra. Chi dovremmo prendere? Gente giovane e tosta, gente che corra sempre per 90 minuti».
Giovanni Fiorillo, socio napoletano: «In arte mi chiamano Joooohnny. Io faccio la spola tra Napoli e Toronto. Sono impiegato di due governi, che mi pagano per non fare... niente. Scherzi a parte, io amo l'azzurro del Napoli ed il nerazzurro dell'Inter. Sono socio del club intitolato ad un grandissimo napoletano, Peppino Prisco, perchè sono amico di queste persone eccellenti, capitanate, si fa per dire, dal presidente Cerone, come le quali abbiamo un “avversario-nemico” comune, la... Giube».
 
TORONTO - Il pugilato nacque come la noble art, la nobile arte. Per la verità sul ring di nobile c'è sempre stato poco, o niente del tutto. Dietro molti incontri famosi spesso ci sono stati sospetti di combine. Si va dai match aggiustati di Primo Carnera ai primi due incontri tra l'allora Cassius Clay contro Sonny Liston. Colui che poi sarebbe diventato il “più grande” vinse a sorpresa, prima per abbandono dopo poche riprese, poi per un colpo che neanche la moviola ha mai potuto vedere.
Nonostante i molti incontri aggiustati, la boxe era pur sempre uno sport serio. Ora siamo alla farsa. Perchè la boxe si accinge a sconfinare nel lucroso terreno della MMA, Mixed Martial Arts. 
Alzi la mano chi credeva che fosse possibile l’incontro di cui si parla da mesi tra la leggenda della boxe, Floyd Mayweather Jr., e la leggenda delle MMA Conor McGregor. Ora questo match si farà sul serio, il prossimo 26 agosto a Las Vegas. Si combatterà con le regole della boxe, su 12 riprese.
 In molti si chiedono cosa potrà fare il campione UFC (che ha ottenuto la licenza di boxe in Nevada, nonostante non abbia incontri ufficiali al suo attivo), contro uno dei migliori pugili della storia, che ha chiuso da la propria carriera con uno score di 49-0. È ovvio che, giustamente, il super favorito sia Mayweather, in un match che, stando ai numeri, non ha molto da raccontare, se non a livello mediatico. Al di là di quello che dirà il ring, l’incontro si farà per milioni di buoni motivi. Secondo il Dailymail a Mayweather sarà garantito un guadagno minimo di 100 milioni di dollari, mentre la quota per McGregor si aggira attorno agli 80 milioni, ma una percentuale di quello che guadagnerà l’irlandese andrà all’UFC. La sfida Mayweather vs McGregor sarà a 154 libbre (light middleweight) come spiegato dal patron UFC Dana White, che ha inoltre confermando: «Srà in un ring, è un evento di pugilato. Conor McGregor è un ragazzo che ha fatto molte cose buone qui per lo sport, lui ha voluto questo match, che anche i fan volevano. È sicuro al 100% di vincere questo incontro e io ho smesso di dubitare di Conor McGregor molto tempo fa». 
Anche Mayweathr parlando del match ha spiegato: «Siamo due professionisti che dominano nei propri sport. I fans da tutto il mondo chiedono di vedere questo match e io voglio dare loro quello che chiedono». L’unico che in Mayweather vs McGregor sembra avere qualcosa da perdere è proprio il campione di Grand Rapids che, se andasse in contro ad una (molto improbabile) sconfitta, intaccherebbe la propria leggenda con una macchia che verrebbe ricordata per sempre.
 La surreale sfida lanciata dall’irlandese è stata appoggiata da subito dai vertici UFC, ovviamente attirati dalla pubblicità e dai soldi che questo match potrà generare. Inoltre, anche se in questo caso si tratterà di un match di pugilato, mettendo di fronte due atleti provenienti da discipline differenti, il match non si discosta dallo spirito che diede vita alle Mixed Martial Arts, disciplina che, nei primi anni di vita, era animata proprio dalla voglia di confrontare i migliori fighters provenienti dalle diverse discipline marziali. 
TORONTO - L'amore per il calcio dal vivo ha un prezzo. Un prezzo stabilito dai club, naturalmente. I quali club decidono il costo dei biglietti  in base ad alcuni criteri che si possono soltanto intuire, senza avere certezza, come per esempio la ricchezza pro capite della città, la diponibilità finanziaria dei tifosi delle curve, il grado di attaccanto ai colori sociali da parte dei tifosi più danarosi.
    Dai prezzi ai botteghini relativi al campionato appena concluso risulta che il Napoli è in testa sia alla classifica dei prezzi minimi, sia in quella dei massimi. Al San Paolo, infatti, il prezzo più basso è stato di 10 euro, 45 il più alto.
Il dato di fatto più sorprendente in questo listino dei prezzi è quello relativo al prezzo massimo del Barbera di Palermo, 225 incredibili euro per veder soprattuto perdere la squadra del mangiallenatiori Zamparini. 
Chi ha pagato più di tutti sono stati i  tifosi benestanti dell'Atalanta, i quali per anadare nella tribuna numerata hanno scucito nientedimeno che 320 euro (18 prezzo minimo) ogni 90 minuti. Al terzo posto assoluto c'è il Toro  con 220 euro (20 prezzo minimo).
Tra le squadre big, l'oscar dei prezzi va al Diavolo rossonero: per vedere il Milan dai posti migliori il presso è stato di 160 euro (25 prezzo minimo). Sempre a San Siro l'Inter ha chiesto ai suoi tifosi di mangiarsi il fegato al prezzo di 138 euro (30 prezzo minimo). Roma e Lazio hanno chisto ai propri tifosi quasi lo stesso prezzo: 25 minimo, 110 massimo per i giallorossi; 20 minimo, 100 massimo per i biancazzurri.
   La Juve, strano ma vero, tra le bigfa pagare meno di tutte le altre: 30 minimo, massimo 90. 
Tre tifosi di Toronto che il mese scorso sono andati a vedere Juve-Genoa hanno pagato 100 euro per i posti a bordo campo: «Potevamo quasi toccare i giocatori» ha poi detto uno dei tre che per poter comprare i biglietti si sono dovuti prima iscrivere al Juve Club di Toronto.
Ecco i prezzi al botteghino pagati nella stagione 2016/2017, appena conclusa, negli stadi sportivi del massimo campionato italiano.
Atalanta
Prezzo minimo: 18 €
Prezzo massimo: 320 €
Bologna
Prezzo minimo: 25 €
Prezzo massimo: 95 €
Cagliari
Prezzo minimo: 15 €
Prezzo massimo: 50 €
Chievo Verona
Prezzo minimo: 24 €
Prezzo massimo: 62 €
Crotone
Prezzo minimo: 17 €
Prezzo massimo: 70 €
Empoli
Prezzo minimo: 20 €
Prezzo massimo: 80 €
Fiorentina
Prezzo minimo: 20 €
Prezzo massimo: 130 €
Genoa
Prezzo minimo: 25 €
Prezzo massimo: 100 €
Inter
Prezzo minimo: 30 €
Prezzo massimo: 138 €
Juventus
Prezzo minimo: 30 €
Prezzo massimo: 90 €
Lazio
Prezzo minimo: 20 €
Prezzo massimo: 100 €
Milan
Prezzo minimo: 25 €
Prezzo massimo: 160 €
Napoli
Prezzo minimo: 10 €
Prezzo massimo: 45 €
Palermo
Prezzo minimo: 10 €
Prezzo massimo: 225 €
Pescara
Prezzo minimo: 17 €
Prezzo massimo: 100 €
Roma
Prezzo minimo: 25 €
Prezzo massimo: 110 €
Sampdoria
Prezzo minimo: 20 €
Prezzo massimo: 80 €
Sassuolo
Prezzo minimo: 15 €
Prezzo massimo: 60 €
Torino
Prezzo minimo: 20 €
Prezzo massimo: 220 €
Udinese
Prezzo minimo: 15 €
Prezzo massimo: 180 €
La fucilata di Casermiro è stata come la puntura di uno spillo. Ha fatto scoppiare il pallone dell'illusione juventina. Non si può essere forti soltanto a parole, bisogna correre almeno tanto quanto gli avversari. Ma il calcio italiano, a nostro modestissime parere, ha una marcia inferiore a quella dei big mondiali. In Serie A si corre di meno, forse per scelta, forse per gli arbitraggi che spezzettano continuamente il gioco. In Italia il ritmo è generalmente lo stesso su tutti i campi, quindi la differenza si nota poco. Ma quando si va all'estero cominciano i guai. 
La Juve ha raggiunto la finale con merito, imponendosi in due partite, quando calcoli e tattiche hanno la loro discreta importanza. In una partita secca, invece, conta solo segnare. E per segnare bisogna correre più degli altri, avere il pallone tra i piedi più degli altri.
La Juve a Cardiff ha retto solo un tempo. La magnifica rete alla Piola di Mandzukic aveva ridato vento alle vele bianconere. Una nuova prodezza poteva essere dietro l'angolo. Non c'è stata.
Invece, ecco il crollo totale, immenso, umiliante nel punteggio. Dall'inizio si era visto che il Real era più forte. I blancos più dei bianconeri avevano piedi buoni, corsa infinita e la freddezza realizzativa di quel diavolo di Ronaldo.
Nella Juve Gonzalo Higuain correva col il freno a mano tirato, il tanto celebrato Dybala sembrava un peso mosca contro pesi massimi, Kedira a centrocampo non si è visto. 
La tanto celebrata difesa, infine, non ha retto. Buffon, Bonucci, Chiellini e Barzagli hanno alzato bandiera bianca quattro volte. 
Ora bisogna solo sperare che il quartetto bianconero-azzurro si riprenda mentalmente e fisicamente per il match Spagna-Italia che significa qualificazione diretta a Russia 2018.
Si giocherà il 2 settembre al Santiano Bernabeu, la casa del Real Madrid.
Per quanto riguarda il futuro del club bianconero, nessun problema. Continuerà ad essere un pesce grande nel mare nostrum della Serie A. Per la Coppa con le orecchie bisognerà restare in lista di attesa.