Corriere Canadese

Comunita`

TORONTO - Identità e lingua, esperienze del passato e obiettivi per il futuro, senso di appartenenza e necessità di preservare un lascito alle generazioni future. Sono questi i temi principali di un nuovo dibattito che si sta sviluppando all’interno della comunità italocanadese. 

 TORONTO - Il calcio canadese ha perso un grande pezzo della sua storia, un signore, un vero gentiluomo. in campo e fuori. Hector Leonardo Marinaro - Buenos Aires 1931, Toronto 30 gennaio 2017 - dal 1961 in poi ha contribuito alla crescita del soccer. Se oggi abbiamo il Toronto Fc  lo dobbiamo in parte anche a questo elegante centromediano che a 16 anni era già titolare del Racing, club argentino di prima divisione. 
Quando in Canada il calcio era considerato sport di terza fascia, buono soltanto per i freschi emigrati,  senza protagonisti di primo piano, Hector cominciò a dimostrare come la nuova frontiera del pallone  poteva diventare mondiale anche nella terra del disco e della palla ovale.
Hector a 26 anni si trasferì in El Salvador dove conquistò tre titoli nazionali (1959, 1962  e 1963). Nel 1961 fece la sua prima apparizione in Canada, a Montreal, dove fu dato in prestito temporaneo al Montreal Concordia. 
Quell’anno la Concordia vinse il campionato NSL del Quebec e Marinaro risultò il miglior giocatore del torneo. Dopo una parentesi in Messico, Marinaro si trasferì definitivamente a Toronto, dove divenne una bandiera della Toronto Italia. Negli anni ha allenato  Toronto Falcons,  Toronto Italia, Toronto Blizzard, Toronto Rockets. Il centromediano dai pedi vellutati e la rovesciata volante alla Piola, ha anche insegnato per decenni calcio, ai professionisti ed anche ai bambini. 
A tutti ha lasciato in retaggio l’amore ed il rispetto per il pallone.
Suo figlio Hector Marinaro Jr.  ha seguito le orme calcistiche del padre: per anni ha spopolato nel calcio indoor stabilendo record in fatto di marcature.
Funerali privati
I funerali dei Hetcor Marinaro si terranno in forma privata.
Il Corriere Canadese si unisce alla comunità calcistica di Toronto nel porgere alla signora Elda, ai suoi figli e  parenti tutti, i sensi di un profondo cordoglio.
Princess Margaret Foundation 

la storia di catherine e vito labate

TORONTO - Il lavoro per Catherine Labate è molto più di una semplice occupazione. La Labate, che da otto anni è coordinatrice dell’Estate Giving Team del Princess Margaret Cancer Foundation, si illumina in viso quando parla delle sue giornate dietro la scrivania in un ufficio del Princess Margaret Hospital: «Amo il mio lavoro che mi dà tante soddisfazioni, i miei colleghi sono meravigliosi - dice la Labate, 42 anni - ci occupiamo delle donazioni che vengono fatte all’ospedale, ci assicuriamo che il denaro venga impiegato nelle aree desiderate da chi lo dona. In questa grande struttura ospedaliera si fa ricerca e si curano le persone ammalate di cancro».
I pregi di questo ospedale, reputato uno dei migliori di tutto il Nord America, secondo la Labate sono tanti: «Anche se è una struttura molto ampia si può dire che questa del Princess Margaret è una grande famiglia, qui si prova in tutti i modi a far sentire meglio le persone ammalate, lo staff è eccezionale e fa tutto quello che può per rendere migliore la vita del paziente e della sua famiglia - dice Catherine Labate - è bello che gli ammalati abbiamo fiducia in chi in quel momento deve curarli».
Avere tanti familiari ammalati di vari tipi di cancro ha spinto Catherine assieme al marito Vito a fare qualcosa in più per questo ospedale dove tantissimi ricercatori si adoperano per sconfiggere  un male che continua a mietere tante vittime nel mondo. «Qui si fa tanta ricerca scientifica e questo consente di intervenire sempre più precocemente sulla malattia dando una possibilità in più nel processo di guarigione - continua la Labate - nella mia famiglia e in quella di mio marito Vito abbiamo avuto familiari colpiti dal cancro che sono dovuti ricorrere alle cure di questo ospedale». 
L’esito delle cure talvolta è positivo, qualche altra volta non si riesce a sconfiggere il male. «Mia mamma, che è stata colpita da un melanoma avanzato, per fortuna ora sta bene e questa è una cosa bellissima, tante donne della mia famiglia invece hanno perso la loro battaglia con il cancro - ricorda Catherine - due cugini di mio marito si sono ammalati in questi ultimi anni, uno purtroppo è deceduto alla fine dell’anno scorso. Alle cure di quest’ospedale sono ricorse, dal 2010 ad oggi, cinque persone della nostra famiglia».
Catherine ha sempre desiderato di fare qualcosa, nel suo piccolo, per aiutare ovunque fosse stato necessario, il Princess Margaret: «Quando ci siamo sposati abbiamo colto al volo questa occasione e abbiamo deciso che anziché dare ai nostri invitati, che sono stati 200, la tradizionale bomboniera avremmo donato quel denaro alla Foundation. Lo abbiamo esplicitamente scritto sugli inviti e dobbiamo dire che questa idea è stata molto apprezzata dai nostri familiari ed amici presenti - dice Catherine - regalare ai nostri invitati un oggetto da portare a casa e come spesso avviene lasciarlo inutilizzato su uno scaffale non aveva senso. Il 10 ottobre del 2010 è stato, fino alla nascita dei nostri figli, il giorno più bello della nostra vita. Con una donazione abbiamo cercato di fare felici anche altre persone che si rivolgono all’ospedale con la speranza di avere ancora anni da vivere. Non c’è nulla di più bello, di più appagante del dare speranza a chi sta per perderla».
Catherine condivide con il marito Vito il desiderio di sostenere il Princess Margaret. «La realtà di questa malattia è molto semplice: interessa tutti noi. Sia che siamo pazienti o persone care di coloro che sono nel bel mezzo della lotta, la malattia non mostra alcuna discriminazione senza distinzione di razza, credo o background culturale - dice Vito Labate - la nostra famiglia ritiene che sia importante dedicare parte del nostro tempo, sforzi e risorse verso la ricerca che può aiutare la lotta e portare a cure più efficaci».
Sostenere la struttura, fiore all’occhiello del Canada, è secondo Vito, di cruciale importanza: «Come canadese di prima generazione di origine italiana, mostrare sostegno al Princess Margaret è importantissimo. Aiuta ad aumentare la sensibilizzazione nella comunità, forse le generazioni precedenti non hanno avuto l’opportunità di farlo - dice Vito Labate - è inoltre uno dei motivi che fa sì che il Canada sia un esempio per altre nazioni per quel che concerne la salute e il benessere dei cittadini, che provengono da tutti i ceti sociali, come collettività». 
Entrambi, Catherine e Vito, sperano che l’impegno nella lotta al cancro dia presto dei risultati positivi. «Come in tutte le questioni generazionali, sono le azioni di positive di oggi a dare benefici amplificati per le generazioni del futuro. Questo è un argomento molto convincente per la nostra famiglia  ed è la ragione per la quale siamo determinati a mostrare il nostro continuo supporto».
Vito e Catherine Labate hanno continuato nel tempo a donare al Princess Margaret perchè vogliono sostenerlo e garantire cure e ricerca fino al giorno in cui il cancro sarà solo un brutto ricordo. «Ho due figli, Vanessa che a marzo compirà 5 anni e Cameron di due - aggiunge la Labate - vorrei tanto che miei figli quando saranno grandi non debbano fare donazioni al Princess Margaret perché il cancro non ci sarà più, non esisterà più, sarà sconfitto. È questo il mio sogno».

Every year on January 6 or there about, La Befana pays a visit to children of Lucanian descent.   The “old lady” makes her entrance dressed in rags and sweeping the floor with her broom to a room filled with eagerly awaiting children, their parents and their nonni.  She tells the story of La Befana as is was told to her many years ago when she was a child; only this time the story is told in English with splashes of Italian dialect to amuse the adults. “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, con la cuffia alla romana; Viva, Viva La Befana.” The children repeat the chant knowing full well what comes next.  Indeed, with the aid of her “elves” La Befana, played by Maria Milano, calls out the names and hands out gifts to patiently waiting children. Their eyes all aglow and faces filled with smiles as they receive and open their gifts. Shortly after some playtime, the pizza arrives and everyone feasts.  Everyone has an enjoyable time, the children listening to the story of La Befana and receiving the gifts, as well as the adults seeing not only the happiness on the faces of their little loved ones,  but also to the jovialness  brought by La Befana herself.

The Basilicata Cultural Society of Canada, located at 28 Roytec Rd, Woodbridge, wishes to thank La Befana and Pizza Nova for their wonderful contributions each and every year, only 11 months till she comes again.

 Antonio Locantore

TORONTO -  Con il dottore  ha un grosso debito di riconoscenza. Dieci anni or sono il neurochirurgo Peter Kong lo operò rendendogli la vita più... vivibile. Da allora Michele Gliatta, uno dei soci fondatori degli Amici di Padre Pio, bussa alle porte dei suoi amici e conoscenti, raggranellando bei soldini (generalmente mai meno di 5.000 dollari) che poi consegna all’ospedale dove opera il dottor Kong. Prima era il “vecchio” ospedale di Finch, ora il nuovissimo centro di Wilson, che beneficiano della riconoscenza di Michele. 
Nella foto, Gliatta 
e il dottor Kong.