Corriere Canadese

Controsport

La buonanima di mio nonno diceva sempre una verità antica nota a tutti: la vecchiaia è una carogna, ma se non ci arrivi è una vergogna.
 
Lui, il nonno, campò fino a 96 anni. Aveva ancora una folta chioma bianca, tutti i sensi ed era imbattibile a scopa anche se pretendeva di non ricordare più come si faceva il 48, il metodo di tenere a mente le carte uscite per indovinare le ultime tre dell’avversario.
 
La storia della carogna e della vergogna è diventata di attualità al momento in cui il medico mi ha presentato il conto verbale dopo l’ultima visita cosiddetta di controllo.
 
«Lo zucchero ha raggiunto i limiti di guardia, se li superi sono guai con la pala. Devi metterti a dieta, fare ginnastica seria per ridurre la circonferenza del troppone. Con meno zucchero e meno pancia potrai sperare di campicchiare abbastanza bene un altro poco di anni», disse serio e conciso il dottor T. dopo aver letto nel computer i risultati degli esami di sangue, urina e kilistramuort.
 
«That’s it, mo’ ti acconcio io, ti aggiusto per benino». La signora moglie, quando è agitata diventa poliglotta e si esprime in tre lingue, canadese, napoletano e italiano. 
 
Alle parole seguono i fatti che sarebbero la dieta in cinque punti: 1) niente pane nostrum (pagnotte e filoni); 2) pasta soltanto la domenica; 3) un bicchiere piccolo di vino, uno solo, a pasto; 4) scarole, verze e verdure assortite a volontà; 5) mezz’ora giornaliera di camminata a passo spedito, veloce quanto basta per aumentare i battiti del corazon e far uscire la lingua dalla bocca.
Chiaramente, protesto “allucco” (napoletano per urlare) e mi dispero mentre si “inchianano” i cosiddetti. Poi provo a contrattare, please almeno un piatto di pasta in più a settimana, il bicchiere di vino più grande. 
 
Niente, nada, manco pà capa.
 
La dieta resta com’era ed io mi rassegno al triste calvario culinario. Mi rassegno perchè la vitaccia è diventata corta e preziosa assai.
 
La prima settimana a stecchetto è stata un supplizio, la seconda peggio. 
 
Dopo la terza ho dovuto fare un buco extra alla “currea” (cintura). 
 
Ora siamo nel bel mezzo della quarta, la fame c’è sempre, ma almeno corricchio più leggero.
 
L’attività fisica anti-panza avevo iniziata a farla camminando camminando, senza mai arrivare a nessun posto. Nel senso che sudavo sul tappeto volante dell’attrezzo che non si muove. 
 
Stare fermo e pedalare nel nulla è come fare a cappellate con i passeri. 
 
Così sono uscito fuori, nel parco sotto casa. 
 
Qui, nel parco, ci sono sempre andato a riposare il cervello, rilassandomi al fruscio dell’acqua di un ruscelletto che scorre placido verso il lago. 
 
Prima riposavo e mi rilassavo. 
 
Ora le cose sono cambiate. stare in riva al ruscello è diventato una specie di incubo.
 
 Non so come, non so perchè, ma come vedo una foglia sull’acqua il cervello la trasforma in un piatto di spaghetto alle vongole. 
 
Un pezzo di ramo trascinato dalla corrente diventa un panino alla porchetta. 
 
Se per caso c’è un mallardo, me lo immagino allo spiedo. 
 
Con l’acqua, inoltre, provo a fare il Gesù Cristo come alle nozze di Cana. 
 
Ahivoglia, neanche le preghiere servono.
 
 L’acqua rimane acqua.
 
 E a me rimane fame e sete.
 
Ma per provare campare di più e meglio qualche si deve stringere la vinta.
 
La strada per dimagrire è tutta in salita, pardon è tutta insalata.
 
Se la pancia resta vuota, almeno gli occhi posso perà riempire.
 
Avrete notato, scommetto, la presenza di due foto di Miss America. 
 
Perchè proprio Miss America? 
 
Perchè è una guagliona.
È proprio una guagliona essendo nata, udite udite, a Napoli, nella base militare nei pressi dell’aeroporto di Capodichino. 
 
La Miss napoletana si chiama Kara McCullough.
 
Ha la pelle abbronzata, come direbbe Berlusconi.
 
 I capelli sono ricci naturali. 
 
Il corpo perfetto.
 
 Il sorriso è smagliante.
 
La bocca molto ben formata.
 
La lingua, però, parla riciclando le idee del primo figo del bigonzo del suo paese, Donaldino Trumpatore.
 
 Perchè quando le hanno chiesto se l’assistenza sanitaria in Amerika è un diritto un rivilegio, la Kara ha risposto: è un privilegio.
 
 Come a dire che per averlo averlo devi scucire molti soldoni. 
 
E chi non ha si arrangi.
 
Perchè solo femminucce e niente maschietti? Esigo l’applicazione della par condicio.
 Certe telefonate a volte ti pigliano in contropiede. Ma sono anche come un raggio di sole in una giornata di pioggia. Come pioveva, come pioveva. Ricordate quella vecchia melodia sussurata da Achille Togliani quando le canzoni avevano un senso?
 L’altro giorno, mentre l’acqua scorreve a catinelle, picchiando sul tetto, con un tic-toc tic-toc da   manicomio, ecco che suona il telefono. 
Humm, grugno io che quando in casa non c’è la signora manco ’pa capa che arrispondo alla telefonate.
Dall’altra parte del marchingegno arriva la squillante risposta:
«Pronto, sono io, come vanno le cose calciopallonistiche?».
Io sarebbe Elvira,  una giovanotta che era signorinella quando Achille Togliani cantava Quando Pioveva.
Si chiama come si chiama, ma ora la battezzo Elvira. Ha una coscenza profonda delle cose calciopallonistiche, come dice lei, ed una storia di quelle che andrebbe data da studiare alle generazioni che oggi hanno pappa e ciccia e nessuna meria storica.
L’Elvira è nata in Istria, quando questa regione era italiana. Dopo la guerra, gli istriani furono cacciati via da Tito e rimandati in Italia dove furono accolti di malagrazia. Elvira e altri istriani finirono in campi di profughi, quasi come oggi avviene con chi viene dall’Africa con i gommoni. I gommoni di allora erano i carri merce dei nuovi padroni della Jugoslavia.
 In uno di quei campi Elvira conobbe un aspirante portiere, Ettore, che aveva un idolo: Aldo Oliveri il numero uno dell’Italia che vinse il mondiale del 1938.
Per Elvira galeotto fu il pallone. Sposò il suo Ettore, che era di origine marchigiana, per qualche anno vissero nei dintorni di Napoli, poi a metà degli anni 50 si trasferirono in Canada.
Quando Ettore non era ancora andato aldilà, spesso mi raccontava la sua vita di doppio profugo e di come fosse diventato tifoso dell’Inter dopo aver visto giocare Giuseppe Meazza.
Ora chiacchiero con Elvira, anzi lei parla, io ascolto.
«Conosci il significato di par condicio?», esordisce.
 
>Io rispondo: ad occhio e croce significa, parità di condizione di accesso ai mass media.
 
«Esatto. E allora dimmi, perchè la par condicio non esiste nei Controsport? Perchè sempre donnine e mai giovanottoni. Anche a noi abbiano i nostri diritti. Anche vogliamo rifarci gli occhi».
> Ma guarda un pò, allibisco sorpreso, ma non tanto, visto che l’Elvira, nonostante gli anni, è una donna moderna e che a suo tempo ha buttato via il reggiseno.
 
«Guagliò – imita l’accento napoletano - a me piaceva Bobo Vieri, ma ora s’è diventato chiattulillo. Ora preferisco il Cristiano di fatto e di nome».
 
>E chi sarebbe questo Cristiano?
 
«Madonna, e lo domandi pure? Si tratta di Ronaldo che è forte, bello e simpatico. Al Pipita se lo mangia, vedrai».
 
>Come se lo mangia?
 
«Impanato e fritto. Scherzo, ma non tanto. Nella finale della “pignata” più importante, Ronaldo stravince come immagine. Lui è tirato a lucido, il Pipita è chiattulillo. Con la palla al piede il primo fa cose e pazz, il secondo la butta dentro. Sarà una  finale cazzuta. Io faccio il tifo per la Signora, ma solo in questa circostanza, per italianità. Altrimenti avrei tirato per i caballeros perchè hanno quel tizio dalla doppia zeta».
 
> Vuol dire Zidane?
 
«Propio accussì, proprio lui il gran capron de Francia. Io lo ringrazio sempre averci fatto vincere il mondiale nella città dove l’imbianchino coi baffetti, Aldofo, si imbarcò per l’aldilà».
 
>Perchè fu Zizou a farci vincere il mondiale che nessuno si aspettava?
 
«Se non si faceva cacciare per la capocciata a Matrix, chissà come si metteva per noi».
 
>Quella capocciata l’arbitro non la vide, meno male che un guardalinee ebbe l’occhio di falco...
 
«A proposito, finlmente dall’anno che viene mettono la Var in campo. Con la moviola, per esempio, forse il derby dei piemontesi sarebbe finito diversamente».
 
>Perchè?
 
«Con la moviola in campo si sarebbe appurato che l’acquaiolo granata  aveva preso la palla e non lo stinco di un nerobianco, pardon bianconero». 
 
>La Var è un oggetto meccanico, ti dà l’immagine e basta. Poi tocca analizzare l’azione, vagliarne i pro ed i contro.  E qui faremo notte perchè quello che per alcuni è fallo, per altri non lo è.
 
«Sarà pure vero, ma speriamo che almeno gli aiutini diminuiscano di intensità pro questa squadra, o quella. Così forse l’anno che viene finisce il filotto scudettato della Signora».
 
>Antonio Conte sta vincendo lo scudetto anglè...
 
«Brav’Antonio, vot’Antonio come coach dell’anno. Gli anglè si stanno prendendo una seconda aspirina tricolore. Il loro è un calcio di cavalli che corrono e corrono, senza sapere esattamente dove vanno. A meno che a guidarli non ci sia un italiano come Antonio e Claudio».
È possibile sposare se stesso?
Può una farfallina tatuata turbare i desideri del Bel Paese?
Stareste cinque giorni in fila per comprare un paio di scarpe da ginnastica?
Se l’espresso lo gustate senza zucchero, al momento di pagare pretendete lo sconto?
 
Quattro domande per altrettanti fatti di cronaca italiana. Quelle che una volta erano definite “americanate” si sono trasferite nel Bel Paese. Le stranezze ormai hanno il marchio Made in Italy. Agire fuori dalle righe, sforzarsi di essere diversi, è una moda consolidata, sempre ricca di nuovi capitoli. 
Normalmente si “copia” l’Amerika,  ma in un caso è stato fatto di meglio essendo che l’idea  non è stata mai partorita da nessuna altra mente bislacca al mondo.
Si tratta di sposare se stesso. Lo ha fatto un parrucchiere quarantenne di Sant’Antonio Abate, un piccolo pesino del Napoletano. Nello Ruggiero, questo il nome dello sposo e della sposa, che ha ideato il...matrimonio single. Si è  sposato vestito da pinguino, con frack e cappello alto davanti a tanti invitati, in una sala famosa per i banchetti nuziali. 
 
“L’ho fatto – ha detto – perchè se a 40 non sei sposato, la società ti emargina. Ed io non voglio essere un emarginato».
«Credo che non potrò mai amare nessuno quanto amo me stesso». 
«Sono l’anima gemella di me stesso ma il mio cuore resta aperto a tutte le persone che ho aiutato». 
 
In questo matrimimonio single, di strano c’è anche il fatto che nel Bel Paese ormai non si sposa più nessuno, tutti convivono, stanno insieme e fanno qualche figlio senza avere l’anello al ditino. Il nostro Nello, invece, ha scelto di convivere con se stesso e si è messo due fedi, una sopra l’altra, perchè lui è anche lei, e viceversa.
 
Ed eccoci alla farfallina che, a detta dei media italici, turba i desideri degli italiani. La farfallina in questione è quella che la Belen ha quasi tra le gambe. Un momento, che avete capito? Si tratta del tatuaggio di una farfalla che la tizia mette in mostra per far vedere che lei non porta neanche la foglia di fico laddove la modestia lo imporrebbe.
La tizia “io mi spoglio, voi sbavate”, l’altro ieri era in Abruzzo, a Vasto, dove ha posato per una linea di bikini. 
Naturalmente c’erano molti guardoni, tutti posizionati per vedere la farfalla finta e immaginare quella vera.
 
Dalla farfalla ai piedi, il passo, per così dire, è breve.  Una strada di Torino, via Accedemia delle Scienze, è stata trasformata in una specie di campeggio, perchè eranoe in vendita delle scarpe da ginnastica. Per cinque giorni un centinaio di cretinotti hanno portato finanche delle tende per essere i primi ad entrare nel negozio. Ma che scarpe erano queste scarpe? Erano quelle che portano coloro che mettono la palla grande in buca, i cestisti. La differenze? Erano firmati da un rapper amerikano, Kayne West, che nel Bel Paese  devono considerare un padreterno, mentre altrove non lo conosce quasi nessuno. Quanto costano queste benedette calzature? 220 Euro, 220 e buona passeggiata.
 
Per chiudere, facciamoci un bel caffè. In un paesotto della Calabria campa un medico condotto che ha oliveti e vigneti a non finire. Questo dottore prende l’espresso senza zuccero, forze perchè di zucchero ne ha già troppo nel sangue, o forse no. Resta il fatto che al momento di pagare non depostia un Euro in mano al cassiere, ma 90 centesimi, “perchè - spiega - non pago per lo zucchero che non uso”.
Il povero cassiere fa buon viso e cattivo gioco, perchè ha figli piccirilli che hanno bisogno del dottore stitico di tasca.
Ma appena il medico stitito lascia il lovale, il barista sbotta: tirchio, vaffanduculu!
 
*Nelle foto, la Belen in posa a Vasto; il parrucchiere che ha sposato se stesso; a Totò e Peppino non è mai passato per la testa di non zuccherare l’espresso.
 
 
È possibile sposare se stesso?
Può una farfallina tatuata turbare i desideri del Bel Paese?
Stareste cinque giorni in fila per comprare un paio di scarpe da ginnastica?
Se l’espresso lo gustate senza zucchero, al momento di pagare pretendete lo sconto?
 
Quattro domande per altrettanti fatti di cronaca italiana. Quelle che una volta erano definite “americanate” si sono trasferite nel Bel Paese. Le stranezze ormai hanno il marchio Made in Italy. Agire fuori dalle righe, sforzarsi di essere diversi, è una moda consolidata, sempre ricca di nuovi capitoli. 
Normalmente si “copia” l’Amerika,  ma in un caso è stato fatto di meglio essendo che l’idea  non è stata mai partorita da nessuna altra mente bislacca al mondo.
Si tratta di sposare se stesso. Lo ha fatto un parrucchiere quarantenne di Sant’Antonio Abate, un piccolo pesino del Napoletano. Nello Ruggiero, questo il nome dello sposo e della sposa, che ha ideato il...matrimonio single. Si è  sposato vestito da pinguino, con frack e cappello alto davanti a tanti invitati, in una sala famosa per i banchetti nuziali. 
 
“L’ho fatto – ha detto – perchè se a 40 non sei sposato, la società ti emargina. Ed io non voglio essere un emarginato».
«Credo che non potrò mai amare nessuno quanto amo me stesso». 
«Sono l’anima gemella di me stesso ma il mio cuore resta aperto a tutte le persone che ho aiutato». 
 
In questo matrimimonio single, di strano c’è anche il fatto che nel Bel Paese ormai non si sposa più nessuno, tutti convivono, stanno insieme e fanno qualche figlio senza avere l’anello al ditino. Il nostro Nello, invece, ha scelto di convivere con se stesso e si è messo due fedi, una sopra l’altra, perchè lui è anche lei, e viceversa.
 
Ed eccoci alla farfallina che, a detta dei media italici, turba i desideri degli italiani. La farfallina in questione è quella che la Belen ha quasi tra le gambe. Un momento, che avete capito? Si tratta del tatuaggio di una farfalla che la tizia mette in mostra per far vedere che lei non porta neanche la foglia di fico laddove la modestia lo imporrebbe.
La tizia “io mi spoglio, voi sbavate”, l’altro ieri era in Abruzzo, a Vasto, dove ha posato per una linea di bikini. 
Naturalmente c’erano molti guardoni, tutti posizionati per vedere la farfalla finta e immaginare quella vera.
 
Dalla farfalla ai piedi, il passo, per così dire, è breve.  Una strada di Torino, via Accedemia delle Scienze, è stata trasformata in una specie di campeggio, perchè eranoe in vendita delle scarpe da ginnastica. Per cinque giorni un centinaio di cretinotti hanno portato finanche delle tende per essere i primi ad entrare nel negozio. Ma che scarpe erano queste scarpe? Erano quelle che portano coloro che mettono la palla grande in buca, i cestisti. La differenze? Erano firmati da un rapper amerikano, Kayne West, che nel Bel Paese  devono considerare un padreterno, mentre altrove non lo conosce quasi nessuno. Quanto costano queste benedette calzature? 220 Euro, 220 e buona passeggiata.
 
Per chiudere, facciamoci un bel caffè. In un paesotto della Calabria campa un medico condotto che ha oliveti e vigneti a non finire. Questo dottore prende l’espresso senza zuccero, forze perchè di zucchero ne ha già troppo nel sangue, o forse no. Resta il fatto che al momento di pagare non depostia un Euro in mano al cassiere, ma 90 centesimi, “perchè - spiega - non pago per lo zucchero che non uso”.
Il povero cassiere fa buon viso e cattivo gioco, perchè ha figli piccirilli che hanno bisogno del dottore stitico di tasca.
Ma appena il medico stitito lascia il lovale, il barista sbotta: tirchio, vaffanduculu!
 
*Nelle foto, la Belen in posa a Vasto; il parrucchiere che ha sposato se stesso; a Totò e Peppino non è mai passato per la testa di non zuccherare l’espresso.
Buongiorno, era da parecchio che non ci facevamo una chiacchierata nello specchio.
 
>Buongiorno un cacchio. Non ho dormito. Mi sento come uno paghetto stracotto.
 
Perchè?
 
>Ho fatto tre sogni fetenti, cominciando dalle palline.
 
Che specie di palline?
 
 >Erano piccole, forse calde, forse fredde. Poi ti spiego, nel secondo sogno facevo il bagno con  la gran popputa Anita Ekberg quando la maggiorata era ancora aldiquà e non aldilà. Poi ti spiego, ma fatti dire del terzo sogno.
 
Dici dici, intanto mi rado la barba.
 
>Non so se ero sveglio oppure no. Il fatto è che, mentre andavo in bagno, mi tremavano le gambe come quando uno alza un tantino il gomito. Non è capitato un volta sola, ma tre, forse quattro.
 
Te l'avevo detto che devi stare attento a quello che ti metti in corpo. Ti avevo detto anche di fare esercizi, cammina  se non ce la fai a correre. Te lo avevo detto che devi andare dal dottore. Te lo avevo detto che...
 
>E no, mò la devi finire che te lo avevo detto. Basta, mi stai scassando i cabasisi?
 
Che sarebbero 'sti cabasisi?
 
>Sai cosa è un eufemismo?
 
No, spiegamelo tu.
 
>È quando si usa una parola al posto di un'altra al fine di attenuare il carico espressivo di ciò che si intende dire, perché ritenuto o troppo banale, o troppo offensivo, osceno o troppo crudo. 
 
Non ci ho capito un tubo...
 
>Proviamo con un esempio, se diciamo: Giovanni è poco intelligente, che capisci?
 
 Che Giovanni è stupido.
 
>Se diciamo questa pizza lascia a desiderare?
 
Che è 'na schifezza.
 
>Bravo, ora se ti capita di vedere un episodio del Commissario Montalbano, cosa capisci quando il dottore Pasquano dice: non mi rompere i cabasisi.
 
Ah, vuol dire: non mi rompere i testicoli.
 
>Esatto, i cabasisi sono quei cosi lì in siciliano, in italiano volgare sarebbero palle.
 
Palle in napoletano significano anche frottole, falsità.
 
>A proposito di palle, che dici i sorteggio della Champions li hanno truccati o no?
 
E perchè lo avrebbero fatto?
 
>Ci sono due correnti di pensiero, due supposizioni una spagnola, l'altra italiana.
 
Dici, dici. Spiegati.
 
>In Spagna giurano  sulla Madonna di Campostella che hanno fatto uscire il derby Real-Atletico perchè le altre sfere del pallone non volevano un'altra finale tutta made in Spain.
 
E l'altra?
>Che la Juve avesse aggiustato il sorteggio per evitare i più forti e pescare il Monaco.
 
Come sarebbe evvenuto questo aggiustamento?
 
>Facile, il metodo è stato inventato prima a Napoli per vincere al Lotto, poi il formaggiaro svizzero Blatter lo ha perfezionato quando era il boss del pallone mondiale.
 
Uffa, quanto sei lungo. Spiega come facevano?
 
>Le palline dell'urna potevavo essere fredde e calde,  leggere e pesanti, uppure liscie e rugose. Insomma erano diverse ed il sorteggiatore, in questo caso l'anglè ex Juve, Ian Rush, non ha dovuto far altro che pescare le palline giuste .
 
Aggio capito, ora mi è chiaro. Chi mette la mano nella pignata sa che nella pallina calda c'è tale squadra, in quella fredda tale altra. Cosi a tatto l'imbroglio è servito.
 
>Ma tu veramente credi che queste schifezze accadono veramente?
 
E come no. Accadono continuamente. Il mondo del calcio è una miniere di soldi, leciti o illeciti che siano.
 
>Cosa vorresti dire?
 
 In campionato, specialmente di questi tempi, saltano fuori biscotti all'uovo e tuffi nel mare dei quattrini, vedi risultati 5-4. o 6-2.
 
>A proposito di tuffi, eccoci al sogno a luci semirosse con la prosperosa Anita quando Fellini la spedì nella Dolce Vita a farsi una camminata dentro la fontan di Trevi.
 
Dentro non intorno? Era in bikini o che?
 
>Era in vestito da sera di velluto, con  uno spacco quansi da monaca, niente a che vedere con quello che oggidì la Belen esibisce per far vedere che sotto la gonna, non porta nada, niente, zero.
 
Della zoccola moderna non mi interessa, ridimmi della Anitona.
 
>Attravversò regalmente  la cascata e all'acqua offrì il petto, senza bagnarsi la chioma. Intanto il nostro Marcello la seguiva con la lingua da fuori.
 
 Come mai ti sei sognato la scena della Dolce Vita?
 
>Perchè avevo appena letto che ogni giorno almeno un turista si butta nella fontana, alcuni come li ha fatti la mamma, nudi. L'ultimo che hanno preso lo hanno salassato  con una multa di 450 euro. Chi mette solo le zampe in acqua se la cava con 150.
 
Ammazate, ora che viene il calcio e i turisti scemi aumentano, con tali multe la città di Roma potrebbe fare soldi a palate e pagare gli spazzini per ripulire la città.
 
***
Nelle foto, Anita Ekberg nella fontana di Trevi e Belen Rodriguez in una trasmissimo televisiva italiana.