Corriere Canadese

Esteri

TORONTO - Nafta e scambi commerciali, sicurezza e Nato, immigrazione e oleodotti. Sono questi i temi in agenda per l’attesissimo meeting di oggi a Washington tra Justin Trudeau e Donald Trump. Un incontro - quello tra il primo ministro canadese e il presidente americano - che ha vissuto una lunga fase preparatoria nelle scorse settimane, con i vertici bilaterali negli Stati Uniti tra i ministri canadesi Bill Morneau, Chrystia Freeland e Harjit Sajjan con le controparti americane. Dopo la telefonata di congratulazioni di Trudeau a Trump all’indomani del trionfo elettorale dell’8 novembre e dopo la chiamata dell’inquilino della Casa Bianca per esprimere il cordoglio e la vicinanza del popolo americano in seguito alla strage nella moschea in Quebec, i due leader avranno così la possibilità di confrontarsi in un faccia a faccia carico di significati. E i risvolti da tenere in considerazione sono davvero tanti. In primo luogo il Canada ha bisogno di avere delle rassicurazioni dagli Stati Uniti circa le intenzioni del neo presidente sul fronte del Nafta, il trattato di libero scambio in vigore tra i due Paesi e il Messico, che nei mesi scorsi è stato tacciato da Trump di essere stati “il peggior accordo commerciale della storia”. Il presidente Usa ha confermato a più riprese la sua intenzione di rimettere le mani sul trattato, modificando quelle parti che a suo avviso penalizzano le imprese e i lavoratori americani. Ma Trudeau dalla sua ha parecchie carte da giocare. Si va dal fatto che sono 35 gli Stati americani che hanno nel Canada il maggior partner commerciale, mentre secondo gli ultimi calcoli presentati la scorsa settimana il posto di lavoro di almeno 9 milioni di statunitensi dipende direttamente dal Nafta. Cifre importanti quindi, che sconsiglierebbero qualsiasi colpo di mano di Trump. Ma come fanno notare gli analisti, il presidente Usa ha già dimostrato di essere altamente imprevedibile e di poter andare avanti per la propria strada - come nel caso della messa al bando dei cittadini provenienti da sette Stati islamici, provvedimento questo poi bocciato in tribunale la scorsa settimana - anche quando l’evidenza consiglierebbe di fare l’esatto contrario. In ogni caso nel meeting di oggi i due leader dovranno poi parlare delle nuove strategie energetiche di Trump. In particolare il tycoon del mattone ha ribadito le scorse settimane di voler completamente ribaltare la decisione dell’ex presidente Barack Obama sull’oleodotto Keystone XL. Una notizia questa accolta molto positivamente da Trudeau, acceso sostenitore del progetto di costruzione della pipeline che dovrebbe portare il greggio dalle regioni delle sabbie bituminose dell’Alberta direttamente alla raffinerie in Texas. Il primo ministro e il presidente dovranno poi affrontare lo spinoso tema della Nato e la futura nuova distribuzione delle spese tra tutti i partner dell’Alleanza Atlantica. Ma gli incontri a Washington sono solo la prima tappa di una settimana che si prospetta molto impegnativa per Trudeau. Il leader liberare infatti il 16 febbraio sarà a Strasburgo, dopo aver accettato l’invito di Antonio Tajani: parlerà al plenum del Parlamento europeo, un onore mai concesso fino a questo momento a nessun primo ministro canadese. Il giorno seguente Trudeau sarà in Germania per un vertice con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Insomma, dopo un periodo di relativa calma, il Canada torna ad essere protagonista nel palcoscenico mondiale. e il viaggio in Europa di Trudeau ha anche questo significato, un messaggio rivolto a Washington: rimarremo il vostro principale partner commerciale, ma il Canada continuerà ad ampliare i propri orizzonti commerciali anche al di fuori del continente nordamericano.

TORONTO - Mentre Theresa May riceve il via libera della Camera per accelerare sul fronte Brexit, il Canada ribadisce l’importanza dei propri legami con l’Unione Europea. E lo fa con l’accettazione da parte del primo ministro Justin Trudeau dell’invito fattogli pervenire da Antonio Tajani, il politico italiano presidente dell’Europarlamento. Il leader liberale andrà quindi nel Vecchio Continente la prossima settimana, il 16 e il 17 febbraio, dopo l’incontro con Donald Trump a Washington lunedì prossimo. Durante la prima giornata della sua visita, Trudeau è stato invitato a parlare davanti al plenum del Parlamento Europeo: non era mai successo per un primo ministro canadese. Questo conferma come le relazioni tra il nostro Paese e l’Unione Europea stiano godendo di un’ottima salute, dopo la storica firma del trattato di libero scambio Ceta lo scorso ottobre. 
Nella lettera inviata da Tajani, il presidente del Parlamento Europeo sottolinea “l’importanza dei rapporti” commerciali e culturali tra l’Europa e il Canada e le future prospettive che si verranno a creare non appena l’accordo di free trade non sarà completamente implementato.
Ma la visita di Trudeau nel cuore delle istituzioni europee ha anche un altro evidente significato. L’annuncio del viaggio in Europa del primo ministro liberale è arrivato quasi contemporaneamente al via libera della Camera dei Comuni inglese al provvedimento che consentirà alla premier Theresa May di avviare i negoziati per l’uscita di Londra dall’Unione europea.  
Ottawa quindi vuole ribadire ancora una volta come la priorità in questo momento sia data al rafforzamento dei suoi legami con Bruxelles: in un periodo in cui si cercano di costruire muri come nell’America di Trump o si tagliano i vincoli di appartenenza come nel caso della Brexit, il governo canadese vuole invece puntare a ribadire la necessità di apertura e rifiuto di possibili rigurgiti protezionistici. Basta ricordare che la bilancia commerciale tra il Canada e l’Europa parla di scambi pari a 89 miliardi di dollari canadesi.  “Il Ceta - ha ricordato Trudeau - è l’accordo commerciale più progressivo mai firmato dal Canada o dall’Unione europea. Il Ceta fissa anche degli alti standard per i futuri accordi commerciali. Porta benefici sia per noi che per l’Europa l’apertura di nuovi mercati e la creazione di nuove opportunità per le imprese e i lavoratori canadesi su ambe due le sponde dell’Atlantico”.
E tanto per ribadire una posizione già chiara ed evidente, la visita europea di Trudeau continuerà il giorno dopo a Berlino, dove il primo ministro incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel, guida politica della principale economia del Vecchio Continente. Anche in questo caso, l’incontro servirà a ribadire l’importanza del legami commerciali tra Ottawa e Berlino. “La Germania - ha dichiarato Trudeau nell’annunciare la visita - è un amico e alleato importante. Aspetto con impazienza il meeting con la cancelliera Merkel per rafforzare ulteriormente questa relazione”.
“I nostri due Paesi - ha continuato il primo ministro canadese - godono di robusti legami commerciali che coprono il commercio, gli investimenti, la tecnologia e l’innovazione e noi siamo sempre aperti nel trovare nuove strade per espandere questa relazione per la crescita della classe media in entrambi i Paesi”.
TORONTO - Nafta e rapporti commerciali, sicurezza e Nato, politiche energetiche e immigrazione. 

TORONTO - Donald Trump rilancia Keystone Xl e il governo canadese esulta. Dopo il ritiro ufficiale degli Stati Uniti dalla Trans Pacific Partnership di lunedì, il presidente americano continua nella sua opera certosina di smantellamento dei pilastri della precedente amministrazione Obama a forza di ordini esecutivi. Ieri l’inquilino della Casa Bianca, dopo l’incontro con i dirigenti delle principali case automobilistiche - c’era anche il ceo di Fiat Chrysler Sergio Marchionne - ha ufficializzato la sua intenzione di rimettere in moto il processo politico per il pieno rilancio del progetto di costruzione dell’oleodotto che dovrebbe collegare i pozzi petroliferi dell’Alberta con le raffinerie del Texas. Un progetto, è utile ricordare, che era stato definitivamente accantonato nel 2015 da Barack Obama in seguito alle proteste della galassia ambientalista americana. 
Durante un breve intervento, mentre stava firmando gli ordini esecutivi nello Studio Ovale, Trump ha sottolineato come la nuova amministrazione abbia deciso di voltare pagina rispetto alle strategie sulla politica energetica del suo predecessore. “Abbiamo intenzione di rinegoziare alcuni termini del progetto Keystone XL - ha dichiarato - e se a loro (il Canada, ndr) piacerà, potremmo far costruire l’oleodotto, che porterebbe a 28mila posti di lavoro nel settore delle costruzioni. Da questo momento punteremo con decisione alla costruzione degli oleodotti negli Stati Uniti”.
Il governo canadese, che in questi giorni sta vivendo con apprensione la volontà di Trump di rimettere le mani al Nafta, non nasconde la propria soddisfazione per la nuova apertura sul fronte energetico. Il primo ministro Justin Trudeau è un acceso sostenitore della pipeline proposta da TransCanada - una posizione che in passato ha provocato qualche mugugno nella base libera - e il rilancio da parte americana potrebbe rappresentare un primo passo per il rafforzamento delle relazioni tra il governo liberale e la nuova amministrazione Usa.  
La posizione ufficiale del governo federale è stata ribadita ieri a Calgary da due ministri liberali, quando si era diffusa la notizia del rilancio del progetto da parte di Trump e poco prima la firma dell’ordine esecutivo. 
“Noi abbiamo appoggiato questo progetto sin dal giorno in cui abbiamo fatto il giuramento - ha dichiarato Jim Carr, ministro delle Risorse Naturali - riteniamo che si tratti di un buon progetto sia per il Canada che per gli Stati Uniti”.
Parole che sono state sostanzialmente ribadite da Chrystia Freeland. “La nostra posizione - ha sottolineato il ministro degli Affari Esteri - sin dall’inizio è che il rispetto dell’ambiente e la crescita economica devono andare avanti insieme. Crediamo veramente che non solo sia possibile, ma che sia anzi essenziale avere delle forti politiche sui cambiamenti climatici, le politiche più forti che un governo del Canada abbia mai messo in piedi contro l’inquinamento, e allo stesso tempo realizzare il nostro obbligo di governo di mettere le nostre risorse naturali nel mercato”.
Il cambio di marcia di Trump, almeno su questo fronte, è stato giudicato estremamente positivo anche dalle varie associazioni di categoria del settore energetico canadese. Chris Bloomer, prsidente e Ceo della Canadian Energy Pipeline Association. “Gli Stati Uniti - ha dichiarato - sono un partner commerciale chiave e il maggiore mercato esistente per il petrolio e per il gas naturale canadese”. 
Nel pomeriggio, infine, è arrivata anche la reazione positiva di Rachel Notley. “Siamo soddisfatti per questa apertura di Trump - ha detto la premier dell’Alberta - ma vogliamo aspettare di vedere quali siano i termini che il presidente vuole rinegoziare”.
TORONTO - Duecento anni fa, gli Usa, emergendo da una guerra d’Indipendenza vinta contro la  madrepatria inglese, avviarono una “Politica Estera” che, in parole povere, si arrogava il diritto di trattare tutta la terra tra l’Atlantico e il Pacifico come proprietà degli Usa, di farne, in sostanza e di consequenza, quello che avrebbero voluto.