Corriere Canadese

Quest’anno il Canada compie 150 anni eppure non da segni di vecchiaia anzi è un Paese giovane che sta decidendo cosa farà da grande. Giunsi in Canada nell’ottobre del 1967 quando il Canada aveva appena 100 anni. La Expo 67 di Montreal esprimeva  il meglio del Paese, cuore pulsante di ottimismo e di gioventù. Le celebrazioni volgevano al termine. Il Canada aveva il fascino della freschezza che inebriava chi veniva dalla vecchia Europa. Né l’infelice incidente di cui fu autore De Gaulle rovinò la festa.
Sono passati 50 anni ed il Canada è cambiato. Con  ammirevole  entusiasmo i media celebrano   innumerevoli conquiste. Ed è un orgoglio meritato. Il contrasto tra oggi e 50 anni fa è netto anche se non tutto è oro quel che luce, come dicevano gli antichi.
Il Canada ha la Costituzione rimpatriata dal primo ministro Trudeau nel 1982, con la mancata firma del Québec che rimane una spina nel fianco anche se oggi i rigurgiti separatisti sono sopiti. Ha l’esemplare e invidiabile Charter of Rigths (la Carta dei diritti) che rende tutti i cittadini uguali davanti alla legge. Ha una politica multiculturale, un modello nel mondo che ne fa una società aperta, tollerante ed inclusiva che ha permesso al Canada di riflettere onestamente sugli errori e le ingiustizie del passato. 
I maggiori media canadesi, come è comprensibile, sottolineano gli aspetti salienti della storia di questi 150 anni.
Sul Torornto Star Jim Doyle in una  intelligente serie celebrativa del Canada ha descritto la gigantesca opera del Saint Lawrence Seway che aprì i grandi laghi alla navigazione verso l’Atlantico. Ha descritto la strana e bizzarra  storia del primo ministro Mackenzie King, la storia  eroica di Elija Harper, l’indigeno che nel 1990, novello David, da solo bloccò l’accordo di Meech Lake galvanizzando una intera generazione. Ha descritto i populisti dell’Alberta, come pure il grande impeto riformatore di Tommy Douglas, il padre del Medicare. Ma ha anche fatto una amara riflessione sul trattamento degli immigrati “una pagina non lodevole per il Canada”. Secondo Doyle il Canada ha avuto  la sua storia di bigottismo, di razzismo isitutuzionale e anche di  muri innalzati ai confini anche se avevano nomi diversi. 
Però va dato merito al Canada di aver onestamente riconosciuto gli errori del pasato e di aver chiesto venia offrendo le scuse ufficiali per voce del governo.  
Il primo ministro Stephen Harper riconobbe le colpe del passato  nel 2006, quando chiese scusa per la head tax  (tassa individuale) imposta agli immigrati cinesi oltre mille dei quali  morirono durante la costruzione della ferrovia transcontinentale cui  peraltro dettero un contributo di vite moltissimi lavoratori immigrati italiani.
Il Canada non è solo grandi conquiste  o sviluppo economico è anche la storia delle persone, di chi si avventurava  in  un viaggio impervio su un mare ostico e imprevedibile per cercare “fortuna” in un Paese immenso e sconosciuto, dove  non sempre erano accolti  a braccia aperte.
Jim Coyle scrive che nel 1909 J.S. Woodsworth il fondatore del CCF, precursore dell’NDP, amareggiato dall’atteggiamento  ostile e rude dei canadesi verso gli immigrati, scrisse un libro intitolato “Strangers within our gates” (Stranieri entro i nostri cancelli) in cui scriveva: “Cosa sa il canadese ordinario degli immigrati? Li classifica tutti come uomini bianchi e stranieri. Pensa che  gli stranieri scavano le fognature e si mettono nei guai con la polizia,  vestono stravagantemente e parlano una lingua barbara e sono abominelvomente maleodoranti. Questo piccolo libro - avvertiva - vuol essere il tentativo di far conoscere l’eterogenea folla di immigrati al popolo canadese”.
Durante la seconda guerra mondiale i giapponesi canadesi furono internati e nel 1988 il primo ministro Brian Murloney chiese ufficialmente scusa. Nel 1914 il Canada respinse la nave S Komagata Maru carica di immigranti dal Sud Est asiatico, il primo ministro Justin Trudea lo scorso anno chiese scusa. Nel suo viaggio a Roma il primo ministro ha chiesto al Papa di venire in Canada per chiedere scusa agli indigeni per gli abusi subiti nelle cosidette “scuole residenziali” (Residential Schools) una pagina ignominiosa di oppressione e di abusi sessuali che ha lasciato segni indelebili  sulle vite  rovinate di migliaia di persone il cui unico torto era quello di essere indigeni.
Il Canada ha fatto i conti con il passato riconoscendo  errori e torti. Oggi a 150 anni è un Paese diverso, dove tutti i canadesi, sia nativi che immigrati, godono degli stessi diritti e degli stessi doveri, dove il colore delle pelle, la religione, la condizione sociale non pongono barriere alla pacifica convivenza e all’arrichhimento culturale della società. Dove il cognome non esclude nessuno dalle professioni, o dal governo del Paese come avveniva fino agli anni cinquanta. 
Il Canada oggi fa sentire tutti benvenuti.
TORONTO - Segnali contrastanti dalle due piazze immobiliari più calde del Canada. A Vancouver, dopo mesi di rallentamento provocato dalla tassazione ad hoc del 15 per cento per tutti gli acquirenti stranieri, il real estate torna a tirare e i prezzi medi raggiungono nuovi record. A Toronto, invece, il mercato immobiliare inizia ad assorbire direttamente lo scossone rappresentato da una tassa pressoché identica introdotta a metà aprile dal governo guidato dalla premier Kathleen Wynne. 
La conseguenza principale non è tanto sui prezzi, che registrano comunque una leggera flessione, ma nel numero totale delle vendite delle abitazioni, che crolla. Nella Gta si viene così a creare un effetto che era stato largamente previsto dagli analisti. 
Di fronte ai primi segnali di raffreddamento del mercato, i potenziali acquirenti hanno iniziato a guardarsi attorno, tirando al ribasso sui prezzi delle case in vendita. Chi aveva messo la casa sul mercato - o chi aveva intenzione di metterla - non ha quasi mai ceduto alla tentazione di sbarazzarsi dell’immobile, rimandando la vendita a tempi migliori. 
Questo duplice fenomeno, in entrata e in uscita, si è quindi tramutato in un crollo delle compravendite, laddove fino a qualche settimana prima una casa non rimaneva sul mercato più di una settimana e dove si scatenavano aste selvagge tra i potenziali acquirenti che facevano lievitare i prezzi delle abitazioni.
Stando ai dati della Canadian Real Estate Association (CREA), tra aprile e maggio nella Greater Toronto Area il numero delle vendite è diminuito del 25,3 per cento, un crollo che non ha precedenti negli ultimi anni e che secondo numerosi addetti ai lavori potrebbe essere ripetuto anche nei prossimi mesi.
Ma per molti analisti, come abbiamo detto, i dati del CREA sono destinati a rappresentare una fase effimera e passeggera: dopo qualche mese di assestamento - dicono - quando i provvedimenti di Queen’s Park saranno “digeriti e metabolizzati” dal mercato, i prezzi e le vendite torneranno a correre. 
Che poi - aggiungono - è quello che sta accadendo a Vancouver. Nella città della British Columbia, a nove mesi dall’attivazione della tassa, il real estate è tornato a tirare. 
Nei primi tre-quattro mesi c’è stata una flessione nelle vendite e nei prezzi, poi un leggero incremento fino al ritorno a una corsa senza freni. 
I dati presentati ieri parlano abbastanza chiaro: su base annua i rincari registrati a maggio sono stati dell’8,2 per cento, mentre il prezzo medio di un’abitazione a Vancouver ha raggiunto quota 941.100 dollari, nuovo record storico.
I mercati immobiliari delle due città negli ultimi anni hanno evidenziato numerose similarità e hanno avuto un percorso di crescita parallelo, spingendo negli ultimi trentasei mesi l’intero real estate canadese a livelli mai raggiunti prima.
Ora tra gli esperti cresce l’attesa per i dati relativi a giugno, che potranno confermare o meno il possibile rallentamento del mercato in attesa che la corsa possa riprendere dopo qualche mese di stallo.
TORONTO - Un vino toscano, un’automobile di lusso tedesca, un orologio francese, un servizio di piatti in ceramica della costa amalfitana. Sono tutti prodotti che possiamo già acquistare qui in Canada, pagando un sovrapprezzo provocato dalla tariffa doganale che grava su ogni singolo bene che viene importato in Canada dall’Europa. A partire dal 1 luglio assisteremo a un cambiamento epocale, perché da quella data entreranno in vigore a tutti gli effetti - anche se in via provvisoria, in attesa del definitivo via libera di tutti i parlamenti dei Paesi Us - le provvisioni del trattato di libero scambio tra il Canada e l’Unione europea. In Canada il Bill 30 - la legge quadro di attivazione del Ceta - ha ricevuto il Royal Assent lo scorso 16 maggio ed è una legge dello Stato a tutti gli effetti. Con l’accordo di free trade tra il nostro Paese e il Vecchio continente, vengono eliminati progressivamente i balzelli doganali per il 98 per cento dei prodotti importati ed esportati tra le due sponde dell’Atlantico
Il taglio delle tariffe doganali non sarà uguale per tutti i prodotti: in alcuni casi saranno abbassate progressivamente, con un calo graduale che potrà durare fino a otto anni. Oltre a questo rimane sempre l’incognita della vendita al dettaglio. Se un determinato prodotto proveniente dall’Ue subiva un rincaro del 15 per cento a causa delle tasse doganali, in teoria da luglio dovrebbe costare il 15 per cento in meno: ma l’ultima parola spetterà, come sempre, a chi rivende il prodotto in terra canadese dopo averlo importato direttamente o dopo essersi affidato a una ditta di import-export.
Ma andiamo a fare qualche esempio concreto. Le scarpe italiane, ad esempio, fino ad ora sono state soggette a diverse tariffe doganali - a seconda della categoria - fino a un massimo del 20 per cento del loro costo. Da luglio il sovrapprezzo sparirà completamente. Stesso discorso per i vini europei, da quelli italiani a quelli francesi, passando per gli spagnoli, i tedeschi e i greci. In questo caso le tariffe doganali possono arrivare anche all’11 per cento del costo, con possibili sovrapprezzi a seconda della provincia canadese in cui il vino viene rivenduto. Anche in questo caso da luglio non vi sarà più alcun tipo di costo aggiuntivo.
Discorso diverso per le automobili made in Ue. In questo caso assisteremo all’eliminazione della tariffa doganale del 6,1 per cento, ma il taglio sarà graduale e spalmato in sette anni.  
Saranno tolte immediatamente, invece, le tariffe su numerosi prodotti che arrivano direttamente dall’Italia. La ceramica, ad esempio, fino a questo momento subiva un sovrapprezzo dell’8 per cento, mentre i prodotti in vetro del 6,5 per cento. Costi extra che spariranno a partire da luglio. 
Scompaiono poi le tariffe su un’infinità di prodotti alimentari in arrivo dall’Unione europea. È il caso del caffè - prevalentemente italiano - e il tè, che alla frontiera subivano un rincaro del 3 per cento, della frutta - che ha tariffe doganali fino al 14,5 per cento - e della verdura, dove invece il rincaro automatico alla dogana poteva arrivare fino 10,31 dollari al chilo a seconda del prodotto specifico.
Stesso discorso per il pesce pescato nel Mediterraneo, sul quale gravava una tariffa doganale fino al 5 per cento, mentre meritano un discorso a parte la carne, i latticini e i formaggi, per i quali sono state stabilite determinate quote di entrata che ne limiteranno l’import-export almeno in parte. 
In ogni caso, per quei prodotti che potranno circolare liberamente, vi sarà un abbattimento dei costi colossale: la carne europea, infatti, poteva subire tariffe doganali fino al 249 per cento del suo costo reale mentre i latticini, il miele e le uova arrivavano al 313 per cento. 
Saranno tagliati immediatamente i balzelli che pesano sui prodotti in plastica (ora fino al 6,5 per cento), quelli in gomma (fino a 15,5 per cento) e quelli in legno (fino al 9,5 per cento). 
Via anche le tariffe sugli articoli in pelle come borse e vestiti in arrivo dall’Ue (ora fino al 15,5 per cento), così come i prodotti in cotone (fino all’8 per cento). Dovrebbero quindi scendere anche i prezzi relativi ai capi d’abbigliamento, sui quali pesa oggi una tariffa fino al 18 per cento, e quelli dei tappetti (fino al 14 per cento).
A partire da luglio, quindi, diremo addio alle tariffe doganali imposte sugli orologi in arrivo dall’Ue (ora al 14 per cento), sulle camere da letto e i mobili (ora al 15,5 per cento), sui giocattoli (fino all’8 per cento) e sugli oggetti artistici e da collezione (fino al 7 per cento). 
TORONTO - Scrivo da cittadino italo-canadese e costituzionalista che ha dedicato la sua vita professionale a proteggere la Costituzione canadese e i diritti che ne conseguono, indignato da ciò che il governo dell’Ontario sta permettendo che accada, nell’inadempienza ai suoi doveri, per il Columbus Centre e “Casa Italia” (il Consolato italiano tra Dundas e Beverly Street) a Toronto. E mentre io cerco di svolgere i miei compiti in quanto avvocato molto impegnato, il telefono non smette di squillare riguardo a queste due problematiche.
 
TORONTO - Si continua a discutere di Columbus Centre e Casa Italia. Ad arricchire il dibattito è questa volta una lettera aperta scritta dal noto
costituzionalista italocanadese Rocco Galati a Eleanor McMahon, ministro provinciale del Turismo, della Cultura e dello Sport.

TORONTO - È stato un grande successo l’evento Canada-Italy Day on the Hill tenutosi martedì sera al Sir John A. MacDonald Building di Ottawa. La serata è stata organizzata dal presidente del Canada-Italy Inter-Parliamentary Group, Francesco Sorbara. All’evento hanno preso parte centinaia di persone, tra le quali anche il nuovo ambasciatore italiano in Canada, Claudio Taffuri. Quella di martedì sera è stata la seconda edizione dell’evento.

Alcune immagini dell’evento. In alto, l’intervento del deputato di Vaughan Woodbridge, Francesco Sorbara. A sinistra, Dan Montesano di Lido Construction, il sottosegretario David Lametti e Sam Primucci di Pizza Nova