Corriere Canadese

Ontario

TORONTO - «Sono felice, le scuse dello York Region District School Board sono un primo passo necessario per poter ripartire su nuove basi, per poter riacquistare fiducia nel Provveditorato». 
Charline Grant è soddisfatta anche se, come dice, la strada è ancora lunga per correggere tutti i gravissimi errori fatti dal Board che si è macchiato di razzismo, islamofobia e mancanza di trasparenza riguardo le spese dei trustee. 
Un anno dopo essere stata insultata con l’appellativo di “n...” dalla trustee Nancy Elgie sono finalmente giunte le tanto agognate scuse. «Il Board ha anche accettato di mettere in pratica una dozzina di linee di condotta per affrontare il razzismo, inclusa la formazione per tutto il personale», continua la Grant che ha ottenuto anche le scuse anche per la comunità di colore dal provveditorato che con un mea culpa ha riconosciuto di essere stato “ostile” e “sprezzante” verso le preoccupazioni delle famiglie che avevano denunciato episodi di razzismo. 
La Grant ha deciso di sporgere denuncia per “violazione dei diritti umani” allo scopo di costringere, come lei stessa afferma, il provveditorato della York Region a prendere sul serio il problema del razzismo”. 
Dopo il rapporto shock stilato dai due ispettori Patrick Case e Sue Herbert e consegnato al ministro della Pubblica Istruzione Mitzie Hunter, le magagne del Board sono venute a galla, confermando una volta di più la situazione “invivibile” e il clima di “omertà e paura” creato nel Board in particolare dal direttore all’Istruzione J. Philip Parappally. «Indietro non si può più tornare per cui, ora che il ministro Hunter sta monitorando la situazione per vedere se le 22 raccomandazioni da lei fatte vengano implementate  il Board non ha altra scelta se non quella di correggere il tiro - dice la Grant - qualcosa sta già cambiando. Parappally,  che ad esempio si è rifiutato di rassegnare le dimissioni, è stato finalmente messo alla porta dai trustee. Inoltre tante raccomandazioni fatte dal ministro Hunter iniziano ad essere applicate nella pratica».
Le scuse a Charline Grant rappresentano quindi il primo, importante passo verso un futuro migliore in seno al Board della York Region sia per gli studenti che per le loro famiglie. «Inizialmente tutto quel che volevamo erano delle scuse e di conseguenza il riconoscimento dell’esistenza di determinati problemi - conclude Charline Grant - ora che sono arrivate occorre continuare a lavorare per migliorare la situazione. Queste scuse sono solo l’inizio, la base per poter ricominciare, dopo tanto tempo, ad avere fiducia nel Board». 
TORONTO - Continuano le polemiche scatenate dai tweet di Maxime Bernier contro i due milioni di dollari promessi dal primo ministro Justin Trudeau per aiutare le popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto dello scorso anno. Stavolta a commentare l'infelice uscita del favorito nella corsa alla leadership del partito conservatore federale, sono i principali attori della politica provinciale, il premier Kathleen Wynne e il leader dell'opposizione Patrick Brown.

TORONTO - Patrick Brown accetterà le nomination dei suoi candidati solamente quando avrà luce verde da parte di un revisore esterno. La decisione del leader del Progressive Conservative si è resa necessaria dopo le denunce di numerose associazioni locali del partito dove la nomina di un candidato è stata ferocemente contestata dagli avversari. Brown ha deciso così di affidarsi alla PricewaterhouseCoopers (PwC), una compagnia di consulenze e verifiche del settore privato, che in sostanza dovrà controllare il rispetto delle procedure previste dal partito nella sessantina di circoscrizioni sparse in tutto l’Ontario che ancora devono eleggere il proprio rappresentante in vista del voto provinciale del 7 giugno 2018.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le polemiche a livello locale, con alcuni candidati che hanno accusato gli avversari - membri dello stesso partito - di non aver rispettato le regole e di aver in sostanza manomesso le regolari procedure relative alla nomine.
Uno dei casi più eclatanti, riportato dal Corriere Canadese, era quello che aveva coinvolto Konstantin Toubis nel nuovo distretto di King-Vaughan. Toubis, già candidato a livello federale nel 2014 nelle fila del Partito Conservatore guidato allora dal primo ministro uscente Stephen Harper, aveva accusato la dirigenza del partito di aver bocciato la sua candidatura senza una spiegazione, violando tra l’altro lo stesso regolamento del Progressive Conservative. Il presidente del partito, Rick Dykstra, aveva difeso la decisione della dirigenza, definendo le regole “delle semplici linee guida suggerite”, una spiegazione che aveva suscitato una nuova ondata di polemiche. Nel meeting nel quale si doveva votare per la nomina del candidato era stato necessario addirittura chiamare la polizia per calmare gli animi. 
La decisione di Brown secondo Toubis arriva troppo tardi, anche perché il controllo sul rispetto delle procedure non avrà effetto retroattivo. 
“La domanda da fare - si chiede Toubis in un post su Facebook - è chi li ha assunti (i revisori della PwC, ndr) e qual è il senso di questa azione, visto che le poche persone che hanno creato questo casino in molti distretti sono gli stessi dirigenti del partito”.
Lo scorso weekend la presidente dell’associazione di partito di Ottawa West Nepean, Emma McLennan, aveva scritto a Brown sottolineando le sue preoccupazioni circa la regolarità del voto per la nomination. Nell’urna infatti sono state trovate 28 schede in più rispetto al numero dei regolari iscritti al voto. E il risultato tra i due candidati è stato deciso al fotofinish: Karma MacGregor, infatti ha battuto lo sfidante Jeremy Roberts per appena 15 voti. E se il direttore esecutivo del partito Bob Stanley ha certificato la vittoria di MacGregor, l’altro candidato ha lanciato una richiesta formale d’appello.
La polemica è stata poi alimentata anche dal duro scontro che sta avvenendo a Newmarket-Aurora, dove la vittoria dell’8 aprile di Charity McGrath Di Paolo è stata duramente contestata per presunte violazioni delle procedure previste dal regolamento, che tuttavia devono ancora essere accertate.
Insomma, il clima interno ai conservatori provinciali è arroventato, nonostante i sondaggi continuino ad identificare il Progressive Conservative come il partito da battere all’appuntamento elettorale del prossimo anno.
 
 
 
TORONTO - La rivoluzione nella copertura sanitaria come apripista per vincere le elezioni del 2018. L’introduzione di un pharmacare universale per tutti coloro che hanno meno di 25 anni in Ontario, ha ovviamente come obiettivo quello di ribaltare i rapporti di forza e gli equilibri politici che si sono consolidati in questi mesi - con i tory nettamente in testa e il Partito Liberale staccatissimo -  invertire la tendenza nei sondaggi e rimettere in pista il partito. Anche perché il provvedimento compreso nel budget presentato a Queen’s Park giovedì scorso avrà, effettivamente, un grosso impatto sulle tasche dei contribuenti della provincia.
Stando ai calcoli presentati dal ministro delle Finanze Charles Sousa, la copertura finanziaria annuale necessaria sarà di 465 milioni di dollari a partire dal gennaio 2018. Questo permetterà di garantire farmaci gratuiti - laddove prima era necessario pagare insieme alla presentazione della ricetta medica - per i 4 milioni di cittadini dell’Ontario che hanno meno di 25 anni d’età. 
Sempre secondo il governo, prima della riforma dell’esecutivo guidato dalla premier Kathleen Wynne erano già 600mila gli under 25 dell’Ontario che non pagavano i farmaci con ricetta. Di questi 370mila per le condizioni economiche delle famiglie e gli altri per la presenza di determinate patologie che richiedevano la prescrizione di farmaci costosissimi ai quali contribuiva - totalmente o in parte - lo stesso governo.
Stando ai dati del ministero della Sanità provinciale, un cittadino su quattro in Ontario non ha alcun tipo di copertura sanitaria aggiuntiva, se non quella garantita dall’Ohip. Con le modifiche che entreranno in vigore il prossimo gennaio, gli under 25 avranno accesso a circa 4.400 farmaci senza dover pagare nulla. È la prima provincia canadese ad aver attivato una strategia farmaceutica di questo tipo.
Nell’ultima Finanziaria provinciale il governo ha deciso di aumentare gli stanziamenti destinati al sistema sanitario: nei prossimi tre anni la spesa aumenterà di 7 miliardi di dollari, pari a un più 3,3 per cento.
Wynne quindi negli ultimi mesi ha attivato tutta una serie di politiche che dovrebbero, almeno nelle sue aspettative, rimettere in corsa il partito di maggioranza a Queen’s Park. Si va dal taglio complessivo del 25 per cento dei costi delle bollette della luce alle misure approvate per raffreddare il mercato immobiliare, passando poi per il progetto pilota del reddito di base che sarà lanciato nelle prossime settimane in tre municipalità dell’Ontario. 
TORONTO - Non finisce così. Lo avevano detto i genitori degli studenti della Our Lady of Peace quando lo scorso 28 febbraio i trustee hanno deciso di chiudere la scuola. La promessa è stata mantenuta ed oggi si terrà l’udienza per l’ingiunzione in tribunale allo scopo di bloccare la contestata decisione del board.
Sembra non esserci pace nel sistema scolastico canadese che da tempo è al centro di polemiche e controverse decisioni. Lo York Region District School Board, ad esempio, dopo gli episodi di razzismo, islamofobia, viaggi dei trustee a spese dei contribuenti e quant’altro, è sotto la lente d’ingrandimento del ministro Hunter. Dopo che i due ispettori inviati per far luce sulle magagne del board hanno riportato una situazione insostenibile, il board ha licenziato il direttore all’Istruzione Parappally. 
Non è meno controversa la situazione in seno allo York Catholic School Board, dove nonostante la Ourl Lady of Peace sia una scuola al limite della capienza e di successo per quel che riguarda i risultati accademici dei suoi studenti, il Board ne ha decretato la chiusura. A nulla sono valse le lettere di sostegno di Andrea Horwath, di Patrick Brown, di Steven De Luca e di Marilyn Iafrate. A nulla sono valse le manifestazioni dei genitori e della comunità. La scuola, se un giudice non rovescerà il MPAR e il voto, a giugno chiuderà i battenti. Quel che sembra accomunare l’operato dei due provveditorati è la mancanza di trasparenza e di elasticità nel considerare altre opzioni che non siano quella già deciso essere la “giusta”.
Lo scontento e la rabbia continua a salire. I genitori dei ragazzi che frequentano la Our Lady of Peace, dopo aver contattato l’avvocato Daniel Camenzuli, hanno iniziato la loro battaglia in tribunale. «Con l’udienza per l’ingiunzione speriamo di ottenere che la scuola rimanga aperta anche per il prossimo anno scolastico - dice De Matteis, genitore tra i più agguerriti - in pratica chiediamo al giudice di emettere un ordine per bloccare il processo di transizione per un determinato periodo in modo che nel frattempo venga portato a termine un controllo giudiziario del processo PAR-MPAR».
I genitori, nonostante le difficoltà, continuano a sperare che i propri figli possano continuare a frequentare la Our Lady of Peace: «Se il controllo giudiziario sarà, come speriamo a nostro favore, la Our Lady of Peace non chiuderà».