Corriere Canadese

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TORONTO - Due persone ferite nella strage di Quebec City restano ricoverate in condizioni disperate.

TORONTO - Ventisette anni, studente di scienze politiche e antropologia all’università di Laval, residente nel quartiere di Cap-Rouge, una grande ammirazione per Marine Le Pen, Donald Trump e la destra israeliana. È questo il profilo di Alexandre Bissonnette, l’uomo arrestato dalla polizia di Quebec City

TORONTO - Entro meno di vent’anni un canadese su due sarà un immigrato o figlio di immigrati. È questo il dato centrale di un rapporto pubblicato ieri da Statistics Canada - “Immigration and Diversity: Population Projections for Canada and its Regions, 2011 to 2036” - con il quale viene scattata un’istantanea della composizione demografica del nostro Paese e viene delineata una proiezione di come saremo nel 2036.
La base di partenza - si legge nel documento dell’Istituto nazionale di statistica - sono i dati del censimento del 2011. A questi numeri vengono poi affiancate le tendenze socio-demografiche registrate negli ultimi cinque anni e sulla base di queste vengono delineate quelle che dovrebbero essere le caratteristiche della popolazione canadese tra diciannove anni. Se nel 2011 il numero di immigrati diventati canadesi in tutto il Paese raggiungeva quota 20,7 per cento, nel 2036 si dovrebbe arrivare a una cifra compresa tra il 24,5 e il 30 per cento. 
A questa larga fetta della popolazione va poi aggiunta quella relativa ai figli degli immigrati. I dati del censimento di sei anni fa registravano il 17,5 per cento dei cittadini come figli di immigrati in Canada. Le proiezioni del 2036, invece, parlano di una quota attorno al 19,7 per cento.
Di conseguenza, se i dati di Statistics Canada dovessero essere confermati, nel 2036 avremo tra il 44,2 per cento e il 49,7 per cento della popolazione formato dagli immigrati e dai loro figli. 
Nello studio poi StatsCan cerca di capire come saranno distribuiti i nuovi canadesi nel territorio nazionale. E l’analisi arriva a una sostanziale conferma di quanto sta accadendo ora: la maggior parte degli immigrati da qui al 2036 andrà a vivere nelle aree metropolitane e nei grandi centri urbani. Nel 2011, ad esempio, 9 immigrati su 10 si sono stabiliti nelle città più grandi del Paese. Nel 2036, stando alle proiezioni di Statistics Canada, arriveremo a una forbice compresa tra il 91,7 e il 93,4 per cento.
Toronto, Montreal e Vancouver  continueranno ad essere le mete preferite dai nuovi canadesi: in totale nel 2036 queste tre città assorbiranno la stragrande maggioranza di tutti gli immigrati nel nostro Paese. Toronto ospiterà una fetta che va dal 33,6 al 39,1 per cento degli immigrati in Canada, Montreal tra il 13,9 e il 14,6 per cento e Vancouver, infine, tra il 12,4 e il 13,1 per cento.
E prendendo per buone queste proiezioni, a Toronto avremo una proporzione di immigrati compresa tra il 46 e il 52,8 per cento rispetto alla popolazione totale della città, a Vancouver tra il 42,1 e il 48,5 per cento, a Calgary tra il 32,7 e il 40,8 per cento, a Montreal tra il 28,4 e il 34,2 per cento e a Winnipeg tra il 29,2 e il 40,5 per cento.
Ma a rendere davvero impressionanti questi valori è la somma delle proiezioni del 2036 di immigrati e dei loro figli. Ecco allora che tra 19 anni, ammesso che i calcoli di StatsCan trovino poi conferma nei fatti, tra il 77 e l’81,4 per cento della popolazione sarà composta dagli immigrati e dai loro figli. 
A Vancouver questa proporzione sarà compresa tra il 69,4 e il 74 per cento. Se si esce dalle aree metropolitana la percentuale è destinata a crollare: ad esempio, nel Newfoundland and Labrador la somma dei nuovi canadesi e dei loro figli non andrà oltre il 4,7 per cento.
Per quanto riguarda la provenienza, le proiezioni ci dicono che nel 2036 tra il 55,7 e il 57,9 per cento degli immigrati sarà nato in Asia. Nel 2011 si arrivava al 44,8 per cento. 
In netto declino l’immigrazione dall’Europa: si passerà dal 31,6 per cento del 2011 a una cifra compresa tra il 15,4 e il 17,8 per cento nel 2036.
TORONTO - Tutti quanti sono nervosi perché il presidente Trump ha promesso di demolire tutto ciò che ostacola l’America a tornare grande (ancora). 

TORONTO - Ricalibrare una strategia governativa alla luce dei cambiamenti sostanziali in arrivo con il passaggio del testimone tra Barack Obama e Donald Trump. È questo l’obiettivo principale di Justin Trudeau e i suo ministri, “in ritiro” - per usare un’espressione calcistica - per tre giorni a Calgary, in attesa del futuro vertice tra il primo ministro canadese e il presidente americano. Gli elementi che si stanno sommando in questi ultimi giorni vanno tutti verso la stessa direzione. Trump ieri ha firmato l’ordine esecutivo per l'uscita degli Usa dal Ttp e ha già informato Trudeau circa la sua intenzione di ridiscutere il Nafta. 
Il neo inquilino della Casa Bianca ha inviato ieri a Calgary Stephen Schwarzman, Ceo di Blackstone Group (una compagnia di investimenti), nominato a dicembre guida del Strategic and Policy Forum di Trump. Schwarzman ha avuto un meeting privato con Trudeau, fornendo peraltro delle preziose rassicurazioni sul futuro delle relazioni economiche tra i due Paesi. “La situazione è positiva per il Canada - ha dichiarato - in merito alle future discussioni con gli Stati Uniti. Il commercio tra gli Usa e il Canada è in sostanza bilanciato e rappresenta un modello su come le relazioni commerciali dovrebbero essere. In definitiva ritengo che il Canada sia ben posizionato”.
Oggi invece dovrebbe arrivare nella località dell’Alberta Jared Kushner, genero di Trump e suo principale consigliere. Insomma, è evidente come l’amministrazione americana stia gettando le basi per profondi cambiamenti nelle relazioni commerciali con il Canada. Resta da capire quale sarà la direzione finale della nuova amministrazione. 
Su questo ha cercato di fare il punto ieri David MacNaughton, ambasciatore canadese a Washington. Dopo essere stato ascoltato da Trudeau e dagli altri componenti del gabinetto governativo, il diplomatico ha confermato come in questi giorni si siano intensificati i contatti tra Ottawa e Washington. 
“È essenziale - ha dichiarato MacNaughton - avere una migliore relazione tra il Canada e gli Stati Uniti nel commercio, nell’economia e nella sicurezza”. Sul fronte Nafta, il governo canadese è intenzionato ad adottare una strategia volta al pragmatismo. 
“Coopereremo - ha poi aggiunto il diplomatico - su questioni di carattere trilaterale quando è nel nostro interesse, allo stesso modo affronteremo questioni di carattere bilaterale”. 
Dal primo ministro, per ora, non sono arrivati commenti ufficiali. Si aspettano le mosse di Trump, consapevoli che è iniziata una nuova era nei rapporti con gli Stati Uniti.