Corriere Canadese

 
TORONTO - Oltre 21mila residenti hanno rinunciato volontariamente allo status di Permanent Resident canadese negli ultimi due anni.
Per i profani, questo vuol dire che, nonostante le difficoltà che gli immigrati riescono a superare per entrare in Canada, alcuni poi decidono di non andare avanti per l’ottenimento della cittadinanza. Inoltre, per evitare qualsiasi possibile confusione con il loro Paese di origine, decidono di rinunciare formalmente ad ogni legame con il Canada. Questo, secondo Richard Kurland, un rinomato avvocato dell’immigrazione di Vancouver, il cui blog è seguito dal Vancouver Sun ed è citato dalla Montreal Gazette nell’edizione del 7 marzo.
Ovviamente è un loro diritto. Nessuno è obbligata a rimanere in Canada una volta arrivato, nonostante il continuo ritornello che ripetiamo continuamente sul fatto che “il Canada è il miglior Paese del mondo”.
È offensivo all’orgoglio per un immigrato come me che altri non condividano lo stesso fiero attaccamento al Paese che amo e che ho aiutato a costruire. 
Ma il numero di quelli che usano il Canada come semplice tappa di passaggio è evidentemente molto più alto dei 21mila che legalmente annullano ogni tipo di relazione con la nostra patria adottata  
Numerosi think tank (come l’Asia Pacific Foundation), e anche il dipartimento di ricerca pubblico della Cia, individuano il tasso di ritenzione di chi è stato ammesso in Canada tra il 55% e il 60%. 
Non è difficile vedere che, data la prossimità del Canada agli Stati Uniti, alcuni immigrati si avventurano al di là dei confini canadesi in cerca di opportunità più appaganti.
Politiche migratorie che siano davvero ponderate devono, comunque, concentrarsi sulla permanenza-ritenzione. In quale altro modo puo’ un Paese costruirsi un futuro?
E se le statistiche appena menzionate possono cogliere di sorpresa qualcuno, almeno queste mostrano che i governi non possono inventarsi politiche nel vuoto. Hanno bisogno di partner che forniscano dati reali sui bisogni economici e sulle condizioni sociali per una integrazione di successo.
Questo vuol dire posti di lavoro e reti di sostegno per i nuovi arrivati dentro il nostro ambiente. Ma deve anche voler dire la disponibilità di persone inpadronite delle abilità richieste e col desiderio di esercitarle qui. Non è che arrivano qua all’improvviso come una manna dal cielo.
O forse si’? Il voto sulla Brexit sta rendendo la permanenza di migliaia di europei (soprattutto dall’Italia, dalla Polonia e dal Portogallo) in Inghilterra alquanto precaria. 250mila italiani nei settori dell’edilizia e della ristorazione, che si sono trasferiti in Inghilterra negli ultimi 10 anni, a causa dei requisiti linguistici discriminatori del Canada che ci hanno rimosso dalla loro lista di opzioni, adesso potrebbero trasferirsi di nuovo.
Quei due settori dell’economia stanno già soffrendo a causa della mancanza di lavoratori. Un documento reso disponibile al Corriere Canadese da un dirigente sindacalista il 2 marzo, elenca otto progetti non governativi per le infrastrutture, a vari livelli di sviluppo, che arriveranno sul mercato quest’anno.
Valore totale: 10,145 miliardi di dollari. Posti di lavoro diretti potenziali: 14,000. Questo si va a sommare alla crescente domanda generata dalle attuali dinamiche economiche. Non prende in considerazione l’impatto dei progetti sulle infrastrutture dalla parte dei governi federale e provinciale che potrebbero essere annunciati nei prossimi budget.
Un manager del sopraindicato  sindacato ha detto al Corriere: “Dove dobbiamo andare a prendere i lavoratori? Gli appaltatori si stanno gia’ litigando lo staff degli uni e degli altri - alcuni di questi operai hanno il visto scaduto. Gia’ da domani, solo un piccolo numero dei nostri subappaltatori può assorbire tranquillamente 3mila nuovi lavoratori in piu’.”
Dove reclutarli? Una analisi piu’ appofondita sui fattori dell’immigrazione potrebbe essere d’aiuto. Il Sud Italia, ad esempio, a lungo fornitore di immigrati stabili in Canada, sta attraversando un periodo di elevati livelli di disoccupazione - 55% tra i Millenial istruiti e addestrati.
Questi hanno amici e famiglie nella comunità italiana numericamente impressionante da 800mila persone. Gli appaltatori e i ristoratori stanno premendo con le autorità per reclutarli... a migliaia, per i posti di lavoro che devono essere riempiti.
È interessante ciò che dice il Branch Ricerca della Biblioteca del Parlamento riguardo l’immigrazione italiana del dopoguerra: il 90 per cento degli immigrati arrivò con una sponsorizzazione familiare o lavorativa, e il 97 per cento rimase in Canada in via permanente.
Eppure, la statistica più recente sull’immigrazione mostra che il Canada ha fatto arrivare in Ontario solo 80 italiani attraverso il suo programma Express Entry.
Perché questa disconnessione?
 

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Joseph Volpe

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