Corriere Canadese

Politica

OTTAWA - Francesco Sorbara sarà ancora il presidente del Gruppo interparlamentare Canada-Italia. La conferma è giunta ieri da Ottawa, dove Sorbara è stato acclamato per la seconda volta alla guida del gruppo. Sorbara, che rappresenta il distretto Vaughan-Woodbridge, farà parte dell’esecutivo del gruppo insieme a  Angelo Iacono e Nicola Di Iorio come vice presidenti, e da Candice Bergen, James Maloney, Jean Rioux, Deborah Schulte, Filomena Tassi e David Tilson.  
Il Canada-Italy Inter-Parliamentary Group è stato fondato nel 1984 e il suo compito è quello di essere un forum per lo scambio di idee e per la promozione delle relazioni tra i due Paesi. 
La possibilità di far parte del gruppo è aperta a tutti deputati federali e a tutti i senatori.
Grande soddisfazione è stata espressa dallo stesso Sorbara. “Sono molto orgoglioso del mio heritage italocanadese - ha sottolineato il parlamentare liberale - ed è un grande onore essere stato acclamato per il secondo termine nella posizione di chair dai miei colleghi parlamentari. Continuerò il mio lavoro con loro attraverso l’associazione per rafforzare e migliorare le relazioni tra il Canada e l’Italia e per costruire sui successi dello scorso anno.
Francesco Veronesi
 
TORONTO - Un incontro positivo, che è servito a rassicurare il settore della componentistica auto canadese circa un possibile indebolimento del Nafta. E a ridimensionare, almeno per ora, l’ipotesi di una revisione dell’accordo di libero scambio che vada a penalizzare questo comparto della nostra economia. È questo in sostanza il bilancio dell’incontro a Toronto tra il primo ministro Justin Trudeau e i rappresentanti di categoria. “Abbiamo percepito che il primo ministro ha una buona conoscenza dell’industria - dice al Corriere Flavio Volpe, presidente dell’Automotive Parts Manufacturers Association (APMA - e delle questioni che hanno un peso sulla competitività dal commercio alle domande del consumatore fino alla fluttuazione finanziaria”.
Nei mesi scorsi il settore, come altri comparti produttivi dell’economia canadese, aveva vissuto con una certa apprensione l’attacco a muso duro di Donald Trump al Nafta e all’ipotesi ventilata dall’inquilino della Casa Bianca di nuovi dazi doganali per le industrie americane che delocalizzano la produzione. 
I timori, dal vertice dello scorso 13 febbraio tra Trudeau e Trump, si sono tuttavia ridimensionati.  “Riguardo il presidente americano - continua - abbiamo rimarcato come dal nostro punto di vista sembra che abbiano avuto un ottimo primo incontro. Il primo ministro ha descritto una forte relazione interpersonale e formale che sono riusciti a costruire un breve tempo”. Nell’incontro ovviamente si è parlato del Nafta.  “Ci hanno chiesto cosa pensavamo fosse importante nella prossima discussione sul Nafta e abbiamo discusso come funziona il Nafta per l’industria auto”.
“Abbiamo ricordato, infine, come il Canada, oltre che negli Usa, stia investendo pesantemente in Messico, dove operano 65 compagnie canadesi in circa 120 centri di componentistica auto, dando lavoro a 40mila persone”.
I conservatori di Patrick Brown sono nettamente in testa: 44 % del consenso, vincerebbero 84 seggi su 122
 
TORONTO - Liberali in caduta libera, conservatori in corsa per formare un governo di maggioranza, neodemocratici pronti a diventare l’opposizione ufficiale a Queen’s Park. 

TORONTO - Non si spegne la polemica politica sulla decisione di Justin Trudeau di accantonare la riforma della legge elettorale. Un attacco a muso duro è arrivato dall’Ndp, che per bocca di Nathan Cullen prima e di Thomas Mulcair alla House of Commons, ha accusato pesantemente il leader liberale. “Trudeau è semplicemente un bugiardo - ha dichiarato il ministro ombra ndippino per le Riforme Democratiche - oggi il primo ministro ha dimostrato il lato peggiore del cinismo politico. Francamente - ha poi aggiunto - sono rimasto abbastanza sorpreso del fatto che per fare un annuncio così importante abbia mandato il suo ministro e non sia venuto lui in prima persona. Trudeau ha mostrato mancanza di coraggio”.
“Certo - ha continuato il deputato neodemocratico - Trudeau non si è fatto troppi problemi a fare quella promessa, ma poi non ha trovato la forza per venire davanti a voi per dire che quella promessa non l’avrebbe più mantenuta”. 
“La tattica è presto detta - ha ribadito Cullen - dire qualsiasi cosa che ti possa far eleggere. Poi, una volta eletto, basta trovare una scusa qualsiasi per giustificare le bugie ai canadesi”. Parole queste che sono poi state ribadite anche da Mulcair in parlamento. 
Ma il primo ministro ha respinto le accuse al mittente. 
“La verità è semplice - ha detto durante il suo intervento alla House of Commons - non c’era consenso sulla strada da prendere. Io preferisco il ballottaggio preferenziale, l’Ndp il sistema proporzionale, i conservatori vogliono fare un referendum: non c’era la possibilità di raggiungere il consenso su una formula”.
Ma Trudeau è stato attaccato duramente anche da Elizabeth May.
“Temo - ha dichiarato la leader verde - che questo tradimento sarà sentito molto pesantemente nei cuori dei canadesi, specialmente tra i più giovani. E il primo ministro non sembra capirlo”.
 
TORONTO - In Italia abbiamo avuto Silvio Berlusconi, negli Stati Uniti è il turno di Donald Trump. Il Canada ora è la nuova arena politica dell’ennesimo milionario che tenta la scalata a un partito per diventare il leader di un Paese occidentale. Kevin O’Leary ha lanciato la sua sfida agli altri 13 candidati alla leadership del Partito Conservatore, primo passo di un possibile lungo braccio di ferro con il primo ministro liberale Justin Trudeau che durerà dal prossimo maggio fino al 2019, quando il Canada tornerò alle urne. 
Ma chi è O’Leary? Nato a Montreal 62 anni fa, figlio di due immigrati - padre irlandese e madre libanese - sin da giovanissimo mostra una grande abilità e passione per il mondo della finanza e degli investimenti. Dopo essersi laureato alla University of Waterloo e aver proseguito gli studi alla Ivey Business School at The University of Western Ontario, O’Leary decide di avviare la sua impresa. E lo fa dal basement di casa sua nel 1986 fondando con altri due soci la Softkey, società specializzata nella creazione di software. Dopo le prime difficoltà la compagnia inizia a consolidarsi sul mercato, puntando sullo sviluppo di programmi educativi per le famiglie e per i bambini. Nel 1993, dopo l’acquisto di altre due società - WordStar e Spinnaker Software - la sua compagnia diventa tra le più importanti di questo segmento di mercato, conquistando la supremazia dopo la scalata a un’altra azienda, la The Learning Company (TLC), che diverrà poi la compagnia principale del suo gruppo. Poi, nel 1999, la svolta: O’Leary vende la nuova azienda in blocco alla Mattel, diventando multimilionario.
Negli anni successivi è protagonista di numerosi altri investimenti, mentre lentamente inizia a diventare un volto televisivo per le sue apparizioni sulla Cbc e sulla Abc. Negli ultimi anni, infine, O’Leary diventa un personaggio pubblico per il suo ruolo nei due reality Dragon’s Den e Shark Tank.
Per buona parte del 2016, quando si stava iniziando a riempire la griglia dei candidati alla leadership conservatrice, O’Leary rende pubblica la sua volontà di entrare in politica per “salvare il Paese da Justin Trudeau”. Ma prima di farlo vuole capire se esiste o meno la possibilità di creare consenso - della base e nei vertici di partito - attorno alla sua potenziale candidatura.
Mercoledì, infine, O’Leary mette da parte le titubanze di questi mesi e ufficializza la sfida agli altri 13 candidati. Nel suo programma, sintetizzato durante alcune interviste televisive, viene identificata la fascia elettorale da recuperare per sconfiggere i liberali alle prossime elezioni: i giovani dai 18 ai 35 anni. Grande enfasi, infine, sulla lotta al debito pubblico e sul rilancio dell’economia.