Corriere Canadese

TORONTO - Una nuova strategia per l’immigrazione, dove si tenga sempre più conto delle esigenze dei datori di lavoro. 
È quanto ha deciso di adottare il governo provinciale sulla spinta del ministro della Cittadinanza e dell’Immigrazione, Laura Albanese, con alcune modifiche che hanno come obiettivo quello di rendere il sistema più flessibile e più ricettivo ai cambiamenti del mercato del lavoro in Ontario. Il ministro nei giorni scorsi ha così annunciato una serie di cambiamenti interni all’Ontario Immigrant Nominee Program (OINP), il programma attivato a livello provinciale per dare una risposta concreta ai bisogni dei datori di lavoro, soprattutto per quelle professioni snobbate nei programmi a livello federale ma di cui le province hanno un disperato bisogno. È stata attivata l’Express Entry Skilled Trades Stream, rivolta concretamente al mondo dei mestieri manuali: muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici, meccanici. Si tratta, in ogni caso, di un programma ancora abbastanza limitato, più che altro dagli ostacoli regolamentari a livello federale. I candidati, infatti, devono aver attivato un profilo per l’Express Entry federale, devono poi avere una conoscenza sufficiente di inglese o francese, devono avere un’esperienza lavorativa nella professione prescelta di almeno dodici mesi in Ontario, e devono essere in possesso di un permesso di lavoro ancora valido. In definitiva, il programma si trasforma in una corsia preferenziale per ricevere la residenza permanente.
Il ministro Albanese, parlando con il Corriere, ha sottolineato come tra gli obiettivi del governo ci siano anche quelli della trasparenza e della semplificazione delle procedure burocratiche. “E vogliamo - ha aggiunto - cercare di recepire e di venire incontro alle esigenze dei datori di lavoro”. 
Nel 2014 il programma di nomine provinciali aveva un tetto massimo imposto dal governo federale di 2.400 posti per l’Ontario. Grazie al pressing dell’esecutivo provinciale e del ministro dell’Immigrazione, questo numero è salito fino a 6mila.
Tra le novità introdotte di recente, c’è anche quella del Employer Job Offer Stream, un progetto direttamente rivolto ai datori di lavoro intenzionati ad assumere lavoratori stranieri. Nel programma sono indicate, passo dopo passo, tutte le impellenze burocratiche e regolamentari che devono essere completate, dall’offerta di lavoro fino all’assunzione.
Insomma, sul fronte dell’immigrazione l’esecutivo mostra il proprio desiderio di voltare pagina, anche attraverso un continuo dialogo con i rappresentanti di categoria e delle parti sociali, come conferma Albanese. 
  Un modello che si guarda con estremo interesse è quello delle province atlantiche, dove un progetto pilota permette ai datori di lavoro di scavalcare completamente il governo e di andare ad assumere i dipendenti all’estero. “Ma non dobbiamo dimenticarci - sottolinea il ministro - che in quelle province esiste solo un grande datore di lavoro, la Irving. Qui in Ontario l’economia è estremamente più complessa e articolata. Ma non nascondo - conclude - che stiamo guardando con interesse a quel modello”. 
Per arrivare, magari, a una maggiore autonomia del governo provinciale sulle esigenze locali di immigrazione rispetto ai vincoli, molto spesso troppo rigidi, imposti da Ottawa.
TORONTO - Continua il boom occupazionale in Ontario. Con un’economia che viaggia a una velocità più sostenuta di quelle di tutti i Paesi G7,  la nostra provincia sta vivendo una fase molto florida sul fronte del lavoro. Gli ultimi dati, quelli riferiti al mese di maggio, parlano della creazione di 19.900 posti di lavoro, la stragrande maggioranza a tempo indeterminato. Su base annuale in Ontario sono stati creati 86mila posti di lavoro e con i dati di maggio sono stati ben otto su dieci i mesi nei quali è stato possibile registrare un’impennata occupazionale. Il tasso di disoccupazione si attesta così al 6,5 per cento.
Secondo le nuove proiezioni nel 2017 la crescita dell’occupazione in Ontario dovrebbe tradursi in 97mila posti di lavoro netti - calcolati cioè facendo la differenza tra i posti creati e quelli persi - con una crescita dell’1,3 per cento. Il 2016, invece, si era concluso con un aumento occupazionale dell’1,1 per cento corrispondente in 76.400 nuovi posti di lavoro netti.
Il boom occupazionale in Ontario ha poi delle conseguenze anche a livello nazionale. Stando ai dati di Statistics Canada, infatti, a maggio in tutto il Paese i nuovi posti di lavoro netti sono stati 55.000, con l’Ontario, il Quebec e la British Columbia che da soli hanno contribuito alla creazione di 47mila posti di lavoro. Tutte le altre province e territori hanno chiuso con un saldo positivo, ma la crescita è stata molto limitata.
A livello nazionale il tasso di disoccupazione è lievemente salito al 6,6 per cento, anche perché - spiega l’Istituto nazionale di statistica - più di 78mila persone sono entrate attivamente nel mercato del lavoro alla ricerca di un posto.
Tornando all’Ontario, il governo ha accolto molto positivamente i dati di maggio. “La crescita nell’occupazione - ha dichiarato il ministro delle Finanze Charles Sousa - che stiamo vedendo è un riflesso della nostra economia vibrante, dinamica e innovativa”.
TORONTO - Paga minima, farmaci gratuiti per gli under 24, costi dell’energia elettrica. Queste tre importanti riforme annunciate e attivate dalla premier Kathleen Wynne saranno al centro della battaglia elettorale che porterà al voto provinciale del prossimo anno. I tre principali partiti in corsa per Queen’s Park dovranno per forza di cose confrontarsi su questi tre temi e molto probabilmente l’esito finale della consultazione elettorale sarà deciso proprio dalle risposte che i tre leader sapranno dare alla sfida lanciata dal governo in carica. Nello specifico, le modifiche apportate dall’esecutivo liberale sul fronte delle bollette della luce sono già entrate in vigore, con un taglio complessivo - deciso in due scaglioni - che ha raggiunto il 25 per cento rispetto ai costi sostenute dalle famiglie dell’Ontario nel 2016. La riforma delle ricette farmaceutiche, invece, entrerò in vigore a partire dal gennaio 2018: in sostanza, tutte le persone con 24 anni o meno non dovranno più pagare le medicine che necessitano di ricetta medica. La rivoluzione nel settore lavorativo, invece, entrerà in vigore in maniera progressiva. Già da ottobre le paghe minime saliranno da 11.40 a 11.60 dollari all’ora. Da gennaio il balzo arriverà a 14 dollari all’ora, mentre a partire dal 2019 la paga minima in Ontario sarà di 15 dollari all’ora.
I liberali. Il compito della premier liberale Wynne è probabilmente il più semplice, almeno sulla carta. Si tratterà semplicemente di difendere le sue riforme e di assicurarsi che l’implementazione e la realizzazione dei cambiamenti arrivino con il minor numero possibile di scossoni. Gli elettori andranno alle urne dopo aver goduto per 6 mesi degli aumenti della paga minima e del risparmio su  medicinali molto spesso costosissimi.
I neodemocratici. Andrea Horwath si trova in una situazione scomoda. La leader ndippina per anni ha sostenuto la necessità di aumentare la paga minima fino a 15 dollari. Ora che il suo piano è stato realizzato dalla premier liberale, la Horwath sarà costretta a schierarsi a favore di un’iniziativa della rivale politica. Sul fronte dei farmaci l’Ndp ha proposto medicinali gratuiti per tutti gli under 65: ma non tutti i 4.400 che necessitano di ricetta medica, ma solo 125 definiti essenziali. 
I conservatori. E qui viene il difficile. Patrick Brown ha attaccato per mesi il governo per le bollette della luce alle stelle, ma alla prova dei fatti ha votato contro il taglio del 25 per cento senza fornire un piano alternativo. Il leader conservatore si è poi detto contrario all’aumento delle paghe minime e anche in questo caso non ha offerto una soluzione diversa. Sul pharmacare, Brown ha bocciato la riforma senza fornire però un programma dettagliato da proporre agli elettori.
 
TORONTO - Anche se la campagna elettorale ufficialmente non è ancora partita, da ieri è iniziato il conto alla rovescia per il voto provinciale. Tra un anno, infatti, gli elettori dell’Ontario saranno chiamati alle urne per decidere se dare nuovamente fiducia alla premier liberale Kathleen Wynne o se voltare pagina guardando a destra verso il conservatore Patrick Brown o a sinistra verso la neodemocratica Andrea Horwath. Davanti a noi avremo dodici mesi che si preannunciano carichi di tensione, con una campagna elettorale infuocata e con tante novità che potrebbero incidere in modo significativo anche sull’esito finale della consultazione in programma il 7 giugno 2018.
Le novità. Cambia la composizione demografica della provincia e cambiano anche il numero e le composizioni dei distretti elettorali. Alle scorse elezioni del 2014 i seggi a disposizione erano 107, con l’imperativo categorico per i partiti di arrivare a quota 54 per assicurarsi la maggioranza assoluta a Queen’s Park. Nel 2018, invece, i seggi in palio saranno 122, ben 15 in più: chi punta ad avere un governo di maggioranza nell’assemblea legislativa provinciale, dovrà per forza di cose raggiungere il numero magico 62. 
Un’altra sostanziale differenza rispetto al passato è rappresentata dalla rivoluzione sul finanziamento ai partiti. A partire dallo scorso gennaio, il governo ha messo al bando le donazioni ai partiti politici da parte delle grandi aziende e dei sindacati, prassi che invece prima era permessa. In vista di queste elezioni saranno permesse, quindi, solamente donazioni personali che però non potranno superare i 3.600 dollari all’anno. Il nuovo modello, tuttavia, ha attivato una nuova forma di entrata per la politica, quella del finanziamento pubblico: ogni partito, in sostanza, riceve annualmente 2.71 dollari per ogni voto ricevuto nella precedente consultazione elettorale.
Il Partito Liberale. I liberali in Ontario sono al potere dal 2003, quando l’allora leader del partito Dalton McGuinty sconfisse alle elezioni il conservatore Ernie Eves e il neodemocratico Howard Hampton. Da allora i grit hanno vinto le elezioni del 2007, del 2011 e del 2014, queste ultime sotto la guida di Kathleen Wynne. Il partito della premier, dopo un periodo difficile nei sondaggi, è tornato prepotentemente in corsa per la riconferma nel 2018 e questa anche grazie a un evidente cambio di marcia nell’azione di governo che ha portato all’approvazione del pharmacare universale per gli under 24, alla riforma del lavoro con la paga minima a 15 dollari all’ora dal 2019, all’assistenza all’infanzia universale, al taglio delle costi energetici per le famiglie del 25 per cento e al pacchetto di misure per raffreddare il mercato immobiliare nella Gta. Il rischio principale per la premier è che l’elettorato dell’Ontario, dopo quasi 15 anni di governo liberale, possa optare per un fisiologico cambiamento nel nome del principio dell’alternanza.
Il Progressive Conservative. Ed è proprio sulla possibile voglia di cambiamento degli elettori che Brown vuole fare leva per arrivare al potere. Negli ultimi mesi i sondaggi lo danno come candidato premier da battere, anche se resta da stabilire quale sarà l’impatto in termini di consenso delle ultime riforme dell’esecutivo liberale. Per i conservatori il rischio principale è rappresentato, almeno per ora, da una disarmante pochezza programmatica - basta pensare che, dopo mesi di polemiche, Brown non ha ancora presentato la sua alternativa al piano energetico delle premier, mentre il suo giudizio sulla riforma della paga minima è stato un interlocutorio “vedremo” - dalle polemiche sulle nomination contrastate e dalla presenza di alcuni candidati francamente impresentabili nominati grazie al passo indietro dei loro avversari.
L’Ndp. Nell’area progressista Andrea Horwath cerca di rinserrare le fila e di rimettere le mani nella piattaforma programmatica del partito, dopo essere stata scavalcata a sinistra dal governo sulla rivoluzione dei farmaci e sulla paga minima. Per ora i sondaggi sono abbastanza incoraggianti, ma il rischio principale è che l’elettorato di centrosinistra finisca per premiare le riforme della Wynne.

 TORONTO - Arrivare a una assistenza all’infanzia universale. È questo l’obiettivo del nuovo pacchetto di misure presentato ieri dal ministro Indira Naidoo-Harris che, se dovesse essere approvato, metterebbe l’Ontario sulla scia del Quebec nella presenza di posti assicurati all’asilo nido per tutti i bambini sotto i 4 anni.