Corriere Canadese

TORONTO - Mentre tutto tace su possibili nuove pubblicazioni, forse anche per la recente “inchiesta” che ne avrebbe svelato l’identità, il fenomeno Elena Ferrante dalla penna passa alla cinepresa. Sono infatti in fase di realizzazione ben due opere dedicate alla scrittrice napoletana che, con il suo nome di copertura, si è imposta nel mondo.
Il primo lavoro in corso è una serie tv diretta da Saverio Costanzo per i colossi Rai e HBO e prodotta da Fandango: si tratta della versione televisiva basata sulla tetralogia dell’“Amica geniale”, la storia di un’amicizia a cui fa da teatro Napoli dalla fine del secondo dopoguerra ai giorni nostri; una storia “realistica”, tiene a precisare Elena Ferrante, non una favola per bambini.
Pur non partecipando direttamente alla scrittura della sceneggiatura, affidata a Francesco Piccolo e Laura Paolucci, l’autrice è in contatto costante con il regista via e-mail (chissà se sarà riuscita ad aggiudicarsi un elena.ferrante@...). E in occasione dell’inizio delle riprese Ferrante è tornata a parlare (si fa per dire) in un’intervista pubblicata sul New York Times: si è soffermata in particolare sull’immagine di Napoli, al centro di un’altra serie televisiva di successo, la potentissima Gomorra, ovvero altre storie, altri quartieri, che nelle opere della scrittrice fanno solo capolino (attraverso i fratelli Solara).
“Le città”, scrive oggi Ferrante, “non hanno una energia propria. Questa gli viene dalla densità della loro storia, dal potere della loro letteratura e della loro arte, dalla ricchezza emotiva degli eventi umani che vi accadono”. Il racconto televisivo, questo è il suo auspicio, “mescolerà insieme emozioni autentiche, sentimenti complessi e persino contraddittori”.
Sulla scia del fenomeno letterario è in produzione anche un documentario internazionale, dal titolo Ferrante Fever, scritto e diretto da Giacomo Durzi. Iniziato a New York, il docu-film toccherà le località con cui ormai i lettori si sentono familiari (su tutte, il rione Luzzatti di Napoli, dove nascono e crescono le protagoniste dell’“Amica geniale”) e che probabilmente si comincerà a visitare come si visitano i luoghi manzoniani in Lombardia.
Il nome della Ferrante fa discutere anche il mondo universitario, che guarda non sempre con favore all’inserimento dei suoi libri nei programmi dei corsi. La critica letteraria è divisa, specialmente sulla tetralogia, visto che, dei lavori precedenti, pochi mettono in discussione l’efficacia, stilistica e narrativa, dell’Amore molesto, prima opera ferrantiana, risalente al 1992.
Un lettore attrezzato, quando apre un libro di Elena Ferrante, vive una lacerazione: da un lato, è trascinato dalla trama degli eventi, dalla potenza di certe immagini, dai pensieri delle protagoniste che scorrono senza filtri a mo’ di flusso di coscienza; dall’altro, avverte una specie di necessità di distacco, l’esigenza di non cadere nella trappola delle categorie contemporanee, dei luoghi comuni, della retorica delle facili emozioni. Ma poi, come per tutte le grandi saghe e i grandi romanzi della letteratura (“grandi” anche per dimensioni), da Tolstoj a Harry Potter, l’impulso a trovare nel racconto un riflesso della propria vita, che, letto sulle pagine, sappia renderla meno dozzinale e più sopportabile, trionfa. 
Di questo e dei film già realizzati parlerà Franco Gallippi nella seconda di due lezioni dedicate alla scrittrice: “Le opere di Elena Ferrante al cinema”.
(9 giugno, ore 10 AM, Istituto 
italiano di cultura, 496 Huron Street, Toronto. Per info e prenotazioni: www.iictoronto.esteri.it)