Corriere Canadese

Il mondo gira sempre e le cose cambiano continuamente, forse per il meglio, o forse no. Moda, usanza, look sono aspetti della vita soggetti a cambiamenti sin da quando Eva buttò via la foglia di fico per indossare lo slippino firmato.
Una volta Carosone cantava: Puorte ’e cazune cu nu stemma arreto....na cuppulella cu ’a visiera aizata...tu vuoi vivere alla moda.
Oggi la moda non è un patalone firmato e neppure un cappellino. Attualmente la moda non la si indossa sulla pelle ma dentro la pelle. Si chiama tattoomania, una cosa unisex, cui ricorrono maschietti e femminuccce che intendono essere al passo coi tempi. 
Per incredibile che sembri, oggi a distinguersi sono i pochi che non hanno nulla sulla pelle. Il tattoo oggi è la norma, non l’eccezione. 
Il tatuaggio è vecchio come il mondo, ma prima serviva a cose pratiche, farsi riconoscere come appartanenti ad una razza, ad un clan, un mestiere e cose del genere. Nell’ultima parte del secolo scorso il tatuaggio era diventato il simbolo della ribellione, del rifiuto di adeguarsi alle volontà altrui o alle norme sociali. 
Ora il tatuaggio di ribellione non ha un tubo, o quasi. È soltanto cosmetico,  come farsi rifare il naso o riassodare le tette. Il suo scopo di esistere è visivo, dice al mondo: guarda e ammira. Ed il mondo spalanca gli occhi di fronte a quello che la gioventù combina. 
In alcune circostanze ammira, molte volte no come nel caso dei pro del pallone che hanno denaro a bizzeffe e molto tempo libero. Siccome hanno spesso gusti infantili, ecco che fanno grattare la testa a chi nella sua vita ha ustato soltanto il lavoro per mettersi in mostra.
Forse, stringendo la chiostra dentaria, si potrebbero capire coloro che ne hanno uno o due, non chi esagera molto e male.
Prima di passare agli eroi del pallone tutti inguacchiati (sporcati) di inchiostro a colori, fatevi illuminare sul costo dei tatuaggi che vanno dai 50 euro ai mille e più. Il prezzo dei tatuaggi dipende da molti fattori: la grandezza della zona del corpo da tatuare, il numero dei dettagli del tatuaggio, la quantità dell’inchiostro utlizzato, dalla fama del tatuatore. 
Il prezzo standard ninimo di partenza  si aggira tra i 50 e gli 80 euro, poi l’aumento dipende dalle ore di lavoro e la grandezza dell’area trattata. La schiena di Gabigol, per esempio, o la croce di Nainggolan, saranno costati spiccoli. Spiccioli relativamente a quanto ricevono dall’Inter (per fare panchina) e dalla Roma (per stracorrere in campo).
Quattrini a parte, il tatuaggio si paga in dolore fisico. L’ago fa male dappertutto ma di più sul petto, braccia, mani e ascelle.
Per gli artisti della pelota, farsi tatuare è diventata una ossessione, senza non si può. C’è chi si fa marcare a fuoco sulla pelle i nomi di mogli, figli e mammà. I simboli religiosi abbondano. Le ali d’angelo, i dragoni, pugnali e scimitarre si sprecano. C’è anche si si fa tatuare intere frasi della sacra scritturza. Alcuni hanno il corpo interamente tautato, non c’è centrimetro di pelle allo stato originale. Il tutto per un look che a loro piace,  a molti no. Eccone alcuni esempi:
Radja Nainggolan:  È uno dei più tatuati della Serie A. Su un braccio ha una rosa rossa impossibile da non notare, sul petto una specie di dragone, sul collo un guazzabuglio di cose strane.
Marco Materazzi: l’ex difensore dell’Inter aveva la bellezza di 25 tatuaggi sul corpo, incluso quello che rappresenta la Coppa del Mondo vinta in Gemania nel 2006.
Mario Balotelli: polemico come sempre Supermario si è fatto tatuare sul petto “Io sono la punzione di Dio. Se non aveste commesso grandi peccati, Dio non avrebbe mandato una opuzione come me su di voi”.
Zlatan Ibrahimovic: sul costato ha la scritta “Solo Dio mi può giudicare” e sulla shiena un grande drago rosso.
Daniele De Rossi: il mediano della Roma ha un tatuaggio curioso sul polpaccio destro, un segnale di pericolo che avverte di possibili tackle pericolosi.
Cristiano Ronaldo: il fenomeno del Real è un’eccezione, il suo corpo è come quello che gli fece mammà perchè non ha tatauggi di alcun genere. Il perchè lo ha spiegato lui stesso: «Non potrei donare sangue se avessi inchiostro nella pelle».
 

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Nicola Sparano

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