Corriere Canadese

Partire vs to leave

Johnny L. Bertolio
 
Toronto - Partire è un po’ morire, recita un antico adagio. “Partire” per un lungo viaggio, ovviamente, prima di quello definitivo. La scritta “partenze” (departures) campeggia sui cartelli verso e in aeroporto e se qualcuno dice “sto per partire” immediatamente viene da chiedergli: “per dove?”. In inglese, il verbo corrispondente sarebbe “to leave”, che però è impiegato quando, semplicemente, si deve andare via da un posto: e non solo per una vacanza.
“To leave” traduce, inoltre, l’italiano “lasciare” e in effetti se, quando si va via, si abbandona uno spazio o un consesso, non è del tutto scorretto dire: “lascio l’aula”, “lascio l’assemblea” etc. È solo questione di parlare in modo naturale: meglio allora ricorrere ad “andare via” o, se si “parte” per la prima volta da un punto per arrivare a un altro, “avviarsi”. 
Quando per esempio dobbiamo passare a prendere un amico in auto, possiamo dire: “Mi avvio alle 4: sarò da te per le 5”. 
E se qualcuno chiede: “Sei partito?”, ci si deve intendere tra lettera (“partito per un viaggio”) e traslato (“partito di testa”): il significato metaforico è impietoso e metterebbe in dubbio l’integrità mentale della persona.