Corriere Canadese

Buongiorno, quante lingue parli?
- Tre, ma non perfettamente, quattro se ci mettiamo il dialetto.
    E sarebbero?
- Fammi capire. Tu abiti da una parte dello specchio io dall’altra, ma siamo uguali in tutto. Ora mi chiedi quante lingue parliamo, perché?
   Prima specifica quali e quante sono le lingue che hai in bocca.
- La lingua è una sola, tiè (boccaccia allo specchio) normalmente parla tricolore. A volte, ci si deve arrangiare con l’anglè. Poi ci sarebbe l’italiase, e siamo tre lingue. La quarta sarebbe il dialetto napulitano.
   Quattro lingue, ostia. Poliglotti siamo, evviva. Che botta di cul!
- Siamo fortunati? Fammi capire perché.
  Perchè chi è fluente in due lingue rimambisce meno di coloro che ne parlano una.
- Come sarebbe a dire?
   Una “cocciaquadrata” canadese ha appena appurato che rimbambiscono a scoppio ritardato i cristiani umani che  colloquiano in due o più lingue.
- E perché?
   Vediamo se riesco a spiegarti. In questo nostro dialogo mattutino, a volte rispondi in inglese alle mie domande in italiano, vero?
- Ci hai azzeccato. Ma nei colloqui a otto occhi (quattro a testa), ci scappa anche il ricorso all’italiese e al napoletano. Vieni al dunque, dimmi del rimbambimento a scoppio ritardato.
   Fatti i conti e tirate le somme, la “cocciaquadrata” ha stabilito che nel parlare due o più lingue il cervello utilizza e allena quella parte della materia grigia che previene la demenza, dementia se preferisci. I pluriparlatori rimbambiscono lo stesso, ma tre o quattro anni dopo gli uniparlatori.
- Fammi capire: se per ogni lingua extra si guadagnano 3-4 anni, noi italici di cà che ricorriamo, parecchio ma non troppo, all’anglè, all’italiase e al dialetto per quanti anni saremmo dementia-free, ossia ancora in grado di ricordarci cosa abbiamo mangiato a pranzo il giorno prima?
  Calma, non ti allargare, la scienza non è esatta. Ringrazia il padre del padreteno che non sei rimbambito oggi e che non lo sarai, forse, domani. Se tra oggi e domani passano una decina di annetti, ben per tutti.
- Caro alter ego, certe volte mi fai venire il maldicapo con questi discorsi ingarbugliati. Rispondimi secco, cosa ha avuto ieri sera per cena?
  Pasta e broccoli, isalata e quattro noci sopravvissute alle feste. A proposito di feste, quanti bagagli ci porteremo in vacanza?
- Che cosa è, un’altra domanda per testare il livello di rimbambimento?
   Gnornò, la domanda nasce da un doppio movente: 1) per far capire fin dove possono arrivare le donne giovani e leggiadre; 2) è la scusa la scusa per pubblicare una foto della miss in bikini, perché anche l’occhio vuole la sua parte.
- Certe volte la pigli lunga, fai una quaresima di un concetto semplice semplice. 
  Dicci dove vuoi arrivare.
Io da nessuna parte, Chalita invece vuole arrivare al titolo di Miss Mondo. 
- Chi è sta Chalita?
   È una figlia di mamma di 22 anni che ha vinto il titolo di Miss Thailandia ma ora vuole quello mondiale.
- I mezzi per vincere ce li ha?
   Gambe lunghe, occhi da camera da letto e curve proporzionate non le mancano, in più ha la bellezza di 17 valigie, borse, borsoni ed anche qualche baule. In questi bagagli lei dice di avere appena il necessario per cambiarsi nel corso delle due settimane che dura il concorso di bellezza.
- Mizzica, 17 dici? Col numero della disgrazia difficile che vinca. Esattamente cosa si è portata?
   Ha specficato che il baule grande ospita una cinquantina di paia di scarpe. Per il resto vestiti, bikini, biancheria intima e cianfrusaglie varie per un totale di 300 chilogrammi.
- I chili in più le saranno costati un patrimonio. 
   Lei se ne frega del costo, tanto paga papà.
- Noi quanti bagagli porteremo in cavanza?
  A noi basterebbe  un pantaloncino corto e tre magliette e un paio di flip-flop. Ma la signora insisterà anche per un pantalone lungo e scarpe vere perché spera sempre di andare a cenare in qualche posto elegante.
- Si, ba bene. Però la cravatta non me la porto.
 
*Nella foto, miss Tahilandia con i 17 bagagli che spera gli facciano vincere il titolo di Miss Mondo.

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Nicola Sparano

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