Corriere Canadese

TORONTO - Hanno dato tutto, ma non è bastato e sono usciti a testa alta, altissima. Ed hanno dimostrato che c’è la base per tornare stabilmente al tavolo dei grandi. I Golden Boys in biancoblù al primo impatto con il playoff si sono comportati come pochi credevano potessero fare, lasciando sul ghiaccio sangue, sudore, lacrime e i segni della loro futura grandezza. 
Ora potranno crescere, individualmente e come squadra, sapendo di avere legittime chance per il salto di qualità. 
Pensate, nel campionato 2015-16 chiusero la stagione regolare all’ultimissimo posto. Ora sono arrivati  ad un pelo dall’eliminare la squadra che in campionato ha fatto più punti di tutti, il Washington.
 Naturalmente i meriti di questa crescita vanno a Mike Babcock, che i Leafs hanno arricchito con un supercontratto di sette anni a 6.25 milioni di dollari Usa annui. 
Ma per il coach canadese il difficile viene adesso. Potenziare la quadra con elementi di qualità è un must, un passaggio obbligato per il club più ricco dell’intero pianeta NHL, America inclusa.
I Leafs hanno perso la sesta partita, e la serie, in overtime, per un gol. Per cinque delle sei partite sono stati necessari i supplementari. La differenza a favore dei Trump boys è stata la leggera superiorità nella qualità della rosa. E la maggiore esperienza, unita alla voglia matta di mettere fine al filotto negativo di uscite al primo turno.
La sesta partita ha visto una superba prestazione del portiere Frederik Andersen. Il goalie nato nella terra di Vichinghi (Danimarca) ha sempre giocato bene in questo playoff, ma nella sesta partita si è superato, dimostrando di avere, anche lui, le capacità per diventare un portiere paratutto senza in squadra va mai molto lontano.
Andersen è stato vittimizzato dalla sfortuna nella tripla carambola del disco in occasione della rete dell’1-1 che ha neutralizzato il vantaggio siglato cinque minuti prima dal migliore dei golden boy torontini, Matthews. Dopo il vantaggio i Leafs hanno avuto anche la chance di raddoppiare quando Railly ha colpito il l’incrocio dei pali.
La sorte dei Leafs l’ha poi decisa dopo circa sette minuti di overtime quel Marcus Johansson che già aveva “fluccato” la rete dell’1-1.
Mentre i Leafs vanno a radersi, il Washington porta le sue facce barbute al confronto con il Pittsburgh. L’anno scorso i Penguins eliminarono i Capitals in sei partite, poi andarono a vincere la Stanley Cup.
 

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Nicola Sparano

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