Corriere Canadese

L’elezione alla presidenza del Parlamento europeo conferma la centralità di Roma

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TORONTO - Ad ogni azione corrisponde una reazione. Questo è vero nella politica come nella fisica, anche se l’osservatore casuale è spesso inconsapevole del suo ambiente. In un mondo consumato dall’attenzione verso il prossimo giuramento del presidente Trump, l’elezione di Antonio Tajani come presidente del Parlamento Europeo non potrebbe arrivare in un momento più propizio per il Canada.
Tajani è un politico devoto eurocentrico. Ex giornalista, con radici politiche conservatrici, le sue sortite nella politica italiana non lo hanno mai portato ad essere eletto, nazionalmente. Di conseguenza, nell’arco degli oltre due decenni lui ha raffinato la propria abilità politica e personale come un parlamentare europeo non di parte - con l’approccio “prima viene l’Europa” - un politico dedicato ad un federalismo di lungo respira. 
Il suo approccio urbano, a volte schivo, non polemico e non aggressivo ha conquistato la maggioranza degli europarlamentari del Centro e del Centrodestra. La sua nomina rappresenta un cambiamento positivo rispetto al suo predecessore, Martin Schulz, il cui comportamento a volte abraviso e dismissivo molto spesso ha reso difficile la costruzione del consenso. 
Tajabi potrebbe dimostrarsi un alleato prezioso del Canada nel processo di ratifica del CETA. La sua storia dimostra come lui abbia sempre sostenuto quelle strategie volte alla crescita e allo sviluppo rispetto all’austerity e alla riduzione delle spese. Il suo è un approccio globalista più che nazionalista.
Il Canada che è impegnato e si basa sull’accesso di mercato per il suo benessere, specialmente alla luce del protezionismo del presidente eletto Trump, avrà bisogno di amici nel più grande blocco commerciale del mondo - l’Europa - per mitigare i suoi rischi.
E aiuta il fatto che, sia il suo ministro degli Esteri Chrystia Freeland, che il suo ministro del Commercio estero Francois Philippe Champagne parlino italiano. Mentre questo non è prerequisito per il dialogo in un ambiente multietnico e multilinguistico come l’Europa, sicuramente aiuta a costruire affinità naturali e rende più facili le relazioni tra persone che potrebbero non aver bisogno dell’uso di traduttori, eccetto che per l’esattezza della documentazione ufficiale.
Ugualmente importante per il team canadese è la relazione tra Tajani e il suo ex collega politico, il ministro italiano degli Affari Esteri Angelino Alfano, che è anche il leader del segmento politico di Centro Destra del Parlamento italiano.
Alfano recentemente ha iniziato ad esprimersi con un linguaggio che è decisamente più ultramontano.
Forse si tratta del riflesso dell’impatto del suo capo ufficio, l’ex ambasciatore in Canada, Gian Lorenzo Cornado. L’ambasciatore è un evidente filo-canadese, avendo espletato tre diversi incarichi qui in Canada. Lui conosce il Canada, la sua dinamica Canada-Stati Uniti e la dipendenza del Paese nel commercio extra-territoriale come nessun altro diplomatico nella memoria recente. 
L’Italia avrà un ruolo chiave nella riorganizzazione, reale o di facciata, dell’Unione Europea. Tajani ha sconfitto un altro italiano, suo amico personale, Gianni Pittella, attorno al quale si era coalizzato il partito della sinistra europea. 
Pittella è anche un amico personale dell’attuale primo ministro Paolo Gentiloni e dell’ex primo ministro Matteo Renzi, adesso segretario del Pd.
Il punto centrale di tutto questo è che a prescindere dalle sfide della nuova amministrazione a Washington, alla quale il Canada deve giustamente prestare grande attenzione, i nostri interessi internazionali non sono limitati ad un unico mazzo di carte.
 
 

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Joseph Volpe

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