Corriere Canadese

TORONTO - Tra meno di un anno la vendita, l’acquisto e il possesso di marijuana diverranno legali in Canada. E se ancora rimangono alcuni mesi per chiarire le zone d’ombra normative e logistiche, per i premier delle Province e dei Territori canadesi è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo per attrezzarsi e rispettare la tabella di marcia imposta dal governo federale. 
Ma negli ultimi giorni si sono moltiplicate perplessità e dubbi sulla capacità delle singole Province di farsi trovare preparate al fatidico appuntamento con il primo luglio 2018. E lo spinoso tema è anche al centro del dibattito dei premier riuniti in questi giorni a Edmonton per il vertice annuale dei leader delle Province e dei Territori. A rilanciare il dibattito è stato Brian Pallister, premier del Manitoba, che ha proposto alle altre controparti provinciali di presentare una richiesta ufficiale al primo ministro Justin Trudeau di rimandare di un anno la legalizzazione della cannabis. “Non sto suggerendo di tornare indietro e di iniziare una nuova battaglia contro la legalizzazione - ha puntualizzato Pallister - quello che propongo è invece considerare la tempistica dell’introduzione di tutte le novità”.
Insomma, si dovrebbe - è questo il ragionamento del premier del Manitoba - spostare la legalizzazione al luglio 2019, per dare modo alle singole province di affrontare tutte le problematiche connesse, da quella relativa ai punti vendita a quello repressivo - in particolare, la guida sotto gli effetti della cannabis o la vendita ai minori, che saranno puniti con pesanti pene detentive - passando per la piena implementazione di tutti i dettami normativi approvati a Ottawa.
L’idea di Pallister ha raccolto un significativo sostegno. Il premier del Saskatchewan Brad Wall si è detto d’accordo, così come quello del Quebec Philippe Couillard, anche se ha poi ridimensionato la fattibilità della proposta tacciandola come “poco probabile”. 
La stessa Kathleen Wynne, premier dell’Ontario, ha ribadito le difficoltà oggettive che stanno emergendo per arrivare preparati all’appuntamento del luglio 2018. “Si deve ancora lavorare - ha sottolineato la leader liberale - per lo sviluppo di politiche sulla sicurezza per il pubblico e sulle strade e sulla protezione della salute dei giovani. Senza dimenticare la decisione sui luoghi di vendita”.
TORONTO - Stop alla revoca della cittadinanza a 312 nuovi canadesi. A deciderlo è stato il giudice della Corte Federale Russell Zinn con una sentenza che si traduce come l’ennesima bocciatura senza appello della famigerata legge sulla cittadinanza introdotta dall’allora governo Harper, norma partorita dagli ex ministri della Cittadinanza e dell’Immigrazione Jason Kenney e Chris Alexander. Stando a quanto stabilito in tribunale, alcune disposizioni della legge - che peraltro ora è stata modificata dal governo liberale, con le modifiche che saranno operative a partire dal prossimo anno - vanno a minare i diritti degli interessati, perché l’intero procedimento di valutazione e di decisione sulla revoca della cittadinanza viene accelerato e questo va a minare le necessarie garanzie che devono essere concesse a chi rischia di perdere la cittadinanza: il primo buco nero è costituito dalla mancanza di un’udienza, il secondo è che non vengono tenuti in considerazione alcuni fatturi come le considerazioni di carattere umanitario.
Già lo scorso maggio, in primo grado, un giudice aveva stabilito come questi elementi fossero in chiaro contrasto con le norme vigenti e di fatto aveva reso inoperativi alcuni passaggi della norma. Sulla base di questa sentenza precedente, il giudice Zinn non ha potuto fare altro che bloccare la revoca della cittadinanza per 312 neo cittadini. 
Secondo numerosi legali, l’ennesima bocciatura rappresenta il de profundis dell’intera impalcatura sulla cittadinanza e sull’immigrazione apportate dai ministri Kenney e Alexander. “Si tratta - ha dichiarato l’avvocato di Montreal Vincent Valai - di un’altra sconfitta giudiziaria per le politiche del precedente governo”. 
E questo si va a inserire in un contesto estremamente più ampio. Secondo l’avvocato, infatti, il governo conservatore amava ripetere come “la cittadinanza fosse un privilegio e non un diritto”. Ma la sentenza di maggio, ribadita da quella della Corte Federale, riafferma come i conservatori abbiano ribaltato un principio assodato: in realtà la cittadinanza è un diritto e non un  privilegio. “E siccome è un diritto - ha aggiunto Valai - si deve rispettare la giustezza delle procedure prima di revocare la cittadinanza. Prima di tutto, la possibilità di avere un’udienza davanti a un giudice imparziale”.
Il precedente governo aveva deciso di fare l’esatto contrario. Kenney, nel 2012, annunciò l’intenzione del suo dipartimento di cancellare la cittadinanza di più di 3mila nuovi canadesi, in quello che sarebbe stato il più grande blitz di questo tipo della storia. Nel 2014 il governo Harper approvò un emendamento alla legge che dava il via libera alla revoca della cittadinanza senza la necessità per l’imputato di andare davanti a giudice per difendersi. Ed è proprio questo provvedimento ad aver minato l’intera tenuta normativa della legge.
 La bocciatura decretata dal giudice Zinn - togato nominato alla Corte Suprema nel 2008, quindi dallo stesso governo Harper - avrà nei prossimi mesi un impatto significativo anche su altre centinaia di casi che dovevano andare in tribunale.
TORONTO - Dopo quasi sette anni, Bank of Canada ha deciso di alzare il tasso d’interesse. L’annuncio è arrivato ieri per bocca del governatore della Banca Centrale canadese, Stephen Poloz, che ha confermato le voci che da giorni si stavano inseguendo su un possibile cambiamento di rotta nella strategia di Bank of Canada. Il tasso di sconto, così, è salito dallo 0,50 allo 0,75 per cento: l’ultima volta nel nostro Paese era successo nel 2010. 
La decisione di intervenire sul tasso d’interesse è maturata dopo che tutti gli indicatori in mano confermavano la necessità di un giro di vite per alimentare la crescita e dare un sostegno all’economia canadese che si è consolidata ampiamente nell’ultimo anno. Anche le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo, con il Prodotto interno lordo che dovrebbe aumentare del 2,8 per cento nel 2017 (la previsione di aprile parlava di una crescita del 2,6 per cento), mentre per il biennio successivo è già stato messo in preventivo un progressivo rallentamento: nel 2018 l’economia canadese dovrebbe viaggiare attorno al 2 per cento, nel 2019 non dovrebbe superare l’1,6 per cento.
Ma quale conseguenze concrete avrà l’aumento del tasso d’interesse? La decisione di Bank of Canada avrà un effetto immediato sui mutui a tasso variabile, che molto probabilmente aumenteranno sulla scia dell’annuncio della Banca Centrale, mentre non avrà alcun effetto su quelli a tasso fisso, almeno fino alla scadenza naturale del termine stipulato con la banca per la revisione del mortgage stesso. 
L’aumento dei tassi avrà invece delle ripercussioni immediate sulle linee di credito personali concesse dalle banche e da altre istituzioni finanziarie, proprio perché il tasso primario sul quale viene calcolata la percentuale degli interessi è legato direttamente al tasso di sconto. 
Conseguenze potrebbero esserci anche per le automobili comprate attraverso un finanziamento: di solito questo viene fatto con un tasso fisso, ma alcune compagnie offrono anche la possibilità di ancorarlo a un tasso variabile. In ogni caso, l’annuncio di Bank of Canada avrà delle conseguenze sui finanziamenti per l’acquisto futuro di automobili. 
Per quanto riguarda le carte di credito, di solito si ragiona sempre su un tasso fisso e non variabile. Il discorso cambia in caso di ritardo nei pagamenti, che potrebbe portare a un aumento del debito del consumatore.
TORONTO - Con il passare dei giorni, i drammatici sviluppi sul fronte incendi in British Columbia ci riportano alla crisi di Fort McMurray della scorsa estate. Aumenta il numero delle persone evacuate, si allarga il raggio dell’inferno di fuoco e fumo che minaccia decine di piccoli centri abitati, diventa di ora in ora sempre più complicato il compito delle centinaia di vigili del fuoco impegnati a contenere gli incendi. Un’escalation che ci riporta alla mente le drammatiche immagini degli incendi in Alberta nell’estate del 2016. 
Per quanto riguarda la situazione in British Columbia, gli ultimi dati ufficiali parlano di oltre 14mila persone evacuate dalle loro abitazioni. 
Altri 10mila residenti di Williams Lake sono stati avvertiti dalle autorità: dovranno essere pronti ad evacuare velocemente nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare. Sono tanti i centri abitati evacuati nei giorni scorsi: 100 Mile House, Cache Creek, 150 Mile House, Loon Lake sono diventate cittadine fantasma, mentre su altre zone pende un ordine di evacuazione parziale che potrebbe diventare totale nelle prossime ore.
Per quanto riguarda le dimensioni dell’incendio, le autorità parlano di oltre 230 singole bocche di fuoco, per un’estensione che supera abbondantemente i 40.000 ettari. Su questo fronte, almeno per ora, siamo ancora molto lontani dall’incendio attorno a Fort McMurray del 2016: allora le fiamme avevano ricoperto una superficie superiore ai 589.500 ettari.
TORONTO - «Il partito in cui sono stata eletta, Scelta Civica, si è dissolto. In queste condizioni è praticamente impossibile riuscire a lavorare per gli italiani all’estero». Angela Rosaria detta Fucsia Nissoli Fitzgerald è appena passata a Forza Italia dopo quasi quattro anni nel gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico di Lorenzo Dellai e Bruno Tabacci. Una scelta, quella di Nissoli, apparsa ai più improvvisa, visto che solo il 12 aprile scorso veniva annunciato il suo ingresso nel movimento politico nordamericano Insieme per gli italiani, ma che la deputata difende con forza.
«La mia non è stata una scelta improvvisa - dice al Corriere Canadese la deputata appena tornata a Roma dopo essere stata presente in tutte le quattro tappe del viaggio in Canada del presidente della Republica, Sergio Mattarella - è stata una scelta meditata. Mi sono confrontata con molte persone sul territorio, con persone che ho conosciuto durante il mio percorso e con persone che mi avevano votato. A loro ho chiesto: “Mi ricandido con un altro partito o mollo tutto?”. Il supporto della gente mi ha portata dove sono oggi».
A dare il via a tutto, racconta Nissoli, è stato un incontro avvenuto a gennaio col presidente Silvio Berlusconi, «col quale mi sono intrattenuta a parlare delle problematiche degli italiani all’estero».
«Ho trovato Berlusconi molto sensibile all’argomento - spiega - e lui stesso mostrando entusiasmo per le politiche dell’emigrazione mi ha detto: “Lei se lo ricorda che quando io ero al governo gli italiani all’estero non pagavano l’Imu sulla prima casa?”. Dopo questo incontro mi sono chiesta se fosse stato giusto continuare il mio impegno a livello politico oppure abbandonare l’attività visto che il mio gruppo parlamentare si sta dissolvendo». 
«In questi mesi ho valutato cosa fare - continua - e la mia è stata una scelta meditata, dalla parte degli italiani all’estero. Infatti, ho trovato nelle politiche che il presidente Berlusconi mi ha prospettato quella necessaria e saggia moderazione che già era presente nelle politiche che con la lista Monti avevamo prospettato agli elettori del Nord e Centro America».
Non sono però mancate le critiche per la scelta della deputata nata a Treviglio. «Qualcuno ha scritto che sono andata in Forza Italia per mantenere la poltrona - ammette Nissoli - e voglio dire che questa è una bella bugia».
Resta però il fatto che solo pochi mesi fa la deputata aveva annunciato la sua adesione al movimento “Insieme per gli italiani” di cui, scriveva in una nota inviata dal suo addetto stampa, “condivido i principi, il progetto ed il programma portati avanti da persone di qualità, che amano profondamente l’Italia e vogliono servire gli italiani all’estero oltre gli schemi e le divisioni partitiche”. 
«Ho buonissimi rapporti con Carmelo Cicala (presidente del movimento, ndr) - spiega Nissoli - è un movimento che lavora per gli italiani all’estero e condivido il loro percorso. Piuttosto voglio dire che chi mi accusa di voler mantener la poltrona è veramente una persona di basso livello. Prima di tutto perché non ho bisogno e poi perché ho sempre visto la politica come un servizio per la comunità e chi mi conosce lo sa».
Qualcuno ipotizza che questo potrebbe essere il prima passo di una futura intesa elettorale in Nord America tra Forza Italia e movimenti come Insieme per gli italiani e magari anche il Maie di Riccardo Merlo. Nissoli però evita di prendere posizione.
«Sono cose che verranno valutate con l’avvicinarsi delle elezioni politiche - dice - Io adesso sono iscritta a Forza Italia, tutto il resto si valuterà strada facendo».
Intanto, spiega, «ho avviato un confronto serio col presidente Berlusconi discutendo con chiarezza i punti su cui occorre agire con forza, convinzione e coesione politica. Cittadinanza, mobilità dei giovani e parità fiscale sono i tre punti essenziali del mio programma politico e dalla scorsa settimana sono diventati tre punti essenziali anche nel programma di Forza Italia».
«Sono convinta di aver fatto una scelta buona per gli italiani all’estero e questo mi dà anche la forza per continuare a lavorare - conclude Nissoli - In questi giorni in cui sono stata in Canada ho parlato con tante persone e la maggior parte delle persone che ho incontrato hanno appoggiato la mia decisione. Io mi sto impegnando molto per il bene della comunità e spero che Forza Italia mi dia questa possibilità».