Corriere Canadese

TORONTO - Donald Trump ha concluso la prima “uscita” nel mondo da Presidente. I consiglieri hanno sperato che tutto andasse secondo lo scritto. Al G7 di Taormina,si è raggiunto l’accordo solo sul terrorismo ed una mezza marcia indietro sul commercio. Trump torna a casa gongolando per aver dato una lezione alla vecchia Europa, ma con gli stessi problemi e le differenze riguardo ai cambiamenti climatici, alle relazioni con la Russia, ai migranti, da lui considerati potenziali terroristi islamici. 
In Arabia Saudita ha venduto 110 miliardi di armi, un colpo grosso per l’industria americana degli armamenti. Papa Francesco ha parlato, di pace,di clima e di migranti. Ma ai membri europei della NATO ha rudemente intimato in pubblico di aumentare i contributi ,verosimilmente per dotare l’alleanza di più armi, un altro ottimo affare .Nessuno ha avuto l’ardire di chiedergli: “Armi da usare contro chi?”
Trump non ha parlato di diritti umani in Arabia Saudita ai 50 capi di stato Sunniti,la maggior dittatori. Anzi ha detto chiaro e tondo di vedersela con i loro problemi perché l’America non è più interessata a portare loro la democrazia ed i valori del mondo occidentale.
Mentre parlava, in contemporanea, dagli Stati Uniti si apprendeva un’altra delle sue erratiche uscite. Pare abbia telefonato al Presidente delle Filippine Duterte, notorio per aver assassinato centinaia di trafficanti di droga senza giudizio e per avere esortato i soldati a stuprare le donne. Trump si è congratulato con lui per il buon lavoro fatto.
L’unica ossessione di Trump è l’Iran, il nemico da combattere anche se i terroristi, dalle Torri Gemelle in poi, sono tutti di matrice sunnita e la maggior parte radicalizzati nelle “madrasse”, le scuole islamiche finanziate dall’Arabia Saudita. In Israele ha parlato di amicizia e di voler operarsi per la pace. Cosa che ha anche detto ad Abbas il presidente della Palestrina. Come avevano fatto tutti Presidenti americani da Carter a Reagan a Clinton ai Bush e Obama. Belle parole .Intanto i palestinesi non hanno uno stato e Israele seguita a costruire illegalmente insediamenti nelle terre occupate .Durante la visita di Trump è avvenuto il tremendo atto terroristico a Manchester in cui sono stati uccisi 25 persone tra cui giovani e bambini . Quasi contemporaneamente nell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo hanno trovato la morte 33 persone in maggior parte bambini ed in Egitto un altro atto terroristico contro i Cristiani ha reclamato la vita di 26 persone tra cui molti bambini. A Taormina gli europei non hanno fatto breccia su Trump che è stato irremovibile. 
Non abbiamo sentito parola sui poveri,di cui si occupa spesso Papa Francesco e nemmeno della fame nel mondo.
Eppure per la prima volta dal 2011 le Nazioni Unite hanno usato la parola “carestia” spiegando che un milioni di persone nel Corno d’Africa ,Gibuti,Yemen,parti della Nigeria, Somali , Sudan meridionale sono ” sull’orlo della carestia” e 20 milioni di persone vivono malnutriti e sull’orlo della fame in zone dove non hanno avuto raccolti. 
 Si ha l’impressione che queste persone sono numeri come se non esistessero, forse perché lontane da noi. Eppure nel mondo non c’è carenza di prodotti alimentari come grani,riso, soia ecc.. Anzi secondo l’agenzia di notizie Reuters ” Sulle piste degli aeroporti, sui parcheggi e nei campi sono ammucchiate tonnellate di vettovaglie” che non giungono a chi muore o soffre la fame perché manca la volontà politica di spedire un po’ della sovrapproduzione che giace inutilizzata alla Somalia,al Yemen, alla Nigeria e al Sudan Meridionale. I poveri non fanno notizia. Nei notiziari della TV fa colpo il soprabito fiorito della moglie di Trump Melania, del costo di 51 mila dollari americani.
I paesi della fame sono quelli dove c’è guerra civile e terrorismo e dove in molti casi la carestia non ha nulla a che vedere con la siccità e la mancanza di piogge.
Trump torna a Washington tronfio di aver vinto sugli europei e della vendita di 100 miliardi armi all’Arabia Saudita. Compiaciuto di se stesso ha voluto essere generoso e ha dato un contentino anche a Papa Francesco,promettendo 350 milioni di dollari per i poveri.
 

  Dear editor: I attended the public meeting on the Villa Charities Dante Alighieri proposal, May 11. And no I am not Italian. I watched and listened as whispers of skepticism (this is a “done”, no, “dumb”, deal) turned to shouts of anger. 

No “leaders”, “decision-makers”, from the sponsoring agencies were there for the “consultation” – at least none that identified themselves. Was the exercise “beneath their dignity”?
Someone lost control of the agenda really quickly. It was painful to watch.
Eventually – maybe it had been planned - the “decision-makers” in this whole ordeal felt they needed to say something. So, one of them, the School Board, sent 3 high school students to address the crowd on their behalf. Cute. This was a crowd of well-versed, educated, financially sound members of society. Not your typical “give them a free loaf of bread and they’ll come” types.
Those present had no patience for such antics and the three grade 10 high school students from Dante Alighieri Academy– who had nothing prepared to say other than “we know this sucks for you, but we like our school and would like a new one” – attracted more than their share of negative reaction, before they were forced to sit down (note to self: investigate new meaning of educational term “academy”).
Could the School Board have a least prepared the students with a better speech, one with facts and figures?  Noneof those grade 10 students will be around, if and when their proposed new school is built, in 2020. The crowd by this point had waited an hour and a half for answers. A long time to hear from the “Leaders” responsible for the planning proposal. The crowd became irate - justifiably so.
The school board finally sent their Messiah to speak to the crowd, another not-so- shy grade 10 student, with a prepared speech. “You guys are all yelling and stuff, what would you do if it were Jesus standing up here”. This had to be a joke.
Listen kid, tell the Leaders who sent you out here as the sacrificial lamb to send us Jesus instead; we’ll get the answers we want.  He doesn’t hide behind anyone.  This crowd was ready for Jesus.  The first question they’d have posed to him: “why have you not blessed the big chiefs with the tongue of the Holy Spirit? Why are they all mute?”
That single utterance of “what would you do if it were Jesus standing up here” backfired.  It sent the City, Villa Charities Inc, the TCDSB and Centro Scuola all running to hide deeper in the hole they have dug for themselves. 
They lacked the courage to defend their sacrificial lamb from the wrath of the Community’s tongues. One hesitates to suggest what else they lack.
Jesus turned the tables on the tax collectors and tax evaders, once. Something is awry with the so-called Community chiefs in charge of lot 19. They are playing poker with our tax dollars. 
Please, someone call Jesus and personally invite him to the next meeting.
Breaden Ray
 
TORONTO - Arriva la raccolta firme per fermare la demolizione del Columbus Centre. L’iniziativa lanciata da Franco Misuraca del Comitato Tricolore, nasce - si legge nella petizione - per fermare quella che “è diventata un oggetto di tentativo di speculazione sulla proprietà”.
“Il Columbus Centre - continua - rappresenta un punto focale e un patrimonio della comunità italocanadese. Quindi non deve essere soggetto di speculatori di proprietà”.
“La comunità italocanadese non è stata consultata per esprimere il proprio punto di vista su un progetto che arricchirà gli speculatori e impoverirà la comunità”. 
Viene quindi chiesto a tutte le autorità rilevanti di intervenire per assicurarsi che la comunità italocanadese non soffra delle conseguenze di questa speculazione”.
La raccolta firme sarà consegnata al primo ministro canadese, alla premier dell’Ontario e al sindaco di Toronto.
TORONTO - Di mamma ce n’è una sola recita un detto ma la Festa della mamma ha origini diverse. Nell’antichità esistevano riti cerimoniali e celebrazioni tradizionali tra le popolazioni politeiste, che si rifacevano al culto della Madre Terra e celebravano le divinità femminili legate alla rinascita della natura in primavera, le genitrici, coloro che rappresentavano la fertilità e la vita. Per i Greci era Rea, la madre di tutti gli dei, la grande procreatrice, e un giorno all'anno veniva celebrata la sua figura e quella di tutte le madri per associazione. Presso i Romani, era Cibele la divinità simbolo della Natura e di tutte le madri1.
In Inghilterra le celebrazioni legate alla festa della mamma risalgono al XVII secolo. Originariamente il Mother’s Day non era inteso come un'occasione per festeggiare la propria madre con fiori o regali, ma assumeva un significato completamente diverso. La festività, chiamata Mothering Sunday, coincideva con la quarta domenica di quaresima. In quell’occasione, tutti i bambini che vivevano lontano dalle loro famiglie, chi per imparare un mestiere e chi perché costretto a fare il servo per guadagnarsi da vivere, potevano ritornare a casa per un giorno.
A poco a poco si è diffusa la tradizione di riunirsi a metà del periodo di quaresima per festeggiare la propria famiglia e soprattutto la mamma, considerata un elemento fondamentale dell'unione tra consanguinei. La tradizione del Mothering Sunday sopravvive ancora oggi in Inghilterra, dove è più comunemente conosciuta come Mother's Day (Festa della mamma). 
Nel 1914 l’allora presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, per dimostrare profondo rispetto nei confronti di tutte le mamme, con una delibera del Congresso, istituì il “Mother's Day”. Non venne stabilita una data fissa sul calendario ma, per convenzione, si decise di celebrare tutte le mamme americane la seconda domenica di maggio.
La Festa della Mamma nel mondo
Se negli Stati Uniti, Canada, Italia, Belgio, Germania, Giappone e in altri 33 Stati i festeggiamenti cadono la seconda domenica di maggio, in altri Paesi le date cambiano andando dal 14 ottobre della Bielorussia al 22 dicembre dell’Indonesia, al 12 agosto della Thailandia con rituali e usanze spesso molto diverse.
A differenza dell’Inghilterra, negli Stati Uniti il Mothering Sunday non ebbe successo, dal momento che la popolazione era restia alle tradizioni popolari. 
Nel maggio 1870, negli Stati Uniti, Julia Ward Howe, attivista pacifista e promotrice dell’abolizione della schiavitù, propose l’istituzione del Mother’s Day. Altro nome legato all’origine della festività è quello di Anna M. Jarvis. Dopo la morte della madre, alla quale era molto legata, Anna cominciò a inviare lettere a diversi ministri e membri del congresso, affinché venisse istituita una festa nazionale dedicata a tutte le mamme. L'obiettivo di Anna era quello di fare in modo che tutti celebrassero la loro madre, mentre questa era ancora in vita. Anna riuscì nel suo intento e nel maggio del 1908, a Grafton nel Massachusetts, venne celebrata la prima festa della mamma. L'anno seguente fu la volta di Filadelfia. La Jarvis scelse, come simbolo di questa nuova festa, il garofano: il fiore preferito dalla sua defunta madre.
La Festa della Mamma in Italia
In Italia la festa della mamma fu festeggiata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi, un sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi. Successivamente la festa è entrata a far parte del calendario. Altro pioniere della Festa della mamma è il senatore e sindaco di Bordighera Raul Zaccari, che istituì il primo festeggiamento nel 1956.
 
Carlo Baldassarra, Chairman and C.E.O, Greenpark Group. --
 
Quest’anno il Canada celebra il suo 150esimo compleanno. Il nostro successo come nazione si riflette in parte anche in quelli dei suoi singoli cittadini – individui o aziendali.
Oggi, una di queste aziende, la ditta Greenpark Group, festeggia il cinquantesimo anno di attività e sottolinea una sua cultura i cui valori hanno generato prodotti, lavoro e comunità. La sua storia serve da modello per quelli che mirano in alto invece di viaggiare sul sentiero conosciuto e sicuro. Essa riflette ed incorpora l’esperienza canadese.
Carlo Baldassarra, Philip Rechtsman, e Jack Wine furono i tre fondatori originali. Oggi, la Greenpark Group impiega migliaia di persone tra operai e impiegati d'ufficio ed è un elemento chiave dell’economia dell’Ontario.
I fondamenti, i valori che servirono come base dell’azienda, di quei triumviri, sono rimasti la base di ogni successo aziendale: integrità, tenacia e lealtà.
“Greenpark ha sempre voluto che la manodopera fosse di alta qualità”, afferma Carlo Baldassarra. “Abbiamo sempre voluto che i nostri operai fossero dei perfezionisti fieri del loro lavoro; che costruissero le case come se in esse dovessero crescervi le proprie famiglie. Le loro carriere sono, infatti, divenute un investimento più che un lavoro. Molti continuano a lavorare per Greenpark fino ad oggi.”
Altri ancora sono tuttora associati a Greenpark. Il loro prodotto mira a convertire ogni acquirente in un fiero proprietario di qualcosa di speciale. Con alle spalle cinque decenni d’esperienza, oltre 72,000 acquirenti di case, e ora più che mai anche di condomini, il Greenpark Group è diventato il costruttore preferito nel mercato edile.
Una lealtà che la società reciproca fornendo sempre con cura garantita ed ininterrotta per i suoi prodotti quali già stimati per la loro qualità. 
Le case della Greenpark proiettano un’immagine di durabilità e di stabilità, restando allo stesso tempo sempre attraenti: un connubio tra artigianato e creatività che ha contribuito enormemente alla sua inesorabile espansione nel mercato edilizio.  
Il modello aziendale della Greenpark serve anche come segno distintivo, un credo che va per tutti gli aspetti della vita. Si impara praticando. Si migliora osservando. Si raggiunge il successo adattandosi. Si diventa concorrenziali innovando. 
Attraverso gli anni, la gerenza aziendale ha nutrito e alimentato una cultura di fiducia e, contemporaneamente, ambiziosa fra i suoi dirigenti di qualsiasi livello, affinché risultasse in prodotti tecnologicamente superiori e artisticamente apprezzati. Tre generazioni di proprietari di case Greenpark sono testimoni orgogliosi del successo della nostra filosofia e del risultante marchio di altissima qualità. Da una piccola società che costruì nove case nei suoi primi due anni, l’etica d’integrità, lealtà e qualità si sono tradotte in una produzione di 3200 unità abitative nel 2016, tutte di alta qualità - cosi come lo è diventato il marchio Greenpark.
Lungo il suo cammino, senza compromettere la sua filosofia aziendale fondamentale, Greenpark ha ampliato il proprio modo di condurre affari per comprendere tutti gli aspetti della costruzione di case; dall’acquisto dei latifondi, allo sviluppo, alla costruzione, e alla finitura e manutenzione. Il Greenpark Group è rimasto fedele alla sua visione strategica e alla sua promessa di valori essenziali in tutte le sue attività edilizie: autonome, semiautonome, e joint venture.
Durante un’intervista a largo raggio, Carlo Baldassarra, unico proprietario e l’ultimo dei tre fondatori originali della GreenPark Homes, ha così riassunto la filosofia della ditta:“Greenpark non si limita a costruire case ma edifica comunità. Investe in esse e li arricchisce - così com’è dovere di un cittadino responsabile.”
 “Abbiamo stabilito una Fondazione a scopo caritatevole, attiva in varie giurisdizioni, sia in Canada sia all'estero, dedicata al servizio e la cura delle persone svantaggiate, e per aiutare le ricerche scientifiche nel campo della medicina. Tale filantropia è, a nostro avviso, d'obbligo; e questo determina la nostra immagine aziendale.”
Ha avuto dei risultati positivi? Carlo rileva che non si ricava nulla senza il lavoro assiduo. “La nostra è una ditta guidata dalla visione che la continua crescita è fondamentale per la cultura aziendale. A differenza dei tipici costruttori di case, ci distinguiamo per aver abbracciato anche la costruzione di grattacieli in tutta la GTA.  Per avanzare questa iniziativa abbiamo stabilito una sezione a sé stante. Negli ultimi dieci anni abbiamo avanzato numerosi progetti di successo e ora Greenpark può vantarsi di un ottimo avvio in questo nuovo settore delle sue operazioni.”
Si può anche aggiungere che non è nemmeno prudente sedere sui propri allori. Carlo rafferma:“Noi non possiamo evitare di rischiare, ma procediamo sempre metodicamente con criterio in tutte le nostre imprese”. 
Nel 2013, dopo anni di ricerche, Greenpark ha esteso la sua esperienza e la sua reputazione in Europa lanciando Greenpark Costruzioni (GC) - Roma, Italia! Nonostante le sfide posteci dalle società per la protezione di edifici storici e tutte le altre considerazioni archeologiche, GC ha già costruito e venduto oltre 100 unità e sta sviluppando altri venti progetti per tutta la Città Eterna.
Ironicamente, per alcuni, questa potrebbe essere la massima allusione ad una ambizione imperiale. Certo, la Greenpark è cresciuta e si è estesa aldilà dei sogni più remoti che la ditta iniziale di cinquanta anni fa potesse realizzare. Ma è anche vero che Greenpark è oggi uno dei maggiori datori di lavoro nel settore privato nella GTA.
La sua rinomata leadership nel settore delle costruzioni in Canada è senza pari. I suoi pareri su programmi di carattere economico, della formazione di competenze e dell’immigrazione (per citarne solo alcune) sono stimati sia nei settori pubblici sia nei circoli governativi.
“Forse”, aggiunge Carlo con la modestia di sempre, “ma i nostri successi sono dovuti agli sforzi collettivi. Mi congratulo con coloro che hanno fatto parte del nostro successo in questi cinquanta anni d’attività.”
Finisce poi con risolutezza. “M’impegno personalmente per fare in modo che la struttura aziendale e il piano di successione rimangano fedeli a quei valori che hanno reso possibile i nostri trionfi.”