Corriere Canadese

Toronto - C’è stato un tempo in cui l’emigrazione italiana, pur motivata dalla ricerca di migliori opportunità lavorative, fu allo stesso tempo scossa da un vivace dibattito ideologico. Negli anni Venti e Trenta, mentre in Italia imperversava il regime mussoliniano e l’Europa si preparava a un nuovo conflitto, molti friulani trovarono all’estero il terreno fertile per maturare le proprie idee antifasciste. Se la Francia ispirò socialisti e comunisti, e Argentina e Paraguay gli anarchici, anche il Canada ebbe un suo ruolo.
E proprio per mettere in luce il contributo di questi emigrati l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione organizza varie iniziative: alla fine di giugno, a Rivolto (Udine) si è tenuta una serata di studi a cui ha partecipato Olga Zorzi Pugliese, professoressa emerita dell’Università di Toronto. L’occasione è stata la presentazione di un volume della rivista “Storia contemporanea in Friuli” interamente dedicato all’antifascismo tra i friulani emigrati in tutto il mondo.
Mentre nel 1940 l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania indusse i governi alleati a una presa di posizione netta contro i simpatizzanti del fascismo e di Mussolini (in Canada centinaia di italo-canadesi furono internati), nel periodo precedente erano stati soprattutto comunisti e anarchici a essere avvertiti come una minaccia per l’ordine costituito: basti pensare al celebre caso giudiziario di Sacco e Vanzetti negli Stati Uniti.
Come spiega la professoressa Pugliese, in Canada gli anarchici erano sorvegliati sia dalla polizia locale sia dalle autorità italiane, pronte a organizzare vendette nei confronti dei parenti in Italia. 
Mancano purtroppo dati e documenti sull’attività di tali gruppi e per questo Pugliese sta raccogliendo materiale in vista di una nuova pubblicazione. 
Per il Canada spicca il nome di un friulano capo del movimento anarchico, si può dire, dell’intero Paese: Attilio Bortolotti, originario di Codroipo, in provincia di Udine.
L’anarchico Bortolotti si trasferì a Windsor, sede di una fiorente industria automobilistica e di un Circolo di cultura, e poi a Toronto, dove era stato fondato anche un consesso socialista, il Circolo Mazzini. Quindicesimo di ben diciotto figli, Bortolotti proveniva da una famiglia di muratori e divenne meccanico e tornitore esperto. Dopo essersi rifiutato di entrare in seminario, come avrebbe desiderato il padre, e di partecipare al servizio militare, il sedicenne Bortolotti partì per il Nord America nel 1920, lavorando tra Windsor e Detroit. 
Dopo molte traversie dovute al suo impegno sindacale e antifascista, l’anarchico si trasferì a Toronto e vi frequentò esponenti socialisti e comunisti, di cui tuttavia non tollerava i metodi decisionisti.
Fondò il giornale “Il libertario” e, supplendo in biblioteca alla sua carente formazione scolastica, si costruì da autodidatta una propria teoria politica. I venti di guerra, però, non risparmiarono Bortolotti: nel settembre del ’39 fu arrestato dalla polizia canadese nella sua casa di Gladstone Avenue con altri quattro sospetti e solo grazie agli uffici dell’anarchica russa Emma Goldman ottenne la liberà su cauzione. Visto che nessuno voleva più assumerlo, Bortolotti fondò le Bartell Industries, i cui profitti erano destinati a varie cause e istituzioni internazionali.
Sempre a Toronto visse e operò un altro antifascista friulano, di orientamento comunista: Beniamino Bottos, nato a Corva, presso Azzano Decimo (Pordenone). Boscaiolo, terrazziere, impresario edile e sempre sindacalista, Bottos si impegnò attivamente nella Famee Furlane fino al ’46 e partecipò alle attività di altri gruppi comunisti canadesi.
Bortolotti e Bottos sono solo due dei molti emigrati italiani che in Canada alimentarono le proprie convinzioni antifasciste: la collaborazione con giornali e riviste, l’associazionismo, l’organizzazione di sindacati dei lavoratori accomunarono le esperienze e i pur diversi orientamenti di questi uomini di modesta formazione e ancor più modeste origini, che tuttavia dimostrarono una sensibilità politica e una maturità intellettuale che sta ora emergendo in tutta la sua vivacità.