Corriere Canadese

TORONTO - Comincia in salita il percorso del nuovo Comites. Il nuovo organo rappresentativo degli italiani di Ontario, Manitoba e Territori del Nord Ovest infatti nelle elezioni del 14 luglio scorso è stato votato da appena 290 persone. Un numero clamorosamente basso in una città dove gli iscritti Aire sono intorno ai 70mila e che è poco più di un decimo dei 2.359 voti che nel 2015 servirono per eleggere il Comites che poi si è sciolto a inizio anno tra le polemiche.  
 
In tutto sono state 290 le schede ritenute valide in questa elezione straordinaria del Comites,
nel 2015 erano state 2.359;
Ogni elettore poteva scegliere fi no a un massimo di 4 preferenze;
Le preferenze totali per i 12 eletti sono state 802, nel 2015 erano state 6.972

TORONTO - Il santuario della Madonna delle Grazie di Mary Lake a King City ha ospitato il  “Magnificat concert”, un concerto sinfonico corale. Protagonisti il Coro San Marco, l’orchestra di giovanissimi della Cardinal Carter Academy for the Arts e grandissimi solisti.
Il concerto ha avuto lo scopo di  celebrare il 150º anniversario del Canada, il mese della cultura italiana ed il 75º anniversario degli agostiniani a Mary Lake. 
L’Ordine di Sant’Agostino o Ordine agostiniano, basato sull’insegnamento del Vescovo di Ippona (354-430 d.C), è stato fondato nel 1244 per vivere e promuovere lo spirito di comunità vissuto dalle prime comunità cristiane.
A dare il via al concerto sono  stati “O Canada” di Callixa Lavallee e l’“Anthem for the Celebration of the Canadian Federation” del grande compositore canadese Healy Willan (1880-1968) per celebrare l’anniversario dei 150 anni della fondazione del Canada.
Ha fatto seguito il difficilissimo ma brillante “Magnificat” del compositore barocco veneziano Tomaso Albinoni (1671-1751) con ben quattro solisti, coro ed orchestra diretti dal maestro Calleja, che ha entusiasmato il numeroso pubblico.
Tra gli artisti presenti la giovane cantante Alesandra Trimmeliti, 
la soprano Cherry Ann Mendez, il tenore Michael Nasato, il baritono Kevin Miller, la soprano Iwona Jaszczur, la soprano Iwona Jaszczur e la mezzo-soprano Mila Ionkova.
Il Coro San Marco ha consegnato una borsa di studio al giovane membro del coro Ronald Tappawan, recentemente immigrato in Canada dalle Filippine che è iscritto alla facoltà di musica presso la York University.
Nella seconda parte del concerto il coro ed il pubblico hanno onorato gli agostiniani del santuario con l’inno “Holy Father Augustine”. Ha fatto seguito l’inno a San Giuseppe patrono degli agostiniani in Canada e dello stesso Canada, composto dal direttore del Coro San Marco Daniele Colla. Il concerto si è concluso con l'interpretazione in prima mondiale del “Magnificat” composto da padre Louis Di Rocco, una composizione all’insegna della più profonda preghiera e grande gioia con le due soliste Iwona Jaszczur  soprano, e Mila Ionkova, mezzo-soprano, coro ed orchestra diretti dal maestro Calleja. 
TORONTO - La serata è diventata qualcosa di più rispetto a ciò che gli organizzatori avevano in mente del meeting su Casa Italia. il console generale Giuseppe Pastorelli, fiancheggiato dal presidente della Canadian Business and Professional Association (CIBPA), Ed Burello, dall’ex giudice Frank Iacobucci e da Sam Ciccolini, si è incontrato con alcuni rappresentanti della comunità italiana al Western Point Club martedì 11 luglio per avere degli input sui piani potenziali per il terreno che attualmente ospita il consolato italiano a Toronto.
Erano presenti altre diciannove persone. Non è stato offerto alcun piano o progetto definitivo per la discussione o la valutazione. Uno dei punti espressi senza equivoci è quello che lo Stato italiano sembra essere l’unico proprietario del terreno al 183 di Beverly Street.
Il console generale Pastorelli ha sottolineato 3 principi che guidano le deliberazioni dell’Advisory Committee dei “leader della comunità” selezionati per fornire una guida attraverso il processo di consultazione e di sviluppo. Questa commissione include, oltre quelli già nominati, anche Pal Di Iiulio, Con Di Nino e Julie Di Lorenzo.
Brevemente, questi principi sono i seguenti: (1) preservare il valore storico della Chudleigh House, (2) dare onore e mantenere in vita la “visione” di quei tre uomini che “ri-acquisirono” la proprietà dal governo canadese nel 1955, (3) valutare le modalità per arrivare a benefici duraturi [alla comunità].
La presentazione e i responsi sembravano intesi a convincere l’audience che NULLA era stato deciso e che tutti quanti si sarebbero trovati una tabula rasa sulla quale ognuno avrebbe potuto incidere la propria visione. 
Non hanno avuto un successo completo.
Franco Misuraca ha deplorato la bassa presenza e la mancanza di documentazione che attestava il diritto del governo (canadese) di vendere la proprietà alla CIBPA. Una signora che si è identificata come Renata ha chiesto il piano del consolato al quale il pubblico potrebbe rispondere. Giuseppe Cafiso ha domandato quale fosse il piano che la CIBPA sperava il pubblico potesse amplificare.
Lui ha fatto numerosi suggerimenti su come possano arrivare dei benefici alla comunità. Burello si spiegava di non sapere quale benefici possano esserci.
Daniela Di Marco voleva sapere come si sarebbe potuto finanziare uno sviluppo e se ci fosse qualche investitore privato interessato nello sviluppo del sito come parte delle loro attività filantropiche.
Gli ha fatto eco Fulvio Florio. Sia Ed Burello che Sam Ciccolini hanno ammesso che non ce ne sono. Dan Montesano ha chiesto dove gli eventuali proventi della vendita sarebbero andati a finire.
Ancora, i due individui hanno indicato di non averci pensato e che comunque il processo non era andato ancora così in là.
Non è stato rassicurante.
Renata ancora ha detto che il pubblico non vuole che per Casa Italia accada quanto sta succedendo per il Columbus Centre: “alla fine non abbiamo nulla”. Pal Di Iulio, una volta Ceo del Columbus Centre, ha sottolineato che qualsiasi piano che sviluppi una visione richieda il giusto modello finanziario per pagare ogni cosa.
Il mercato chiede che si sviluppi il terreno secondo il migliore uso. Un punto ripreso da Sam Ciccolini che ha chiuso le osservazioni a sostegno: si devono percorrere strade che massimizzino il valore dei beni.
C’è un altro meeting in programma a settembre, prima che una decisione venga presa.
TORONTO - La comunità – per precisare,  gli italocanadesi che “hanno costruito” Villa Charities e le sue componenti, i residenti locali nelle vicinanze del campus che lo ospita, gli anziani che contano su di questo

TORONTO - Dopo 35 anni la Don Bosco Catholic Secondary School chiude i battenti. Sono state centinaia le persone, tra le quali ex allievi, studenti e personale, che si sono riunite sabato scorso per celebrare la scuola che alla fine del mese verrà chiusa, dopo che negli ultimi anni, ha continuato a registrare un significativo calo di iscrizioni.
All’inizio dell’anno scolastico che sta per concludersi gli iscritti alla scuola che si trova al 2 St. Andrews Boulevard, nella zona di Dixon Road e Islington Avenue, sono stati 90 (30 ragazzi hanno frequentato il grado 11, 60 il grado 12) mentre l’edificio ha posto per oltre mille studenti. 
L’allarme era già stato lanciato quindi lo scorso settembre e la chiusura dell’istituto scolastico non è arrivata come un fulmine a ciel sereno: quel che è certo è che negli ultimi anni la scuola è stata teatro di episodi di violenza che hanno spinto molti genitori a non iscrivere più i propri figli a questa scuola. 
La maggior parte della gente ha scoperto la Don Bosco quando l’allora sindaco di Toronto Rob Ford allenava la squadra di football della scuola prima di essere allontanato nel 2013.
Alla celebrazione di sabato scorso hanno preso parte tantissimi ex studenti e ragazzi che hanno frequentato la Don Bosco negli ultimi anni: per tutti l’evento ha avuto un sapore agrodolce. Callie Conforti, 17 anni, che conseguirà il diploma alla Don Bosco alla fine della prossima settimana, non riesce a nascondere l’emozione. «Qui ho imparato cosa vuol dire essere una famiglia, ho imparato ad essere una persona positiva, ad avere una mente aperta, ad essere me stessa senza preoccuparmi di nient’altro», dice la ragazza.
La celebrazione è stata comunque una bella occasione di incontro per studenti, insegnanti e personale della scuola di Etobicoke: il ricavato della festa verrà usato per l’ultima festa degli studenti che conseguiranno il diploma tra pochi giorni mentre il denaro rimanente verrà donato a “Volunteers International for Development Education and Solidarity”.