Corriere Canadese

Ke kasino intorno a Gigio.
La bufera è scoppiata per il suo non voler restare nel pentolone del Diavolo nonostante il rinnovo miliardario.
Condannare Gigio per il gran rifiuto ci può stare, specialmente se si tira in ballo la riconoscenza che un ragazzino di età, ragazzone di altezza, non ha avuto per il club che da nessuno lo ha fatto diventare una stella della porta.
Moralmente il portierone nato l'ultimo anno del secolo scorso ha torto marcio.
Ma nel calcio esiste la morale, la riconoscenza, l'attaccamento alla maglia?
No, non esiste. E su questo non ci piove.
Nel calcio non ci sono più bandiere, l'ultima era quella di Totti.
Meno di un anno fa pareva logico che Higuain andasse alla Juventus “per vincere”, oggi Gigio ha la prospettiva di approdare al Real Madrid a 19 anni e per motivazioni che, da un certo punto di vista, sembrano pure discutibili, dovrebbe restare al Milan. 
Anni or sono Fabio capello giurò sui figli che non sarebbe mai andato alla Juve.
Tre giorni dopo ci andò.
Gigi Buffon e Alex Del Piero restarono alla Juve anche quando la Signora finì in Serie B per il pastrocchio di Calciopoli.
Ma anche quelli erano altri tempi, altre circostanze. Allora la decisione di due assi non fece scalpore perchè sul fuoco della polemica soffiavano altri argomenyti.
Oggi Gigio è accerchiato per colpa sua, ma anche del suo manager Raiola e dello stesso club rossonero. 
Il pastrocchio-contratto doveva essere risolto prima, ma Galliani era in uscita, mentre Fassone, uomo di punta della nuova era cinese, era in entrata e nella circostanza si è comportato come un elefante in una cristalleria. 
Gigio è finito nell'occhio del ciclone per questo, ed altro.
L'altro ieri gli hanno scaraventato addosso un mucchio di dollari falsi.  Lui non li ha raccolti. Perchè tra poco avrà quelli veri da buttare via. 
Ka niusciuno è fesso, avrà detto Gigio.
Perchè di dollari veri - comunque finisca questa calda telenovela estiva - presto ne avrà le tasche piene. 
Figuratamente e fisicamente.
TORONTO - Si conclude oggi la visita in Italia di Justin Trudeau. Dopo la due giorni del G7 di Taormina, la visita ad Amatrice di domenica e gli incontri di ieri con Papa Francesco e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il primo ministro si appresta oggi a intervenire alla Sala della Regina di Montecitorio. In mattinata, prima del discorso alla Camera dei Deputati, Trudeau incontrerà i presidenti dei due rami del parlamento italiano, Laura Boldrini e Pietro Grasso. 
Nel primo pomeriggio il primo ministro sarà ricevuto dal premier italiano Paolo Gentiloni: al termine del vertice i due leader terranno una conferenza stampa congiunta. 
La visita nella capitale continuerà quindi con la partecipazione di Trudeau a una tavola rotonda alla quale prenderanno parte numerosi rappresentanti del tessuto imprenditoriale italiano. Il primo ministro, durante un’intervista concessa al Corriere Canadese, aveva sottolineato l’importanza dei rapporti economici tra Canada e Italia in vista anche della piena implementazione degli accordi di libero scambio contenuti nel Ceta. Questo ultimo incontro della sua visita in Italia conferma le intenzioni rivelate al nostro giornale.
 
Justin Trudeau e la moglie Sophie insieme a Papa Francesco
Toronto - Siamo ormai alle porte del vertice del G7 che vedrà i maggiori leader mondiali riunirsi nella suggestiva città siciliana di Taormina.
I preparativi per questo evento di rilevanza internazionale sono ultimati, così come, ormai consuetudine in questo periodo storico, sono state rinforzate le misure di sicurezza in seguito agli ultimi avvenimenti di Manchester di lunedì scorso.
Per le strette stradine che percorrono tortuose la città, militari e polizia senza sosta setacciano ogni angolo. Una vera e propria fortezza, con pattuglie nei punti nevralgici di entrata per bloccare l’accesso ai non residenti. Perfino lo spazio aereo sovrastante è stato temporaneamente chiuso.
La peculiare topografia di Taormina è di certo problematica nel quadro logistico di accoglienza per il summit. Le viuzze di stampo medioevale che si inerpicano su per il Monte Tauro che la ospita, tra scalinate e ripide salite, renderanno di certo complicato il raggiungimento delle sedi adibite ad accogliere il vertice, come il Palazzo dei Congressi.
Ma al di là di ogni possibile problema logistico o tecnico, grazie a questo evento la Sicilia ha la sua chance di risplendere e mostrarsi in tutto il suo splendore nell’oscurità che si addensa in questo periodo in cui tragici eventi sembrano essere presenti all’ordine del giorno.
Il governo italiano, collocando il G7 a Taormina, ha simbolicamente portato il mondo in Sicilia. 
I siciliani, che per natura sono sempre stati mossi dal desiderio incessante di andare e “seminare per il mondo” senza mai perdere l’amore profondo e il legame che li lega alle proprie origini, hanno visto “ritornare il mondo nella loro Sicilia bedda”.
Di certo la calda atmosfera che accoglierà i leader dei sette paesi che presiederanno il summit, aiuterà ad alleggerire i contenuti trattati tutt’altro che leggeri. Se a questo magari si aggiungerà una bella granita con tanto di brioche per accompagnare, di certo agevolerà gustosamente i vari processi decisionali.
 

  

Nella foto: Amatrice distrutta dal terremoto

TORONTO - Amatrice nel cuore. Con questo spirito tanti italocanadesi si sono recati ad Amatrice, città particolarmente colpita dal terremoto per consegnare personalmente ai ragazzi orfani e alle famiglie disagiate 155mila dollari. Una somma di denaro importante, questa, che è stata raccolta da 12 associazioni, due delle quali statunitensi. Il denaro, diviso in 20 assegni tutti dello stesso importo, è stato consegnato da una delegazione di italocanadesi originari della Valle Peligna, Friuli e Basilicata, ad altrettante famiglie terremotate.

Della delegazione hanno fatto parte Feliciano Pingue, Aldo Di Cristoforo, Nicola Radice e Giuseppe Miani. «Non è tanto denaro ma lo abbiamo raccolto con il cuore, con il solo scopo di strappare un sorriso a chi è stato colpito duramente dalla sorte e sta vivendo un dramma troppo grande per essere dimenticato», hanno detto i componenti della delegazione. Una azione, questa, che ha toccato le corde del cuore delle persone che hanno beneficiato del denaro: molti con gli occhi pieni di lacrime hanno ringraziato le persone che, pur vivendo così lontano, hanno voluto far sentire il proprio sostegno a chi si trova in difficoltà.
La cerimonia di consegna, alla quale non hanno partecipato il sindaco e i consiglieri comunali, ha avuto luogo in una struttura adibita in seguito al terremoto a casa parrocchiale dove viene celebrata la messa e si svolgono le cerimonie a carattere religioso. Al termine è stato servito un buffet con prodotti tipici della Valle Peligna.
 
TORONTO - Non è ancora stata ufficializzata e già la lista per il Comites “Uniti per la comunità” è al centro delle polemiche. Dopo l’attacco pubblicato ieri dal Corriere dell’ex presidente del Comites Luigi Tosti a quella che ha definito «una lista di partito» che porterà a un «Comites divisivo», arrivano oggi le risposte di Luca Buiani e Daniela Sanzone, entrambi candidati nella lista in questione.
«Ho la massima stima di Luigi Tosti, che ha fatto un ottimo lavoro come presidente del Comites nei limiti della situazione - dice Buiani al Corriere Canadese - abbiamo però voluto presentare una lista parzialmente nuova che non vuole assolutamente essere partitica, tanto è vero che in molti nella lista non sono iscritti al Pd e nemmeno simpatizzanti».
Con questa lista, continua, «vogliamo essere operativi e valorizzare le competenze e tutte le iniziative che organizzazioni appartenenti alla comunità stanno portando avanti per creare il massimo di unità possibile all’interno della nostra comunità e per questo ci chiamiamo “Uniti per la comunità”».
Buiani è uno dei cinque iscritti al Pd presenti nella lista e per pochi mesi è stato anche membro del precedente Comites, scioltosi poi per mancanza di numero legale a fine marzo. Ma nonostante si sia dimesso pochi mesi dopo l’elezione non sconfessa completamente quell’esperienza.
«Le idee che erano state portate avanti dal Comites precedente erano molto positive, ma purtroppo la situazione ha impedito un efficace svolgimento della loro azione - spiega - Proprio per questo nella lista ci sono persone come Attilio Dell’Anno, me stesso e Francesca Tibollo che ne facevano parte».
Stavolta però, sottolinea Buiani,  «i nostri candidati non contano in base ai voti che portano ma alle loro competenze. Non è importante essere famosi quanto essere capaci e competenti».  
Una secca smentita alle accuse di Tosti arriva anche da un’altra candidata della lista “Uniti per la Comunità”, la giornalista Daniela Sanzone. 
«Non ho nessuna affiliazione con nessun partito e non voglio averla - dice Sanzone al Corriere - la mia candidatura è assolutamente fuori da ogni partito politico. Mi sono candidata perché mi sembra che finalmente ci siano persone nuove, ci sono molte donne e poi perché mi piace l’idea di fare qualcosa per la comunità».
«Il motivo per cui mi sono candidata in questa lista è che era fuori da questo tipo di giochi - aggiunge l’ex volto di Omni News - non ho nessuna intenzione di far sì che giochi politici possano entrare in questa cosa. Spero invece che si possa lavorare bene con queste persone che si sono candidate e che ci siano dei valori condivisi, tra cui aiutare la comunità, essere al servizio dei cittadini e fare in modo che si possano fare delle cose che sono interessanti per tutti quanti».
Insomma, sottolinea ancora una volta Sanzone, «questa non è una lista di partito e non verranno appoggiati aspetti partitici del Pd.  È una lista di persone con background diversi, molto motivate a metterci del tempo».
E soprattutto, secondo lei, è una lista che ha l’obiettivo di tagliare i ponti col passato e ripartire da zero. 
«Ci siamo imposti un po’ tutti - spiega - perché i nomi fossero nuovi o perlomeno non legati a problematiche del passato, perché vogliamo lavorare su principi diversi che siano al servizio delle persone».
Secondo una nota pubblicata sulle pagine Facebook di alcuni candidati, la lista “intende operare in vari ambiti: scuola e cultura, nuova immigrazione dall’Italia, outreaching, e questioni più tradizionali, quali cittadinanza, pensioni, rappresentanza degli italiani all’estero” e per farlo dovrà raccogliere 200 firme autenticate entro il 15 maggio.
Intanto ci sono state due modifiche nella composizione della lista. Rispetto ai nomi pubblicati ieri dal Corriere escono Gina Valle e Giuseppe La Marca ed entrano al loro posto Franco Gaspari e Attilio Dell’Anno.