Corriere Canadese

TORONTO - Le elezioni Politiche in Italia sembrano ormai destinate a svolgersi all’inizio del prossimo anno ma in Nord America le forze politiche sono già attive in vista dell’appuntamento elettorale. Saltata quasi certamente la possibilità di elezioni anticipate, a questo punto sarebbe aperta solo la finestra di novembre che però entrerebbe in contrasto con la Legge di Stabilità che viene votata in quel periodo, i partiti e movimenti presenti nella circoscrizione Centro e Nord America preparano le loro mosse. 
Con una certezza: se il Pd è l’unico partito strutturato sul territorio con circoli e iscritti, Forza Italia si sta muovendo per tornare a rivendicare il proprio ruolo in Nord America dopo il brutto risultato ottenuto nel 2013.
Il partito di Silvio Berlusconi infatti cinque anni fa pagò la fine traumatica dell’ultimo governo del Cavaliere, travolto dagli scandali e dalla crisi economica, che finì per dimettersi e lasciare Palazzo Chigi a Mario Monti. 
E proprio il movimento fondato dall’attuale senatore a vita soffiò a Forza Italia il secondo seggio nella circoscrizione Centro e Nord America mentre il Pd si riprendeva il seggio al Senato e confermava quello alla Camera con l’avvicendamento tra Gino Bucchino e Francesca La Marca.
Subito dopo le elezioni però il movimento di Mario Monti è naufragato tra litigi e scissioni lasciando orfani tutti gli eletti sotto il proprio simbolo. Così a poco meno di un anno dal voto ecco che la deputata eletta con Monti in Nord America, Angela Rosaria “Fucsia” Nissoli Fitzgerald, ha annunciato nelle scorse settimane il suo passaggio  proprio a Forza Italia. 
Una notizia che ha colto molti di sorpresa e che è costata anche qualche critica alla deputata, che dal dicembre del 2013 all’annuncio del suo ingresso nel partito di Berlusconi ha fatto parte del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico di Lorenzo Dellai e Bruno Tabacci.
Nissoli però non è soltanto diventata membro di Forza Italia ma è anche stata nominata coordinatrice per il Nord America del partito. Una nomina che di fatto attribuisce molto potere alla deputata nata a Treviglio, e che sarà interessante capire come influirà sulle prossime candidature a Camera e Senato. 
Negli ambienti vicini al centrodestra nordamericano infatti si parlava della volontà dell’ex senatore Basilio Giordano di cercare una rivincita contro il democratico Turano al Senato. E si faceva anche il nome del figlio dell’ex deputato Amato Berardi come possibile candidato alla Camera in quota Stati Uniti. Tutte voci al momento non confermate e che adesso dovranno avere l’eventuale ok di Nissoli per diventare realtà. Sicura invece, al momento, la nomina di Pasquale Paparella come responsabile di Forza Italia in Canada. Una nomina recente ma fatta prima dell’ingresso di Nissoli nel partito.
Scenario più definito invece per quanto riguarda il Pd, dove le primarie dello scorso aprile hanno aiutato il partito a farsi un’idea di chi possono essere i candidati migliori per le corse a Camera e Senato. La legge elettorale infatti mette in palio un seggio al Senato e due alla Camera, uno a testa per i due partiti più votati. Ogni candidato dovrà quindi correre più contro i membri della propria lista che non contro  quelli delle liste avversarie. La deputata in carica Francesca La Marca dovrà quindi impegnarsi a fondo per tornare a Montecitorio anche nella nuova legislatura. 
Nessuna notizia invece sul fronte del M5s, che alle scorse elezioni non fu particolarmente competitivo ma che dopo questi cinque anni in parlamento potrebbe avere maggior appeal per gli elettori della circoscrizione del Centro e Nord America.

Legge elettorale, sciolti tutti i nodi sul “Tedescum”

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  TORONTO - Dopo il passo indietro di Kevin O’Leary, la vittoria di Maxime Bernier alla leadership tory sembrava sicura. 

TORONTO - Colpo di scena nella corsa alla leadership del Partito Conservatore federale. Kevin O’Leary, che i sondaggi indicavano come uno dei favoriti alla vittoria finale, ha deciso di abbandonare la corsa alla successione di Stephen Harper. Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, O’Leary annuncerà il proprio endorsement a favore di Maxime Bernier, deputato del Quebec con alle spalle ruoli importanti di governo nei nove anni di amministrazione Harper.
Tra le motivazioni che avrebbero spinto O’Leary a lasciare la corsa ci sarebbe, in primo luogo, la risposta molto deludente - in termini di sostegno e di acquisto delle tessere di partito - nella provincia del Quebec. Occorre ricordare che O’Leary, pur essendo nato nella provincia francofona, da piccolissimo si trasferì in Ontario e ancora oggi non è fluente in francese. Un elemento questo che è molto penalizzante per chi aspira a diventare un leader di partito e, in seconda battuta, un primo ministro.
O’Leary è stato da più parti definito come il Donald Trump canadese, soprattutto per il suo conto in banca - quasi mezzo miliardo di dollari - e per alcune sue proposte politiche.
TORONTO - Kathleen Wynne, con un occhio al voto del 2018 e l’altro ai mugugni interni al partito, decide di giocare la carta del reddito di base. E lo fa dando il via a un progetto pilota della durata di tre anni che sarà lanciato in tre comunità dell’Ontario. In questo arco temporale una task force di esperti del governo sarò chiamata a studiare e analizzare al dettaglio gli effetti economici, sociali e di impatto nel settore del lavoro in quello sanitario prodotto dalla presenza del reddito di base. 
Ma di cosa si tratta? La premier liberale ha tracciato ieri a Hamilton le linee guida del progetto pilota. In tutto saranno selezionati 4mila cittadini con i requisiti necessari d’età compresa tra i 18 e i 64 anni. Tutti i partecipanti riceveranno un sussidio base fino a 16.989 dollari all’anno, cifra alla quale si dovrà togliere il 50 per cento del reddito guadagnato a lavoro. Il programma è quindi è finalizzato per chi ha uno stipendio annuale inferiore a quello indicato dal reddito minimo. Ad esempio, una persona che all’anno guadagna 10mila dollari in semplici lavori part time riceverà in aggiunta un assegno del governo pari a 11.989 dollari, cioè 16.989 dollari meno il 50 per cento di quanto guadagnato. In tutto quindi, nell’arco dei dodici mesi, si ritroverà con un reddito combinato - tra stipendio e sussidio provinciale - di 21.989 dollari. 
Per quanto riguarda le coppie, il reddito minimo del governo arriverà a 24.027 dollari meno il 50 per cento di quanto guadagnato a lavoro, mentre è previsto un contributo addizionale fino a 6mila dollari per le persone disabili.
Il progetto pilota sarà avviato a Hamilton (inclusi Brantford e Brant County), a Thunder Bay e a Lindsay. 
Nelle prossime settimane, poi, il governo è intenzionato a lanciare un progetto pilota simile finalizzato però al sostegno esclusivo alle First Nations. “Tutti quanti - ha dichiarato la premier - dovrebbero trarre beneficio dalla crescita economica dell’Ontario. Il reddito di base darà sostegno alle persone nella nostra provincia che vogliono avere una vita migliore”.
Il progetto pilota liberale riecheggia in qualche modo quello del reddito di cittadinanza proposto in Italia dal Movimento Cinque Stelle. 
Al momento l’unica giurisdizione al mondo che prevede il reddito di cittadinanza è l’Alaska, che garantisce un assegno minimo a tutti i cittadini frutto dei proventi del petrolio. In Finlandia invece è previsto un progetto pilota simile su un campione di 2mila persone, mentre progetti analoghi sono al vaglio dei governi in Olanda e in Kenya. 
TORONTO - Kathleen Wynne, con un occhio al voto del 2018 e l’altro ai mugugni interni al partito, decide di giocare la carta del reddito di base. E lo fa dando il via a un progetto pilota della durata di tre anni che sarà lanciato in tre comunità dell’Ontario. In questo arco temporale una task force di esperti del governo sarò chiamata a studiare e analizzare al dettaglio gli effetti economici, sociali e di impatto nel settore del lavoro in quello sanitario prodotto dalla presenza del reddito di base. 
Ma di cosa si tratta? La premier liberale ha tracciato ieri a Hamilton le linee guida del progetto pilota. In tutto saranno selezionati 4mila cittadini con i requisiti necessari d’età compresa tra i 18 e i 64 anni. Tutti i partecipanti riceveranno un sussidio base fino a 16.989 dollari all’anno, cifra alla quale si dovrà togliere il 50 per cento del reddito guadagnato a lavoro. Il programma è quindi è finalizzato per chi ha uno stipendio annuale inferiore a quello indicato dal reddito minimo. Ad esempio, una persona che all’anno guadagna 10mila dollari in semplici lavori part time riceverà in aggiunta un assegno del governo pari a 11.989 dollari, cioè 16.989 dollari meno il 50 per cento di quanto guadagnato. In tutto quindi, nell’arco dei dodici mesi, si ritroverà con un reddito combinato - tra stipendio e sussidio provinciale - di 21.989 dollari. 
Per quanto riguarda le coppie, il reddito minimo del governo arriverà a 24.027 dollari meno il 50 per cento di quanto guadagnato a lavoro, mentre è previsto un contributo addizionale fino a 6mila dollari per le persone disabili.
Il progetto pilota sarà avviato a Hamilton (inclusi Brantford e Brant County), a Thunder Bay e a Lindsay. 
Nelle prossime settimane, poi, il governo è intenzionato a lanciare un progetto pilota simile finalizzato però al sostegno esclusivo alle First Nations. “Tutti quanti - ha dichiarato la premier - dovrebbero trarre beneficio dalla crescita economica dell’Ontario. Il reddito di base darà sostegno alle persone nella nostra provincia che vogliono avere una vita migliore”.
Il progetto pilota liberale riecheggia in qualche modo quello del reddito di cittadinanza proposto in Italia dal Movimento Cinque Stelle. 
Al momento l’unica giurisdizione al mondo che prevede il reddito di cittadinanza è l’Alaska, che garantisce un assegno minimo a tutti i cittadini frutto dei proventi del petrolio. In Finlandia invece è previsto un progetto pilota simile su un campione di 2mila persone, mentre progetti analoghi sono al vaglio dei governi in Olanda e in Kenya.