Corriere Canadese

TORONTO - Il Canada sulle politiche migratorie andrà avanti per la propria strada. E questo, nonostante la mezza vittoria di Donald Trump in seguito alla sentenza della Corte Suprema di lunedì che in sostanza ha approvata una versione ridotta del travel ban voluto dall’inquilino della Casa Bianca nei confronti dei visitatori di sei Paesi a prevalenza musulmana. La conferma della posizione del governo canadese è arrivata ieri durante una conferenza stampa nella quale il primo ministro Justin Trudeau ha ribadito la volontà dell’esecutivo di scommettere su una politica dell’immigrazione aperta e inclusiva, a differenza delle chiusure che si stanno sviluppando a sud del confine dopo la vittoria del magnate newyorchese alle elezioni del 2016. “Continuerò - ha dichiarato ai giornalisti - a promuovere una politica dell’immigrazione aperta sul palcoscenico internazionale”.
Il primo ministro ha confermato che nelle ultime settimane i funzionari del governo che si occupano di immigrazione sono stati impegnati in “numerose conversazioni con la controparte americana”, in particolare riguardo la necessità di proteggere i diritti dei canadesi alla luce delle decisioni che sono state assunte negli Stati Uniti e che hanno creato timore e paure ai confini. “I canadesi - ha continuato Trudeau - sono stati molto chiari su come il nostro Paese vede e considera l’immigrazione: si tratta di un elemento positivo e sappiamo che non vogliamo certo compromettere la sicurezza per costruire comunità più forti e più resilienti”.
Si tratta, ha fatto capire il primo ministro, di una questione di valori che devono essere difesi e tutelati di fronte alla minaccia della possibile discriminazione solamente per la provenienza geografica o per il credo religioso di chi arriva nel nostro Paese. 
“Continuerò - ha sottolineato - a sostenere i valori canadesi e il successo canadese ottenuto grazie al nostro sistema dell’immigrazione come ho sempre fatto, che sia a Washington come ad Amburgo la prossima settimana (per il vertice G20, ndr) o in qualsiasi altra parte del mondo”.
Da lunedì negli Stati Uniti è di fatto ripartita la polemica provocata dai provvedimenti restrittivi voluti da Trump che erano stati sospesi nei mesi scorsi. La Corte Suprema emetterà una sentenza definitiva solamente a ottobre. Nel frattempo, tuttavia, il massimo tribunale americano ha sostanzialmente dato il via libera a una versione ridotta del bando voluto dal presidente Usa. 
In pratica viene concessa grande discrezionalità alle guardie americane di frontiera nei confronti dei visitatori in arrivo dalla Libia, dall’Iran, dalla Somalia, dallo Yemen, dal Sudan e dalla Siria, che potrebbero essere respinti se non fossero provvisti - hanno detto i giudici - “di una prova credibile di relazione in buona fede con una persona o una entità negli Stati Uniti”. 
Il Canada, ha continuato Trudeau, non potrà mai adottare un provvedimento simile, perché i valori di base che lo motivano non rispecchiano quelli dell’inclusività e dell’apertura della società canadese.
“I canadesi - ha ribadito il primo ministro - arrivano da ogni angolo del mondo, parlano due lingue ufficiali oltre ad altre centinaia, praticano moltissimi credi religiosi e rappresentano molte culture. Il multiculturalismo è il cuore dell’heritage canadese e della sua identità e come canadesi riconosciamo che sono proprio le nostre differenze a renderci ancora più forti. La tradizione del multiculturalismo canadese ha rappresentato nuove prospettive e nuove risposte a vecchi problemi”.
Le parole di Trudeau arrivano proprio mentre il Canada si scopre un po’ più anti-americano. Secondo un sondaggio della Pew Research, infatti, il livello di antipatia provato dai canadesi verso gli Stati Uniti non è mai stato così alto negli ultimi 35 anni. Stando all’indagine statistica, il 43 per cento dei canadesi vede di buon occhio gli States, contro un 51 per cento che invece ha un’opinione negativa. Ed è facile immaginare che l’avvento al potere dell’amministrazione Trump possa avere avuto un peso in questa percezione. Nell’ultimo anno di presidenza Obama, il 65 per cento dei canadesi aveva un’opinione positiva dell’America. Insomma, altri tempi davvero...

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Francesco Veronesi

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